Lo scandalo Cambridge Analytica che ha coinvolto Facebook per l’utilizzo dei dati personali degli utenti a scopo elettorale, sbarca anche in Arabia Saudita.

A rivelare i legami fra la monarchia saudita e Scl Group, l’azienda madre di Cambridge Analytica, il quotidiano americano New York Times.  

Negli ultimi anni, la popolazione saudita, in particolare le fasce giovani della popolazione, ha subito un graduale cambiamento dei propri costumi. Il regno, legato alla rigida ortodossia wahabita aveva notato che qualcosa stava cambiando.

Per capire in che direzione stesse andando la popolazione (e cavalcarne i desideri), il governo dell’Arabia Saudita ha coinvolto la Scl Group, fondata nel 1993 come Strategic Communication Laboratories. Lo scopo era quello di fornire una mappatura psicologica della società saudita, capire il sentimento nei confronti della famiglia reale e comprendere il percorso di riforme per preservare la stabilità del regno. In sostanza, quello che è avvenuto con l’ascesa di Mohammad bin Salman.

Malcontento e crollo del petrolio

La scelta del regno saudita di orientarsi su consulenti esterni per monitorare lo stato di salute del regno è nata nel 2015. Con il crollo del prezzo del petrolio, iniziava a serpeggiare il malcontento. Il Pil del Paese stava crollando. Erano i barili di greggio a pompare soldi nelle case di Riad. Ma il crollo del prezzo ha comportato una netta fase di contrazione degli incassi.

Basti pensare a un dato. Il petrolio è sceso sotto i 30 dollari al barile nel 2016, dopo che due anni primi aveva superato i 100. In un Paese in cui il 70% della popolazione ha meno di 30 anni, una crisi economica di tale portata presentava rischi enormi. Non va dimenticato che i foreign fighters partiti dall’Arabia Saudita sono migliaia. E non si diventa terrorista solo per fede. Come spiegato dalle numerose testimonianze di soldi ricevuti da Daesh per pagare i servigi de mercenari del Califfo.

Molti sono morti in Siria nei gruppi terroristi sorti per rovesciare il governo e imporre lo Stato islamico. E sono gruppi che Riad ha supportato in maniera sostanziale per cercare di colpire Bashar Al Assad.Ma molti altri potrebbero tornare e colpire come un boomerang proprio la stessa monarchia saudita.

Sotto il re Salman, spiega il New York Times, i sauditi si sono rivolti a una serie di consulenti che hanno individuato nella mancanza di diversificazione economica del regno la causa principale di questa crisi. Il Nyt cita la McKinsey & Company e il Boston Consulting Group. E in effetti, il Vision 2030 di bin Salman ricalca perfettamente tutti i risultati di queste consulenze. 

C’è da chiedersi se bin Salman abbia utilizzato questi dati o orientato, al contrario, la popolazione sfruttando questi dati. Difficile dirlo. Ma sta di fatto che il governo saudita ha perfettamente applicato quanto dichiarato da Scl Group per creare le basi della sua campagna di riforme forzose. E il legame con Donald Trump e la sua campagna elettorale sorto con Cambridge Analytica crea, naturalmente, un asse molto interessante.

Scl e i rapporti con altri governi

Sul lavoro della Scl, finita nello scandalo insieme alla sua “figlia” Cambridge Analytica, ha avuto rapporti con molti governi. E c’è da chiedersi se il suo lavora consista nel capire i desideri della popolazione oppure li orienti .

L’utilizzo dei dati della popolazione assume infatti connotati molto interessanti. L’anno scorso, il governo degli Emirati Arabi Uniti ha pagato la Scl per inserirsi nei social e colpire il Qatar. In una vera e propria guerra del soft-power.

In Indonesia, invece, Scl ha lavorato per il governo al fine di incanalare le proteste studentesche. Come rivelato da Quartz, l’incarico dell’azienda britannica comprendeva l’analisi su migliaia di indonesiani, la gestione della comunicazione per i politici e l’organizzazione di eventi nelle università per aiutare gli studenti a “sfogarsi”. 

Un lavoro diverso invece quello avvenuto in Thailandia, dove Scl Group ha mappato l’elettorato e orientato le scelte di alcuni partiti politici. I documenti in questo caso non forniscono le tempistiche esatte. Sembra che il rapporto sia iniziato prima delle elezioni del 2001, con l’ascesa del miliardario Thaksin Shinawatra. A quel tempo non esistevano ancora i social. Ma il gruppo analizzò l’impatto della compravendita di voti – pratica molto diffusa – sulla campagna elettorale. 

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