Sir Keir Starmer è sempre più solo. Le rivelazioni esplosive del Guardian sul caso Epstein-Mandelson hanno condotto il premier inglese nell’angolo e a dimissioni sempre più vicine. l nocciolo della questione è devastante per il premier: Mandelson ha ottenuto il ruolo chiave a Washington nonostante avesse fallito i controlli di sicurezza avanzati effettuati dai servizi segreti. L’inchiesta del Guardian ha infatti rivelato che il 28 gennaio 2025, l’unità UK Security Vetting (Uksv) negò formalmente l’autorizzazione a Mandelson. Eppure, il 30 gennaio, il Foreign Office disse a Mandelson che il nullaosta era «confermato». Qualcuno, in quelle 48 ore, aveva deciso di scavalcare i servizi. Starmer giura di non averne saputo nulla. «Furioso», riporta il Telegraph, per essere stato tenuto all’oscuro. Ma a Londra nessuno ci crede.
Caos politico nel Regno Unito, Starmer verso le dimissioni
La reazione di Downing Street è stata quella di cercare un capro espiatorio. Sir Olly Robbins, potente segretario permanente del Foreign Office, è stato costretto alle dimissioni. Ma potrebbe non bastare. I Verdi d’Inghilterra e Galles, in ascesa nei sondaggi, hanno dato a Starmer un ultimatum: «Le sue dimissioni entro sera». Zack Polanski, leader del partito, ha tuonato: «L’etica e la moralità sono in gioco. Qualsiasi altro esito sarebbe ridere in faccia al Paese».
E mentre l’ala sinistra del partito affila i coltelli, l’opposizione conservatrice e i LibDem puntano dritti al cuore. Sir Ed Davey chiede l’intervento del Comitato per i Privilegi della Camera, lo stesso strumento che costrinse Boris Johnson a dimettersi per il caso Partygate. Se Starmer ha mentito alla Camera dichiarando che Mandelson aveva superato i controlli, la forca costituzionale è pronta.
Perché il premier è nei guai
Per capire l’abisso in cui è caduto Starmer, bisogna fare un passo indietro e ricordare chi è Peter Mandelson. Il “Principe delle Tenebre” del New Labour, artefice delle vittorie di Blair e Brown, era stato richiamato in servizio proprio da Starmer per gestire i delicati rapporti con l’amministrazione Usa e con l’amministrazione Trump. Ma lo stretto rapporto tra Mandelson e Jeffrey Epstein, il magnate condannato per reati sessuali, non era un segreto. Eppure, perfettamente consapevole di tale legame, il premier laburista ignorò le raccomandazioni del team etico del Cabinet Office. Ora, la rivelazione che anche i servizi di sicurezza lo «bocciarono» rende la vicenda ancora più grave e politicamente irrisolvibile.
Chi ha preso la decisione di annullare il veto dell’Uksv? Non lo sa Yvette Cooper, il ministro degli Esteri, che avrebbe scoperto il misfatto solo giovedì leggendo il giornale. Non lo sapeva l’allora capo di gabinetto Morgan McSweeney (dimessosi a febbraio). La versione ufficiale è che sia stato un errore dei funzionari. Ma in un sistema dove il Premier nomina l’ambasciatore, è politicamente ridicolo pensare che Starmer non ne fosse al corrente.
Lo scandalo che ha travolto Mandelson e rischia di affossare Starmer
Lo scorso febbraio, la Polizia Metropolitana di Londra ha avviato un’indagine penale nei confronti di Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, accusato di cattiva condotta in carica e di aver passato informazioni governative riservate al condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein. L’annuncio dell’indagine è arrivato lo stesso giorno in cui Mandelson ha rassegnato le dimissioni dal suo seggio nella House of Lords, la seconda camera non eletta del Parlamento britannico.
Nel settembre 2025 era stato già rimosso dall’incarico di ambasciatore a Washington quando era emersa la profondità della sua amicizia con Epstein. Nel febbraio di quest’anno, documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia americano mostrerebbero che nel 2009, mentre lavorava al centro del governo laburista, Mandelson avrebbe segretamente trasmesso a Epstein informazioni finanziarie e politiche sensibili. In un’occasione inviò al finanziere un documento confidenziale destinato al primo ministro sulla possibile vendita di asset pubblici. Altre email rivelano che Mandelson discusse con Epstein le strategie per contrastare la tassa sui bonus dei banchieri dopo la crisi finanziaria, arrivando a suggerire che il Ceo di JP Morgan, Jamie Dimon, chiamasse il Cancelliere dello Scacchiere «un’altra volta» e lo «minacciasse leggermente». Nel maggio 2010 avrebbe inoltre anticipato a Epstein l’accordo su un bailout da 500 miliardi di euro per la crisi dell’eurozona.
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