La Repubblica di Cipro sta lavorando per avvicinarsi alla NATO con un piano strategico a lungo termine, come dichiarato dal presidente Nicos Christodoulides durante un incontro alla Casa Bianca con il presidente statunitense Joe Biden svoltosi lo scorso 30 ottobre. Quest’iniziativa, che ha ricevuto il sostegno di Washington, mira a consolidare i rapporti di Cipro con la NATO, fino al futuro all’ingresso della Repubblica di Cipro – che occupa la parte meridionale dell’omonima isola – nell’Alleanza Atlantica. Il corrispondente di Kathimerini a Washington sottolinea che Christodoulides ha presentato il piano anche al Segretario generale della NATO Mark Rutte a margine del vertice della Comunità politica europea a Bucarest.
Tre gli obiettivi illustrati dal presidente della Repubblica greco-cipriota a Biden. Il primo è quello ottenere un’esenzione pluriennale dall’embargo sulle armi USA, con il presidente americano che si è formalmente impegnato a sostenere questo cambiamento. Il secondo riguarda l’espansione dei programmi di formazione militare per la Guardia Nazionale cipriota presso accademie statunitensi, per consolidare i legami difensivi bilaterali. Infine, il terzo punto prevede l’ammodernamento delle infrastrutture militari di Cipro agli standard NATO, includendo un possibile ampliamento della base aerea “Andreas Papandreou” per ospitare forze statunitensi in modo permanente.
L’ambasciatore Marsili: “Mossa per mettere in imbarazzo la Turchia”
Una mossa che, tuttavia, incontrerà la dura opposizione della Turchia, secondo esercito della NATO, che non riconosce l’esistenza della Repubblica di Cipro – stato membro dell’Unione europea dal 1º maggio 2004 e riconosciuta dall’ONU – e riconosce altresì la Repubblica Turca di Cipro Nord, entità statale nata de facto, a seguito della proclamazione d’indipendenza del 15 novembre 1983. Come spiega a InsideOver l’ex ambasciatore italiano in Turchia Carlo Marsili, “si tratta di qualcosa che richiede discussioni molto approfondite. Perché, chi entrerebbe nella NATO? Il Governo greco-cipriota o anche la parte turco-cipriota? E, in tal caso, che fine farebbe la parte turco-cipriota?” osserva Marsili.
“Negoziati difficili”
Dato lo stato attuale di Cipro, “dove l’isola è chiaramente divisa in due, con due governi e due autorità diverse, separati da una vera e propria frontiera, la situazione è complessa. È vero che la parte greco-cipriota è riconosciuta dall’Unione Europea e, in generale, dal resto del mondo, mentre la parte turco-cipriota è riconosciuta solo dalla Turchia. Tuttavia, rimane un dato di fatto: l’isola è divisa in due”. La Turchia, spiega Marsili, “che all’interno della NATO ha diritto di veto come ogni altro Paese membro, si opporrà, a mio avviso, a qualsiasi possibilità di ingresso di Cipro nella NATO, almeno finché questo riguarderà solo l’amministrazione greco-cipriota. A meno che l’ingresso non sia il risultato di un lungo processo negoziale e di una serie di concessioni. Tuttavia, al momento, tutto ciò appare estremamente difficile”.
“Se i negoziati sulla riunificazione dell’isola dovessero portare alla creazione di un unico governo accettato da entrambe le parti, allora la situazione cambierebbe, ma fino a oggi non è mai successo, e mi pare estremamente improbabile che accada. Questa, dunque, è chiaramente una mossa per mettere in difficoltà la Turchia” sottolinea l’ambasciatore. Quanto all’Unione europea, afferma Marsili, “non si sforza nemmeno di far dialogare le due parti”.
La visione della Turchia su Cipro
Secondo la Turchia, come esplicitato sul sito del ministero degli esteri di Ankara, la problematica di Cipro trova le sue radici nel “rifiuto persistente della comunità greco-cipriota” di riconoscere la “parità politica e i diritti dei turco-ciprioti”. Nel 1960, la Repubblica di Cipro nacque come uno stato di partenariato tra le due comunità principali, greco-cipriota e turco-cipriota, sancito da trattati internazionali firmati anche dalle potenze garanti: Turchia, Grecia e Regno Unito. Tuttavia, afferma Ankara, “questo equilibrio venne distrutto nel 1963, quando i greco-ciprioti modificarono unilateralmente la costituzione, usando la forza per escludere i turco-ciprioti dagli organi statali e dalle loro stesse abitazioni, in violazione dei diritti umani.
Da quel momento, sostiene Ankara, non esiste più un’amministrazione congiunta in grado di rappresentare legalmente e di fatto entrambe le comunità”. La situazione degenerò ulteriormente con il colpo di stato del 1974, orchestrato dalla giunta greca, che mirava ad annettere l’isola alla Grecia. La Turchia intervenne, in base ai suoi diritti derivanti dal Trattato di Garanzia del 1960, per proteggere i turco-ciprioti e prevenire ulteriori violenze. Dal 1983 i turco-ciprioti I turco-ciprioti hanno un loro stato pienamente funzionante dal 1983, ovvero la Repubblica turca di Cipro del Nord.