Il caso Epstein continua a tenere banco in America e questa volta è il nome di una potente coppia politica a finire al centro della vicenda: i Clinton. Bill e Hillary, rispettivamente 42esimo presidente e 67esimo segretario di Stato, non si sono presentati in commissione di Vigilanza al Congresso per rispondere dei loro rapporti con Jeffrey Epstein, il miliardario pedofilo morto in carcere nel 2019. I due coniugi avevano ricevuto due mandati di comparizione, ma hanno preferito aprire un braccio di ferro con il presidente repubblicano del comitato James Comer, accusandolo di persecuzione politica. La mossa degli ex inquilini della Casa Bianca, però, non è priva di conseguenze: ignorare un mandato di comparizione congressuale è un reato che può comportare persino la carcerazione.
Le barricate dei Clinton e la battaglia per avvocati
Il 13 gennaio Bill Clinton era atteso in udienza a Capitol Hill, mentre il giorno successivo sarebbe stato il turno di sua moglie Hillary. James Comer, però, anziché trovarsi davanti la fu coppia presidenziale, si è trovato sulla scrivania una lettera di otto pagine firmata da entrambi , in cui spiegavano perché avrebbero ignorato le sue disposizioni. Il documento – reso pubblico dal New York Times – a molti è sembrato il principio di un’escalation politica se si legge quanto scritto nero su bianco: “Siamo certi che qualsiasi persona ragionevole, dentro o fuori dal Congresso, capirà, in base a tutto ciò che pubblicheremo, che ciò che state facendo è cercare di punire coloro che considerate vostri nemici e di proteggere coloro che ritenete vostri amici”. Un’accusa, neanche troppo velata, di politicizzazione dell’inchiesta sulle attività losche di Epstein secondo cui si vorrebbe spostare l’attenzione dai rapporti tra Donald Trump e il defunto miliardario, contro cui i democratici invece puntano il dito. Nella lettera, si può anche leggere che le citazioni firmate da Comer sarebbero invalide e inapplicabili in quanto i due coniugi avrebbero già condiviso due dichiarazioni giurate mediante cui avrebbero spiegato la natura delle frequentazioni con Epstein, e di non essere in possesso di nessun’altra informazione rilevante.
In realtà, la missiva dei Clinton non è propriamente stato un fulmine nel ciel sereno sopra Capitol Hill. Tramite un loro avvocato di lunga data, David E. Kendall, si preparavano già da tempo a dare del filo da torcere alla commissione di Vigilanza inviando, nei mesi precedenti, lettere mediante cui si invitava Comer a ritrattare le citazioni in giudizio poiché finalizzate a mettere in imbarazzo un ex Presidente e un’ex first lady per pregiudizio politico. La famiglia democratica più potente d’America si prepara ad affilare le armi come lascia trasparire dalla missiva: “Ogni persona deve decidere quando ne ha abbastanza ed è pronta a lottare per questo Paese, i suoi principi e il suo popolo, a prescindere dalle conseguenze. Per noi, quel momento è arrivato”. Attenzione, però, perché anche dall’altra parte della barricata sono sul piede di guerra.
Le conseguenze penali, le ragioni dei repubblicani
A meno di 24 ore dalla pubblicazione della missiva, James Comer ha reso noto ai media che la commissione da lui presieduta sta già valutando l’ipotesi di indagine per oltraggio al Congresso a carico dei Clinton. Chiunque disobbedisca a una citazione in giudizio del Congresso è sanzionabile con una multa fino a 100 mila dollari e un anno di carcere; tutto ciò, però, non è un semplice automatismo. L’avvio dell’inchiesta dovrà essere votato dalla commissione di Vigilanza prima, dalla Camera dei Rappresentanti dopo, per poi passare al vaglio del dipartimento di Giustizia.
Comer, in conferenza stampa, ha voluto puntualizzare perché Bill e Hillary Clinton fossero stati convocati: “Jeffrey Epstein ha visitato la Casa Bianca 17 volte durante la presidenza di Bill Clinton. Nessuno accusa Bill Clinton di alcun illecito. Abbiamo solo delle domande”. I repubblicani del comitato vogliono mettere sotto la lente d’ingrandimento le frequentazioni tra l’ex presidente e il finanziere che, come dimostrato da alcuni reperti documentali pubblicati sia in passato che più di recente, sarebbero proseguite anche dopo la fine degli anni alla Casa Bianca. Stando alle pubblicazioni dei registri di volo del Boeing 727 di proprietà del magnate – soprannominato “Lolita Express” in quanto dotato di un letto su cui i passeggeri avrebebro potuto fare sesso con ragazze minorenni – Bill Clinton sarebbe salito a bordo del mezzo svariate volte.
La portavoce dell’ex Presidente, Angel Urena, ha dichiarato che Clinton ha usufruito del jet per promuovere gli interessi della sua fondazione, sempre in compagnia di agenti dei servizi segreti. Il Palm Beach Post, invece, sottolinea che nel 2002 e nel 2003 il 42esimo Presidente si sarebbe recato più volte all’estero senza che dai registri si evinca il motivo o sia indicata la presenza di uomini dell’intelligence.
Epstein avrebbe anche finanziato, negli anni Novanta, la campagna elettorale di Bill per la Casa Bianca e quella di Hillary per il Senato. L’ex first lady ha anche assunto al dipartimento di Stato, negli anni da segretario, Alex Djerassi, ovvero il nipote di Ghislaine Maxwell, compagna del defunto pedofilo, oggi condannata a 20 anni di carcere per adescamento di minori.
Nei prossimi mesi si saprà se il Congresso approverà un’indagine a carico dell’ex coppia presidenziale e se il dipartimento di Giustizia li riterrà dei sorvegliati speciali per il reato di oltraggio. Indubbiamente, l’affaire Epstein – rispetto al quale si attende ancora l’intera pubblicazione dei file – rimane una materia incandescente nel dibattito americano e da cui tutti i personaggi pubblici vogliono dissociarsi, ove mai fossero accostati al circolo di clienti del criminale newyorchese.
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