A pochi giorni dal via della Coppa d’Africa, che inizierà domenica 21 dicembre, il Camerun ha teoricamente due allenatori, ognuno dei quali ha diramato una propria lista di convocati. È l’aspetto più evidente del grave conflitto istituzionale che sta dividendo lo sport nazionale: da un lato il Ministero dello Sport, emanazione del governo di Paul Biya, al potere ininterrottamente dal 1982. Dall’altro la Federcalcio FECAFOOT, guidata dall’unica persona in Camerun che, in quanto a carisma e notorietà, può tenere testa a Biya, Samuel Eto’o, ex calciatore di Barcellona e Inter.
Il caso è scoppiato a novembre, a quasi un mese dall’inizio della competizione, quando Eto’o ha licenziato l’allenatore belga Marc Brys, in seguito alla clamorosa mancata qualificazione del Camerun ai Mondiali del 2026. Brys è stato però confermato dal Ministro dello Sport, Narcisse Mouelle Kombi, e ha così formalmente continuato a svolgere il proprio lavoro. In contemporanea, però, la Federcalcio ha nominato un nuovo commissario tecnico, il camerunense David Pagou.
Sarà probabilmente quest’ultimo a decidere veramente i convocati e guidare la squadra dalla panchina, nel corso del torneo che si svolgerà in Marocco. Ma l’ostruzionismo di Brys è solo la punta dell’iceberg di una frattura politica molto forte nello sport locale.
Eto’o, che è stato uno dei calciatori più conosciuti al mondo, è diventato presidente della FECAFOOT l’11 dicembre 2021. La sua nomina è stata accompagnata da grande entusiasmo, e dalla speranza di risollevare le sorti del calcio camerunense, da tempo in crisi di risultati. Invece, Eto’o ha finito per diventare presto estremamente criticato sui media a causa di una gestione fortemente autoritaria della Federazione.
Il suo conflitto con il governo è iniziato nell’aprile 2024, quando il Ministro dello Sport Kombi annunciò in diretta la scelta di Brys come nuovo allenatore, scavalcando la Federcalcio. Secondo quanto rivelato da Le Monde, sarebbe stato Biya in persona ad approvare la scelta del tecnico belga.
I motivi che hanno originato questa situazione non sono pubblicamente noti, ma la teoria più diffusa è quella di un conflitto tra le personalità di Biya ed Eto’o. Da quando l’ex attaccante ha iniziato a interessarsi di politica, in Camerun si è pensato che potesse concorrere alle presidenziali contro Biya, che a febbraio compirà 93 anni ma che non sembra interessato ad abbandonare il potere.
Dal canto suo, Eto’o ha più volte smentito di volersi candidare alla guida del Camerun. Ma, considerata l’età avanzata del Presidente, è chiaro che a breve si dovrà affrontare il tema della sua successione. Non deve sorprendere, allora, che la cerchia ristretta dei fedelissimi di Biya guardi con sospetto l’outsider Eto’o, e lavori per danneggiarlo. La mancata qualificazione ai Mondiali, nel frattempo, è diventata l’occasione, per il capo della FECAFOOT, per licenziare l’allenatore voluto dal governo, con cui già era ai ferri corti da oltre un anno.
Al momento, questa lotta per il potere vede Eto’o in vantaggio sui suoi avversari. Il 29 novembre ha ottenuto la rielezione a presidente federale (nonostante varie polemiche per il fatto di essere l’unico candidato), e imponendo Pagou come allenatore della Nazionale ha dimostrato di avere ripreso il pieno controllo del calcio camerunense. Un buon risultato in Coppa d’Africa, torneo che il Camerun non vince dal 2017, potrebbe rinforzare ulteriormente la sua posizione.
Di sicuro, Eto’o resterà a capo della FECAFOOT per i prossimi quattro anni, occupando uno dei ruoli politici più influenti nel Paese. Sull’altro fronte, a ottobre Biya ha ottenuto nuovamente l’elezione a Presidente del Camerun, e dovrebbe restare in carica fino al 2032 (il mandato presidenziale dura sette anni), ovvero fino a quando avrà 99 anni.
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