Tre funzionari statunitensi hanno confermato che l’intelligence americana ha già stabilito da tempo un contatto nascosto con la Corea del Nord e che la Cia ha guidato la politica degli Stati Uniti per coinvolgere direttamente Pyongyang. Lo riporta Cbsnews. Dietro queste operazioni, c’era proprio Mike Pompeo, che ha favorito questa modalità di diplomazia sottotraccia, condotta attraverso canali secondari ed eludendo proprio la strategia del Dipartimento di Stato guidato da Rex Tillerson.

Una strategia particolare che potrebbe mettere a repentaglio anche i rapporti con gli altri Stati asiatici coinvolti nella strategia Usa in Asia nordorientale. “Non credo che siamo stati messi da parte”, ha detto il ministro degli Esteri sudcoreano Kang Kyung-Wha a Face the Nation quando gli è stato chiesto se i diplomatici fossero stati aggirati attraverso questo procedimento oscuro dell’intelligence. “Penso che quando stai cercando di creare qualcosa di così importante e che richieda la volontà politica dei leader al massimo livello, devi procedere con cautela”.

Rex Tillerson, estromesso la settimana scorsa dal presidente Donald Trump, aveva a lungo sostenuto un impegno diplomatico ed era stato criticato pubblicamente dal presidente per questo approccio cauto e molto interno ai canoni della diplomazia classica. L’ex guida della politica estera Usa ha sempre voluto incontrare le controparti per discutere di ogni questione, favorendo un dialogo cauto e temprato da un lavoro costante della Segretaria di Stato. 

Ora il suo sostituto Mike Pompeo gli subentrerà dopo aver condotto in silenzio una politica del tutto diversa e dopo aver costruito delle basi nei rapporti con gli Stati esteri basati su un approccio diretto e oscuro. La politica estera degli Stati Uniti cambierà radicalmente. E le basi di questa sostituzione sono state gettate già da molto tempo, quasi a far capire che la sostituzione è stata un processo fisiologico.

“In effetti potrebbe anche accelerare le cose”, ha detto il ministro degli Esteri sudcoreano Kang, interrogato su Pompeo come sostituto di Tillerson alla segreteria di Stato. “Credo che nel lungo periodo avere il signor Pompeo in quella posizione, con la piena fiducia del presidente e dei membri del governo, porti certamente quella connessione diretta con il presidente”. Inoltre, il ministro sudcoreano ha sottolineato che Pompeo è stato per molto tempo in stretto contatto con l’agenzia di intelligence della Corea del Sud.

Insomma, il passaggio di Pompeo dalla direzione della Cia al controllo della politica estera americana indica una centralizzazione del processo decisionale. Trump si sta circondando di persone che hanno le sue stesse idee e che ritengono sia giusto eludere la tradizione diplomatica per avere un approccio assolutamente diverso, diretto e possibilmente oscuro.

L’intelligence che assume la direzione degli Esteri è però è un’arma a doppio taglio. Dal punto di vista teorico, Tillerson era un contrappeso di cautela a una presidenza come quella di Trump generalmente sui generis e a rischio di polarizzazione. La retorica trumpiana è stata spesso mitigata da Tillerson e molte volte l’ex Ceo di ExxonMobil ha mediato con le potenze straniere messe in difficoltà dal dinamismo di The Donald.

Mike Pompeo è un uomo che, come dimostrato dalle ultime notizie, non ha mai fatto troppa attenzione alla correttezza diplomatica. E si sa che lo spionaggio usa armi e tecniche del tutto divergenti, a volte, dai canali diplomatici. È in atto un cambiamento molto importante: le due cose si stanno fondendo. E la Corea del Nord sarà un banco di prova interessante. Avrà ragione la politica oscura di Pompeo o l’approccio meticoloso di Tillerson? Sicuramente, per ora, Trump ha già scelto.

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