L’Austria non ha un Governo operativo dopo il voto di fine settembre e a guidare il prossimo esecutivo non sarà il cancelliere uscente Karl Nehammer. Il leader di Vienna, esponente del Partito Popolare Austriaco (Ovp) di centro-destra e membro del Partito Popolare Europeo, ha annunciato le dimissioni dal ruolo di primo ministro dopo che sono collassati i negoziati tra il suo partito, i socialdemocratici (Spo) e i liberali di Neos per formare un Governo tripartito capace di subentrare alla coalizione che Nehammer aveva costituito con i Verdi austriaci.
Il nodo centrale della discussione politica era capire come formare un esecutivo capace di lasciare all’opposizione il vincitore delle elezioni politiche, il partito di destra sovranista Fpo. Il Partito delle Libertà Austriaca, formazione pro-austerità, critica delle sanzioni alla Russia, durissima nel contrasto all’immigrazione e a politiche come quelle di stampo ecologista promosse dal governo di Vienna e dalla Commissione Europea, si era affermato con il 29% dei suffragi dopo aver primeggiato alle elezioni europee di giugno. Per la formazione guidata dall’ex ministro dell’Interno Herbert Kickl, la prima vittoria a un voto nazionale era coincisa con la rivendicazione di un ruolo di governo. Ma l’Ovp, complice il suo ruolo di primo piano tra i partiti rappresentati nel Ppe, non ha voluto diventare il junior partner in una coalizione con l’Fpo, ruolo già sperimentato tra il 1999 e il 2002 e tra il 2017 e il 2019, quando Kickl era ministro dell’Interno di Sebastian Kurz.
Nehammer si era affermato in Europa come un falco pro-austerità e aveva imposto una linea dura sui migranti, tanto da garantire a Magnus Brunner, ex ministro delle Finanze, il portafoglio degli Affari Interni nel secondo governo Ue di Ursula von der Leyen. Paradossalmente, pur governando con una formazione liberalprogressista come alleata, l’Ovp si era già spostata molto a destra e su questi due dossier, oltre che sulla comune volontà di non spingere troppo il contrasto alla Russia, i due partiti conservatori avevano un’agenda molto più combaciante di quella dell’Ovp e dei suoi improvvisati partner di negoziazioni. Infatti un accordo non si è trovato e ora il Paese è in crisi politica.
“L’Fpo ha lanciato l’allarme per mesi su questa mostruosità politica della coalizione semaforica perdente basata sul modello tedesco“, ha detto Michael Schnedlitz, segretario generale della destra sovranista austriaca. Cosa succederà ora? La volontà di aggirare l’elefante nella stanza rappresentato da una destra affermatasi alle urne ha portato a un dialogo tra sordi che non ha consentito un accordo di governo. E appare fallace la tentazione di fermare con le mani l’acqua di un consenso di formazioni radicali che non sono più etichettabili solo come “antisistema” ma hanno una base sociale e culturale d’appoggio nelle classi medie e negli abitanti delle province periferiche di molti Stati europei. Il fallimento di Nehrammer dovrà insegnare molto, in particolare a chi in Francia e Germania pensa che il tema dell’ascesa dell’estrema destra possa risolversi solo aggirando i partiti che acquisiscono consenso. Una prospettiva destinata ad apparire fallace.
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