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Sono il Canada di Mark Carney e la Germania di Friederich Merz i Paesi più attivi per sostenere l’Ucraina una settimana dopo il summit alla Casa Bianca tra Donald Trump, Volodymyr Zelensky e i leader europei e dopo che la volontà della Russia di porre realisticamente fine alla guerra contro il Paese confinante e l’ipotesi di un bilaterale tra Vladimir Putin e lo stesso Zelensky sembrano farsi sempre più remote.

Kiev e Mosca non trovano un punto di caduta sul negoziato, la Russia intensifica gli attacchi in Ucraina, gli Usa tergiversano sul fornire sostegno all’alleato esteuropeo ed ecco che sono gli alleati della Nato a rafforzare il sostegno e a lavorare per le garanzie di sicurezza per il dopoguerra. L’asse Ottawa-Berlino appare più vivo che mai, sulla scia di una lunga serie di incontri diplomatici.

Il triangolo diplomatico Ottawa-Berlino-Kiev

In particolare, domenica, Carney si è recato a sorpresa a Kiev e ha incontrato Zelensky in occasione dei festeggiamenti per il Giorno dell’Indipendenza. Il premier liberale canadese ha garantito a Kiev un appoggio militare valutato circa 500 milioni di dollari per acquistare munizionamento ed equipaggio e ben 1,5 miliardi di sostegno economico.

Oggi a seguire è arrivato il vicecancelliere e ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, a sua volta in visita non annunciata, il quale, nota Start News Global, “ha sottolineato che la Germania rimane il secondo maggiore sostenitore dell’Ucraina a livello mondiale e il primo in Europa, avendo fornito 50,5 miliardi di euro di aiuti dall’inizio dell’invasione russa del febbraio 2022”. Assieme alla Norvegia, la Germania contribuirà ad acquistare sistemi Patriot per l’antiaerea ucraina, e Oslo e Berlino forniranno congiuntamente i radar della tedesca Hensoldt.

Un duplice incontro che preannuncia la visita di domani di Carney a Berlino, per un bilaterale con Merz volto a saldare quel nuovo asse transatlantico che il Canada intende strutturare non tanto in contrapposizione agli Usa quanto piuttosto per trovare un’alternativa al legame stretto con il vicino meridionale.

Canada e Germania in campo per la sicurezza occidentale

La sicurezza collettiva del campo occidentale e l’appoggio a Kiev sono visti dal Canada come i presupposti strategici per costruire una politica estera più assertiva. Non a caso, la visita di Carney in Ucraina e Germania arriva dopo che alti esponenti del suo governo hanno visitato Finlandia e Svezia per parlare di procurement militare e strategie comuni sull’Artico, altro teatro di competizione dove la pressione russa si fa sentire.

“L’arrivo di Carney a Kiev si aggiunge a una catena storica che collega il Canada alla nazione devastata dalla guerra,   dall’accoglienza dei primi coloni ucraini nel 1891,  al diventare la prima nazione occidentale a riconoscere l’Ucraina come Stato nel dicembre 1991, fino alla missione ormai decennale di Ottawa di guidare l’addestramento dell’esercito ucraino per respingere gli invasori russi”, nota Politico.eu, ricordando il peso significativo della diaspora ucraina in Canada, forte di 1,3 milioni di persone.

Parimenti, per la Germania fissare delle linee rosse circa il sostegno a Kiev serve a blindare la strategia securitaria fondata sul solido potenziamento della deterrenza militare, sulla ricerca di un controbilanciamento di Mosca sul piano delle forze armate e sul maxi-piano di riarmo che da qui al 2041 mobiliterà 355 miliardi di euro di investimenti.

Merz non si fida di Putin e non si fida nemmeno di chi, come il premier ungherese Viktor Orban, in Europa, sembra ridimensionare le necessità del supporto a Kiev e addirittura denuncia ostilità da parte ucraina per gli attacchi delle forze armate di Zelensky alle infrastrutture energetiche che riforniscono anch il Paese magiaro. Per Berlino l’Europa deve alzare l’asticella dell’appoggio a Kiev e farsi garante della deterrenza, con aiuti come il recente pacchetto finanziario da 4 miliardi di euro che rischiano di essere insufficienti senza il fronte militare.

Carney e Merz non credono a un Putin pronto alla pace

I “teoremi” che animano l’asse Carney-Merz sono chiari: in primo luogo, sebbene entrambi elogino a parole l’impegno di Trump per la riappacificazione, i due leader paiono pessimisti sull’esito della negoziazione guidata da Washington. In secondo luogo, sono totalmente allineati sul fatto che Putin non voglia la pace, non alle condizioni che Trump sarebbe disposto a concedere, e dunque ritengono che sia ora la fase critica in cui sostenere Kiev per resistere. Infine, coltivano l’idea di un asse securitario Canada-Europa che può fornire una traiettoria nuova all’Occidente.

Dunque: sostegno a Kiev, ora più che mai, non a prescindere delle trattative, ma proprio nell’ottica di puntellare l’Ucraina e logorare la Russia mentre si cerca di mettere in piedi il tavolo negoziare, per difendere la prima e evitare lo strapotere della seconda per il vantaggio sul campo di battaglia e controbilanciare la percepita unilateralità di molte concessioni americane verso la Russia. Un altro Occidente, rispetto a quello trumpista, proiettato sul disimpegno da Kiev per aver mano libera nell’Indo-Pacifico, il cui impatto sarà da valutare, specie se gli aiuti contribuiranno a stabilizzare la precaria linea del fronte ucraina in vista di una pausa autunnale dei combattimenti a cui Zelensky guarda per veder frenato l’impeto dei russi e capire i propri margini di manovra.

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