Dopo giorni di riflessione, arriva la risposta della Turchia al patto siglato tra Francia e Grecia per la mutua difesa (e la vendita di fregate transalpine alla Marina ellenica). Il ministero degli Esteri turco ha commentato l’accordo franco-ellenico parlando di una mossa errata da parte della Grecia che “minaccerà la pace e la stabilità regionali e danneggerà non solo se stessa ma anche l’Ue”. E da Ankara fanno sapere che il trattato firmato a Parigi da Emmanuel Macron e Kyriakos Mitsotakis rafforzerà l’agenda turca nel “proteggere i diritti sia nostri che quelli di Cipro Nord nell’Egeo e nel Mar Mediterraneo”.

Alle parole sono seguiti i fatti. La Turchia ha voluto lanciare il primo segnale di avvertimento inviando i propri caccia sulle isole dell’Egeo. Come segnalano i media ellenici, alle 11:30 del 1 ottobre due coppie di F-16 turchi hanno sorvolato gli isolotti di Makronisi e Anthropofagoi, vicino Fournoi. Un messaggio giunto pochi minuti dopo la dichiarazione del portavoce del governo turco e che mostra come la tensione tra i due Paesi stia tornando ai livelli di guardia dopo mesi in cui si pensava che Atene e Ankara potessero raggiungere una situazione di apparente stabilità.

Le cose però hanno preso una piega diversa da qualche settimana. L’intervento di navi turche a largo di Creta che avevano interferito sul lavoro di un’imbarcazione che studiava i fondali per il gasdotto EastMed (la Nautical Geo) ha scatenato una piccola escalation nell’area. Grecia e Turchia si sono sfidate con una serie di Navtex, cioè avvertimenti sulla navigazione, in cui si segnalavano esercitazioni e manovre militari nell’area comunicata dai rispettivi governi. E il ritorno di missioni da parte delle flotte greche e turche in quel settore del Mediterraneo ha riportato indietro le lancette dell’orologio a quell’escalation del 2020 che sembrava destinata a corrompere definitivamente i rapporti interni alla Nato. Così non è avvenuto: tuttavia, nonostante il cambio di presidenza Usa e i primi colloqui esplorativi tra le delegazioni di Ankara e di Atene, Erdogan non sembra intenzionato a rinunciare ai diritti sulle acque che ritiene sotto la propria sovranità. E la Grecia, dal canto suo, non sembra intenzionato a raggiungere un compromesso che possa apparire come una rinuncia nei confronti dell’eterno nemico.

La presa di posizione turca sull’accordo tra Atene e Parigi era in ogni caso inevitabile. I governi firmatari non hanno mai menzionato Ankara come obiettivo del patto di mutuo soccorso, ma era implicito tra le stesse righe dell’intesa dell’Eliseo. Rafforzare la Grecia, in un momento di forti tensioni nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale, equivale inevitabilmente a prendere posizione contro le ambizioni turche nella stessa area. E l’idea francese di sostenere la Grecia era già stata palesata nell’estate del 2020, quando Macron decise di dare il via libera all’invio delle unità della Marina Nationale a sostegno della flotta ellenica. Un segnale confermato da una serie di vertici bilaterali e multilaterali tra i Paesi Ue, mediterranei e non, in cui il capo dell’Eliseo ha più volte ribadito la vicinanza agli interessi greci e ciprioti e la sinergia con quel blocco composto, oltre che da questi due Paesi, anche da Emirati Arabi Uniti ed Egitto.

L’accordo, benedetto in parte anche dagli Stati Uniti, comporta in ogni caso un problema per Erdogan, che adesso si ritrova nuovamente isolato. Il fatto che Washington abbia dato il via libera e che aspetti di blindare ulteriormente la cooperazione militare con Atene estendendo le basi presenti sul territorio ellenico è letto da molti analisti turchi come un ulteriore avvertimento da parte occidentale nei confronti di Ankara. E forse non è un caso che il Sultano, nel momento di massima tensione e col rischio di isolamento, abbia dimostrato massima cordialità nei confronti di Vladimir Putin, incontrato a Sochi mentre Mitskotakis firmava il patto con Macron. Al governo turco serve qualcuno che possa frenare le ambizioni franco-elleniche, e la Russia è l’unica superpotenza in grado di mettere una “buona parola”.