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Politica

Il nuovo capitolo della crisi ucraina: ora Gazprom chiude i rubinetti a Kiev

La guerra di posizione in Ucraina, che ha anche incarnato le fattezze della guerra per procura tra Occidente e mondo russo, ha toccato un nuovo picco la scorsa settimana, quando Gazprom, la compagnia a partecipazione statale e quasi monopolista dell’approvvigionamento...

La guerra di posizione in Ucraina, che ha anche incarnato le fattezze della guerra per procura tra Occidente e mondo russo, ha toccato un nuovo picco la scorsa settimana, quando Gazprom, la compagnia a partecipazione statale e quasi monopolista dell’approvvigionamento del gas russo in Europa, ha deciso di chiudere i rubinetti all’Ucraina. 

Dal primo marzo, infatti, il colosso russo ha deciso di interrompere le forniture di gas naturale indirizzate alla compagnia nazionale ucraina, Naftogaz, per il mancato rispetto dei termini di rinnovo dell’accordo di fornitura del combustibile fossile. Le voci della stampa occidentale, tuttavia, rivendicano tale reazione alla sentenza di un arbitrato di Stoccolma che ha sentenziato un rimborso di 2,5 miliardi di dollari a vantaggio di Naftogaz da parte di Gazprom. Secondo le dichiarazioni del vice-presidente della compagnia, Aleksander Medvedev, non essendo stato raggiunto un accordo sui termini per il rinnovo del contratto di fornitura, la clausola del precedente accordo prevedeva una sospensione immediata delle forniture già previste e programmate. Gazprom, difatti, ha già provveduto al rimborso della quota versata da Naftogaz, per il gas naturale che dal 1 marzo scorso ha smesso di essere consegnato. 





Chiaramente, l’Unione europea ha sollevato dubbi circa la legittimità della faccenda, anche in vista di un proprio timore di restare senza gas. L’Ucraina, infatti, è il Paese di transito della maggior parte dei gasdotti che fanno giungere il gas in Europa, ragione per la quale entrambe le parti hanno, negli anni, cercato una soluzione per bypassare fisicamente e politicamente la presenza ucraina, con la costruzione dei vari North Stream, Blue Stream, e i progetti intavolati Nabucco e Turkish Stream. L’Europa dipende per una ampissima frazione dal gas proveniente dai giacimenti della Siberia occidentale, dunque la sospensione delle forniture in Ucraina avrebbe potuto costituire un nodo difficile da sbrogliare. Il ministro dell’Energia russo, Aleksander Novak, ha in ogni caso espresso rassicurazione in una conversazione telefonica con Maros Sefcofic, vice presidente della Commissione europea, che tale interruzione del servizio con l’Ucraina non avrebbe inficiato le forniture per l’Europa.

Gazprom ha infatti operato una riduzione del 20% della quantità che transita dai gasdotti ucraini, ovvero la frazione esatta di quello che consumerebbe Kiev. Se dovesse mancare dunque una parte della quantità che spetterebbe all’Europa, sarebbe dunque responsabilità del grande Paese sul Mar Nero. Naftogaz ha quindi ribattuto a tale mossa sostenendo che fosse una strategia da parte della Russia per screditare Kiev agli occhi degli alleati europei. Fatto sta che l’ondata di freddo eccezionale che ha colpito l’Ucraina negli ultimi giorni ha imposto al governo centrale dei provvedimenti urgenti di chiusura di molti uffici pubblici, nonché di scuole ed università, ed ha intimato alle fabbriche di ridurre la produzione per risparmiare energia. 

La diatriba sulle questioni ucraine si rigira sempre intorno alle medesime dichiarazioni politiche che esauriscono il loro effetto nel momento medesimo della loro pronuncia. Le più recenti dichiarazioni sono da attribuire al ministro federale tedesco per gli Affari Esteri, Sigmar Gabriel, che ha espresso ancora una volta l’intenzione della Germania di voler assumere un ruolo attivo nella ricostruzione del Donbass, a patto che vengano implementati gli accordi di Minsk, e che venga ritirata l’artiglieria pesante e la zona sia sminata. 

Poroshenko, prima ancora di queste dichiarazioni, ha rinnovato la sua fiducia verso il nuovo governo tedesco in formazione, confidando nel fatto che il nuovo esecutivo di intesa seguirà la politica di sostegno a Kiev nella lotta politica e militare contro Mosca. L’Ucraina continua ad essere infuocato terreno di scontro, sebbene ormai il conflitto sembra sempre più congelarsi sulle posizioni assunte già dal 2014. 

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