Anche se l’attacco alla Siria ha monopolizzato gli interessi di Trump negli ultimi giorni, l’attenzione del presidente americano si è concentrata di recente su un altro argomento a lui più vicino, letteralmente. È arrivata infatti quasi alla frontiera del Texas col Messico una carovana di migranti sudamericani in cerca di asilo politico negli Usa.

Questo “caravan”, come viene chiamato dai media statunitensi, era composto inizialmente da circa 1200 persone provenienti soprattutto da Honduras, El Salvador e Guatemala. Al momento si stima che siano ancora circa cento i migranti in viaggio verso la frontiera americana anche se l’attenzione ricevuta ha fatto sì che l’esercito messicano intervenisse fermando buona parte dei partecipanti.

Sono stati proprio i numerosi tweet di Donald Trump a portare alla ribalta la carovana che è stata organizzata dall’associazione Pueblo Sin Fronteras. Da almeno otto anni questo gruppo di volontari programma una lunga marcia che comincia al confine meridionale del Messico durante la settimana di Pasqua. Non a caso in Sudamerica il “caravan” è noto come Via Cruz. Vi prendono parte i cittadini in difficoltà dei paesi più poveri del Centramerica: quello di quest’anno è composto principalmente da honduregni, in fuga dal regime militare instaurato dal presidente Juan Horlando Hernandez.

“Sono dovuta scappare dall’Honduras perché la mia vita era in pericolo – ha detto la migrante Isabel Hernandez alla Cnn – hanno ucciso mio nipote perché non ha pagato il pizzo a delle gang e il governo non fa nulla per proteggerci. Protestare è ancora più rischioso”.

I partecipanti alla carovana hanno camminato per quasi tutto il Messico senza sosta, utilizzando ogni tanto dei passaggi in autobus o su un treno quando disponibili. Proprio il fatto di muoversi all’aperto senza nascondersi troppo come gli anni precedenti ha attirato l’attenzione di Trump.

“Il Messico non sta facendo nulla per fermare questi migranti. Ridono delle nostre leggi sull’immigrazione” e ancora “Altri caravan arriveranno. La nostra Guardia Nazionale non può fare nulla per colpa delle leggi create dai Democratici” ha scritto sul social network il presidente Usa.

I tentativi di superare la frontiera a piedi sono da sempre numerosi, ma mai si era visto un simile flusso di migranti arrivare così unito e compatto. E soprattutto sostenuti da un’associazione che si è detta pronta a lottare ad ogni costo per far entrare i migranti.

“La carovana non si ferma – spiega Alex Mensing, uno dei collaboratori americani di Pueblo Sin Fronteras – la organizziamo per aiutare i rifugiati a stare al sicuro e per non far calare il silenzio sui loro diritti. La polizia messicana ha provato a fermarci all’inizio, ma poi ci ha lasciato stare quando siamo diventati più grandi. Penseremo alla polizia americana quando saremo al confine”. Molte persone del gruppo si sono dette soddisfatte di essere riuscite ad arrivare anche solo in Messico, che in realtà ha leggi severe quanto quelle degli Stati Uniti sull’immigrazione.

Donald Trump aveva provato perfino a diffamare il gruppo twittando di vari stupri che erano avvenuti nella carovana, una circostanza smentita da organizzatori e partecipanti. In verità il presidente è solo preoccupato da questa nuova metodologia di arrivi e sa che i suoi elettori non vogliono altri migranti in terra americana. Come accaduto in Italia ed Europa negli ultimi anni però, anche gli Stati Uniti dovranno fare i conti a breve con numeri sempre più alti di migranti e richiedenti asilo.