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Politica

California: Gavin Newsom perdona 548 condannati a morte, la battaglia contro la pena di morte pensando al 2028

548 detenuti nel braccio della morte non dovranno attraversare il miglio verde in California: la decisione, a firma del governatore uscente Gavin Newsom, è la più ampia concessione di clemenza da parte di un governatore nella storia contemporanea degli Stati...

548 detenuti nel braccio della morte non dovranno attraversare il miglio verde in California: la decisione, a firma del governatore uscente Gavin Newsom, è la più ampia concessione di clemenza da parte di un governatore nella storia contemporanea degli Stati Uniti. Le pene saranno tutte commutate in ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. “Credo fermamente che le uccisioni autorizzate dallo Stato siano incompatibili con i valori della California, minino le fondamenta del nostro sistema legale e sminuiscano ognuno di noi”, ha scritto in una lettera aperta ai californiani il governatore.

Negli Stati Uniti, la pena capitale è una questione eminentemente statale: lo Stato federale può fare ben poco al riguardo. La California rappresenta uno dei casi più contraddittori della giustizia penale americana: mantiene la pena capitale nel proprio ordinamento, ma non esegue condanne a morte dal 2006. In quell’anno lo Stato uccise Clarence Ray Allen: capobanda e sicario, venne giustiziato tramite iniezione letale nel carcere di stato di San Quentin per l’omicidio di tre persone, dopo 23 anni nel braccio della morte,

Tuttavia, la diminuzione delle nuove condanne è particolarmente significativa: dalle 42 del 1999 alle cinque del 2025, con una contrazione di circa l’88%. Il dato fotografa un progressivo ridimensionamento della pena capitale ben precedente alla decisione del governatore. I californiani tengono particolarmente alla peculiare istituzione confermando la pena capitale attraverso due consultazioni popolari, nel 2012 e nel 2016. Dieci anni fa, la cosiddetta Proposition 62 non passò con il 53,1% dei voti contrari all’abolizione.

C’è da chiedersi, perché adesso? E, soprattutto, le midterm c’entrano qualcosa con questa scelta storica? Durante il suo mandato da governatore, Newsom si è espresso più volte sulle disparità nelle condanne a morte e ha ribadito le sue preoccupazioni in una lettera aperta in cui annunciava le commutazioni. Poco dopo essere diventato governatore nel 2019, aveva infatti proclamato una moratoria sulle esecuzioni. La California ha poi trasferito alcuni condannati a morte in altre carceri, inserendoli nella popolazione carceraria generale. Tuttavia, la pena capitale può essere abolita in California solo tramite referendum popolare, pertanto i pubblici ministeri di tutto lo Stato continuano a richiederla in tribunale.

La decisione di Newsom dimostra soprattutto come i governatori possano assumere un ruolo più attivo nel fermare le esecuzioni, in un momento in cui una Corte Suprema ultraconservatrice non sospende quasi mai il boia: lo scorso anno, ad esempio, non ha concesso una sola sospensione dell’esecuzione lo scorso anno. Ai governatori, dunque, non resta che utilizzare il meccanismo della grazia. Oppure premere l’acceleratore come nel caso di Ron De Santis.

“Gli elettori californiani hanno votato per mantenere la pena di morte in vigore e io rispetto questa scelta”, ha scritto Newsom nella lettera ai californiani. “Ma la Costituzione ha anche conferito a ogni governatore il potere di concedere la grazia, e tale potere esiste per i momenti in cui la legge, così come viene applicata, non è compatibile con la giustizia. Per me, questo è uno di quei momenti”.

A voler essere maliziosi, la scelta temporale di Newsom potrebbe tradire le sue intenzioni per il 2028. Va però anche detto che il governatore è stato molto attento a non alimentare il dibattito sulla pena di morte dandolo in pasto alle midterm. Secondo Mike Madrid, consulente politico repubblicano, la decisione rappresenta un’altra mossa audace tipica di Newsom, ben vista dalla sua base in California e dagli elettori nazionali con un preciso profilo: benestanti, bianchi e con un’istruzione universitaria, cruciali per vincere le primarie democratiche. A questo si aggiunge la cronaca recente che ha contribuito a inorridire il pubblico americano in due occasioni: l’iniezione letale fallita di Christa Pike nel Tennessee a settembre e al piano, ora abbandonato, del Segretario alla Difesa Pete Hegseth di trasmettere in diretta streaming l’esecuzione di Nidal Hasan, l’autore della sparatoria di Fort Hood, tramite plotone d’esecuzione.

Tuttavia, questa scelta sulle esecuzioni capitali potrebbe anche rappresentare un punto debole in vista del 2028. Gli elettori più moderati della classe operaia, che hanno contribuito alla conquista del Congresso da parte del partito nelle elezioni di midterm, non sono allineati su questa questione. Inoltre va ricordato il dato nazionale: un nuovo sondaggio del Pew Research Center, condotto tra il 6 e il 12 luglio 2026, mostra che i democratici e coloro che si identificano con il Partito Democratico sono divisi quasi equamente tra favorevoli (51%) e contrari (48%) alla pena capitale. Quanto basta per trattare il tema in modo democristiano nella corsa alla Casa Bianca, come spesso accade per numerose moral issues.

Ora lo Stato della California si trova davanti a un paradosso: il nuovo governatore, il democratico Xavier Becerra, ha dichiarato che estenderà la moratoria introdotta da Newsom. Ma se i californiani non torneranno alle urne e, al contempo, Becerra non ripristinerà le esecuzioni, decine di condannati a morte vivranno in uno Stato il cui popolo le vuole morte ma l’amministrazione si rifiuta di giustiziarle.

 

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