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La linea politica ed economica intrapresa dalla Russia di Vladimir Putin annovera un nome importante nei suoi fautori: Alexey Kudrin, ministro delle Finanze fino al 2011, suggerisce alcuni punti chiave della politica economica russa del prossimo triennio.LEGGI ANCHE: La Russia si espande a OrienteL’attuale Presidente del Centro per le Ricerche Strategiche (CSR) sottolinea l’importanza della ristrutturazione della spesa pubblica del Paese. Efficienza è la parola d’ordine, più volte ribadita durante l’annuale Conferenza Panrussa sulla proattività negli investimenti, organizzata dallo stesso Fondo Kudrin.L’economista russo, obiettivo sulla base dei dati, mai eccessivamente spinto nelle critiche, sostiene la necessità di incrementare gli investimenti in sanità ed istruzione, che pesano troppo poco sul bilancio statale. Le criticità dell’economia russa, infatti, impongono un regime di tagli e di efficientamento delle risorse a disposizione, una sorta di lacrime e sangue nel prossimo triennio 2017-2019 che però, assicura Kudrin, porterà benefici alla popolazione nel medio periodo.Al contempo, si promuove la privatizzazione di buona parte delle oltre ottomila aziende in cui è presente una quota di partecipazione più o meno ampia dello Stato russo. Vi sono, secondo l’economista, alcune imprese strategiche per la sicurezza nazionale che non possono essere privatizzate, ma ciò lascia spazio per una miriade di aziende nelle quali la presenza statale non è necessaria, specialmente nei settori dell’oil&gas, nel ramo finanziario e in quello delle telecomunicazioni.LEGGI ANCHE: Sanzioni per tutti, ma l’Ue ci perdeLo stesso Putin, durante il proprio discorso al congresso dell’organizzazione economica “Delovaya Rossiya”, ha dichiarato che la migliore risposta alle sanzioni antirusse è quella di lasciare il massimo spazio alla libera iniziativa privata, sempre nel contesto della costruzione di un apparato economico che in Russia, specialmente senza consistenti investimenti stranieri, fatica a decollare. La Russia ha necessità di promuovere una linea liberista, perché i conti statali al momento non consentono di tirare avanti un carrozzone affaticato dai costi delle sanzioni e dal dimezzamento del budget statale causato dal crollo dei prezzi degli idrocarburi durante gli ultimi tre anni.LEGGI ANCHE: Così la Russia aggira le sanzioniIl 12 ottobre scorso sempre il Presidente russo ha segnato una notevole inversione di tendenza nella linea portata avanti dalla politica russa dall’introduzione delle sanzioni: durante il forum “Rossiya Zovet! – Russia Calling!” organizzato dal colosso bancario VTB, Putin ha per la prima volta evidenziato il grande rischio per lo sviluppo economico russo a causa del regime sanzionatorio imposto, in particolare per ciò che riguarda il settore del trasferimento delle tecnologie.Ovviamente, tali costi sono da riferirsi anche a carico dell’economia del resto del mondo, cui la Russia contribuisce per una quota considerevole. Si calcola, tuttavia, che ad oggi a causa delle sanzioni, la Russia abbia perso circa sei punti percentuali rispetto al PIL di riferimento del 2013, così come non è prevista una ripresa superiore al 2017 per il prossimo anno.banner_cristianiSul regime delle misure restrittive, tuttavia, politica ed economia parlano due lingue diverse: secondo Kudrin, infatti, si dovrebbe puntare all’implementazione degli accordi di Minsk per ottenere già dal 2017 un allentamento delle sanzioni, mentre Putin rilancia la riproposizione delle disposizioni USA-Russia sul plutonio come moneta di scambio alla rimozione delle misure sanzionatorie.Lo status quo, si intende, non sta bene a nessuno. Vale la pena ricordare, specie dal punto di vista italiano, che proprio il commercio delle tecnologie costituisce una grave perdita per l’Italia. La carenza di investimenti finalizzati all’import substitution delle tecnologie italiane in Russia ha provocato la loro sostituzione con perfetti sostituti americani, che stanno andando a minare la presenza italiana nei settori high-tech dell’economia russa.

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