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Politica

Canada, vincono i Liberali: Carney l’anti-Trump difende la guida del governo

Vincono i Liberali e, soprattutto, vince Mark Carney, che in poche settimane è riuscito a resuscitare le sorti un partito progressista che sembrava destinato a una grave sconfitta: le elezioni federali nel Paese presidente di turno del G7 premiano il...

Vincono i Liberali e, soprattutto, vince Mark Carney, che in poche settimane è riuscito a resuscitare le sorti un partito progressista che sembrava destinato a una grave sconfitta: le elezioni federali nel Paese presidente di turno del G7 premiano il successore di Justin Trudeau e respingono l’assalto di Pierre Poilievre e del Partito Conservatore, che per la quarta volta di fila dopo i voti del 2015, 2019 e 2021 viene bocciato dagli elettori nella sua corsa al governo. Questa volta la rimonta ha avuto del clamoroso: a gennaio i Liberali erano al 23-25%, venti punti sotto i Tories di Ottawa.

La rimonta dei Liberali

I risultati vedono oggi, invece, il partito di Carney avanti, 42,7% contro il 41,8% dei rivali, dopo aver cavalcato una piattaforma chiara in vista delle elezioni: creare un’alternativa alle pressioni sul Paese da parte del presidente Usa Donald Trump e invertire la narrazione; mettere la partita sul “voto utile” per contrastare i Conservatori, la cui retorica è stata vista eccessivamente orientata a un trend declinista e a parole d’ordine eccessivamente simili a quelle udite a Sud del confine più lungo del mondo.

Dopo aver vinto a marzo le primarie liberali ed esser divenuto premier Carney si è comportato da anti-Trump: in campagna elettorale ha difeso l’indipendenza del Paese dalle minacce di annessione paventate da Washington, ha sostenuto la risposta ai dazi, ha aperto a una collaborazione più stretta con l’Unione Europea, ha addirittura messo in dubbio che l’alleanza d’intelligence Five Eyes potesse continuare come in passato.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i Liberali hanno svuotato l’altra formazione progressista, il New Democratic Party, sceso dal 20% di gennaio al 5,8% ottenuto oggi, in virtù del principio del voto utile, hanno conquistato una quantità notevole di seggi precedentemente in bilico e in virtù del regolamento che assegna la guida del governo al partito con la maggior compagine parlamentare hanno difeso il mandato. Un mandato che ora l’ex governatore della Bank of England, un tecnocrate che alla comunicazione preferisce il parlar chiaro e il problem solving, dovrà gestire al meglio.

L’effetto-Trump spinge Carney

Carney ha usato la sua assicurazione sulla vita, le minacce di Trump al Canada, come strumento di campagna elettorale, arrivando a definire quella con Washington “la crisi più grave della nostra storia” e usato toni più consoni all’America Latina che al Canada dichiarando domenica di voler respingere le pretese Usa per “le nostre risorse, la nostra acqua, la nostra terra, il nostro paese”.

Ma del resto, da pragmatico, Carney ha anche dovuto sanare il rapporto tra il Paese e il suo partito che la fine dell’era Trudeau aveva visto sbandare: nelle sue settimane di governo, “ha condotto una campagna elettorale su temi come la sostenibilità ambientale, adottando un approccio più moderato rispetto a Trudeau ed eliminando la tassa sul carbonio durante il suo finora breve mandato”, nota la Bbc.

Nel frattempo, ha proposto di attrezzare il Canada per una lunga guerra commerciale eliminando le barriere interne che spesso continuano a sussistere per l’interscambio tra gli Stati del Paese. In sostanza, più che di una sconfitta dei Conservatori si è trattato di un richiamo all’ovile degli elettori progressisti in nome dell’obiettivo di “stringersi attorno alla bandiera” di fronte alla percepita rivalità con Washington. Ora, però, ci sarà da governare. E parlare di Trump non sarà sufficiente: il Canada si trova di fronte a una crisi dell’inflazione, alla stagnazione dell’economia, all’aumento delle disuguaglianze. A Carney onore e onere di rispondere a questi problemi e di ricucire un Paese che negli ultimi anni dell’era Trudeau sperimentava un crescente senso di insicurezza.

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