Skip to content
Politica

Il capo dei marines sulla Nord Corea: “Pronti a una guerra durissima”

Gli Stati Uniti guardano ai progressi nel dialogo fra le due Coree con scetticismo e con la profonda convinzione che sarà solo una guerra (o la minaccia di una guerra) a far cambiare definitivamente il modo di pensare di Kim...

Gli Stati Uniti guardano ai progressi nel dialogo fra le due Coree con scetticismo e con la profonda convinzione che sarà solo una guerra (o la minaccia di una guerra) a far cambiare definitivamente il modo di pensare di Kim Jong-un. L’assenza di nuovi test missilistici e nucleari, l’interruzione delle esercitazioni congiunte tra Usa e Corea del Sud e il costante impegno della comunità internazionale di far procedere la diplomazia prima delle armi, non sembra che siano considerati fattori di grande rilevanza per il Pentagono. E l’esercito degli Stati Uniti, come ha sottolineato il generale dei marines, Robert Neller, deve prepararsi a un confronto durissimo e particolarmente violento, che non sarà soltanto un insieme di raid aerei e missili lanciai da postazioni lontane. “Sarà una lotta molto molto energica, fisica, violenta su un terreno davvero molto duro e tutti dovranno essere preparati mentalmente”, ha detto il generale comandante dei marines in un incontro al Centro per gli studi strategici e internazionali di Washington. “Quando si addestrano, devono starci con la mente, devono essere (pronti) fisicamente e mentalmente e il loro spirito deve essere sempre temprato e pronto per un conflitto duro che li metterà alla prova oltre qualsiasi cosa abbiano mai fatto nella loro vita, E lo dirò finché sono in questo ufficio perché quello è il mio lavoro”. Infine, concludendo il discorso e riferendosi in particolare alla possibilità di una guerra con l’uso di droni, aerei e senza l’impiego delle truppe di terra – il famoso strike preventivo che tanto è in voga di questi tempi al Pentagono – il generale Neller dimostra di essere molto più pragmatico di alcuni suoi colleghi o di molti politici e membri dello staff della Casa Bianca. La guerra, se ci sarà, non sarà fatta da “un sacco di cose che volano”. Un monito per tutti quelli che pensano la guerra in Corea del Nord possa essere una sorta di missione di un videogioco con il minimo impatto su uomini e mezzi. Il territorio nordcoreano è impervio e sconosciuto a molti e l’esercito nordcoreano ha un numero di soldati e una potenza di fuoco decisamente superiore alla media degli ultimi avversari di Washington.

Il generale Neller non è nuovo a questo genere di discorsi, allarmisti ma molto pragmatici. Già a dicembre durante una visita nella base norvegese di Trondheim aveva dichiarato di sentire l’avvicinarsi di una guerra. “Spero di sbagliarmi, ma sta arrivando una guerra” disse allora il generale. Molti pensavano parlasse della Russia, vista la vicinanza fisica con il fronte baltico, ma c’è chi ha subito visto nello scenario coreano una declinazione fisica di queste parole. E come conferma delle parole del generale sul possibile confronto militare fra le forze Usa e quelle della Corea del Nord, arrivano notizie di continui addestramenti dei militari statunitensi per prepararsi a un eventuale conflitto contro Pyongyang. Il New York Times, recentemente, ha riferito che l’esercito Usa si sta esercitando proprio per far fronte a degli scenari di guerra molto simili a quelli che si potrebbero aprire in Corea. “Il mese scorso a Fort Bragg, nel North Carolina, uno stormo di 48 elicotteri Apache ed elicotteri Chinook è decollato per un’esercitazione che prevedeva lo spostamento di truppe e attrezzature sotto il fuoco dell’artiglieria per assalire alcuni obiettivi” racconta il Nyt nel reportage. “Due giorni dopo, nei cieli sopra il Nevada, 119 soldati dell’82ª Divisione aviotrasportata dell’esercito sono stati paracadutati dagli aerei militari C-17 coperti dall’oscurità in un addestramento che simulava un’invasione all’estero”. Intanto, il mese prossimo, in tutto il territorio degli Stati Uniti più di mille riservisti si eserciteranno “su come organizzare i cosiddetti centri di mobilitazione che trasferiscono velocemente le forze militari all’estero”.





Gli Stati Uniti tendono a esercitarsi continuamente. Molti analisti vedono in queste mosse più l’applicazione di una forma mentis eccessivamente metodica della Difesa Usa più che la reale preparazione di una guerra. Altri, invece, ritengono plausibile che ci si trovi di fronte a una guerra psicologica contro Kim Jong-un per cercare di piegarlo ai desiderata di Washington minacciandolo di una guerra catastrofica. Ma è anche vero che, mentre Mattis e Dunford premono per raggiungere il prima possibile una soluzione diplomatica con la Corea del Nord, sono in molti al Pentagono a guardare a una possibile guerra con Pyongyang l’unico mezzo per mettere la parola fine a ogni crisi con la dinastia Kim. Intanto, proprio durante le Olimpiadi invernali di Pyeongchang, dovrebbero arrivare nuove forze speciali Usa in Corea del Sud. Una mossa che potrebbe voler significare un monito nei confronti di Kim di evitare qualsiasi tipo di esercitazione o mossa durante i Giochi olimpici, ma potrebbe anche essere l’avvio di una nuova stagione di esercitazioni.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.