Politica /

Cambia il governo e il primo leader europeo che viene a vistare Giuseppe Conte è Emmanuel Macron. Un segno dei tempi che cambiano, indubbiamente. Ma è anche un chiaro segnale di come Francia e Italia, messo da parte Matteo Salvini, tornano di nuovo a dialogare: con il presidente francese che, scommesso sul nuovo governo Pd-Cinque Stelle, non può che festeggiare per la nuova maggioranza.

La mossa ha un valore politica fondamentale, che aiuta a capire più di qualsiasi altra cosa il nuovo corso instaurato a Palazzo Chigi ma anche i fili dell’asse sotterraneo che si è consolidato in questi anni tra Parigi e Roma in assenza di governi alleati. Macron ha sempre avuto l’Italia nel mirino. Ma ha intessuto la sua strategia italiana basandosi su due direttrici: scontro con il governo giallo-verde e asse con Quirinale e Partito democratico che andava a basarsi si una forte penetrazione industriale della Francia nel nostro Paese. Una scelta chiarissima che si è manifestata nello scontro costante tra il Conte 1 e l’establishment francese. la Lega faceva quadrato con i lepenisti, i Cinque Stelle con i gilet gialli. E nel frattempo Macron colpiva duro sui piani del governo italiano isolandolo in Europa e nel Mediterraneo allargato ed evitando accuratamente qualsiasi viaggio in Italia. Non un caso.

Ora che il vento è cambiato e che l’Italia è rientrata nel novero dei Paesi filo-Ue, Macron arriva in Italia. Da avversario ad alleato: un cambiamento repentino che dimostra quanto sia stato importante l’apporto francese nelle dinamiche che hanno condotto alla decisione di rovesciare il governo giallo-verde. Il Conte bis è nato con la benedizione di tutte le potenze europee e degli Stati Uniti di Donald Trump: ma è ormai chiaro che la scelta di Trump di dare il semaforo verde al nuovo governo sia stato frutto della tattica francese che si è manifestata a Biarritz. Con Macron padrone di casa, l’Eliseo ha proposto al presidente Usa di confermare il suo ok a Conte in cambio, evidentemente, di un aiuto per l’Europa e per il Medio Oriente. E ora può sbarcare a Roma con tutta la serenità di chi ha “conquistato” l’Italia dopo più di un anno di scontro.

Ora che l’Italia è stata “normalizzata”, Francia e Italia possono tornare a riallacciare i rapporti bilaterali. Con un problema non di poco conto: sarà Parigi, in qualità di potenza garante in Europa, a fare la voce grossa. La visita francese a Roma non sembra una visita tra governi che si rispettano, ma tra un esecutivo che ha vinto e uno che è nato anche per far vincere l’altro. Del resto lo ha detto tra le righe anche lo stesso ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, secondo cui il Conte bis “appare più aperto nella sua dimensione europea, più determinato ad avere con la Francia relazioni più positive”. Tesi confermata anche dalla portavoce del governo francese, Sibeth Ndiaye, che ha addirittura affermato che “l’Italia è un alleato storico della Francia. In nessun momento le scelte politiche che gli uni o gli altri hanno potuto fare, hanno smentito questo dato di fatto”.

Parole affascinanti che però andrebbero riviste alla luce della realtà dei fatti.- Vero che Italia e Francia hanno importanti rapporti economici e strategici. Ma non si può dimenticare che fino a questo momento Macron abbia fatto il possibile per colpire i programmi italiani sia a livello europeo – isolandola con la Germania e con la Spagna a fare da sostituto – sia nel contesto che più ci interessa: la Libia. E se a questo si aggiunge la nostra politica industriale, il quadro è molto diverso rispetto a quello di “alleati”.

E infatti i dossier che si porta dietro Macron da Parigi non dimostrano certo una solida alleanza strategica tra i due Paesi. Macron e Conte, nella cena di lavoro a Palazzo Chigi, dovranno parlare di temi scottanti che hanno divisi i due Stati non perché c’era Salvini o perché Luigi Di Maio stava con i gilet gialli e ora ha scoperto la vena europeista, ma perché l governo francesi ha tirato bordate enormi agli interessi di Roma. Innanzitutto, sul piano industriale, c’è da discutere non solo l’enorme penetrazione francese in Italia ma anche gli affari Stx-Fincantieri (dove Macron ha fatto di tutto per fermare l’Italia), la questione Tav e il nodo Fca-Renault, mai risolto. Questioni enormi, cui si aggiunge il problema principale della nostra politica estera: la Libia. La Francia ha una doppia faccia. collabora con l’Italia (perché è i possibile non farlo), ma è cristallino che i suoi interessi siano del tutto divergenti dai nostri. E non è certo un caso che Nicolas Sarkozy scatenò i raid sulla Libia di Muhammar Gheddafi mentre l’Italia era il primo partner commerciale ed energetico di Tripoli. Questi sono temi su cui Italia e Francia sono agli antipodi e, per trovare un quadra, è del tutto evidente che non basta un cambio di governo. Perché la Francia farà il possibile per ottenere il massimo da questa “alleanza”.

Un’alleanza che a Macron serve. Serve avere ponti in Italia per riuscire a cambiare anche la politica europea. Con una Germania più debole e con un’Angela Merkel che evidentemente sta finendo la sua leadership, il presidente francese vuole prendersi la guida dell’Europa. Lo può fare promuovendo, di facciata, una nuova partnership con l’Italia. Ed è una partnership che chiaramente può essere utile anche all’Italia se servirà ad allentare i vincoli di bilancio europei o sostenere una soluzione continentale per i migranti. Il problema è che mentre in Francia hanno ben chiari quali siano gli interessi nazionali, in Italia no.