Sull’agenda di Keir Starmer c’è un appuntamento importantissimo. Tra il 29 e il 31 gennaio – nel momento in cui scriviamo le date non sono ancora ufficiali – il primo ministro britannico dovrebbe effettuare un viaggio in Cina nel tentativo di inaugurare una nuova Golden Era con il gigante asiatico. L’ultima volta che Londra ha vissuto un epoca d’oro con Pechino è stato tra il 2015 e il 2017, ai tempi di David Cameron e del cancelliere George Osborne, quando il Regno Unito perseguiva in maniera convinta una politica fermamente pro Cina.
Tutto sarebbe cambiato con l’elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti. A quel punto, l’Uk ha aumentato la pressione su Xi Jinping, fatto saltare potenziali intese con il Dragone e alzato un sostanziale muro agli investimenti provenienti da oltre Muraglia. I consigli di Washington non hanno tuttavia fatto bene ai conti e agli affari di Londra. Che, constatando anche gli ultimi approcci di Trump e il modus operandi caotico dell’Unione europea, ha pensato bene di fare retromarcia.
Esattamente un anno fa, la cancelliera dello Scacchiere britannico, Rachel Reeves, è volata in Cina per un meeting con i massimi vertici del Partito Comunista Cinese, riuscendo a strappare accordi commerciali dal valore di circa 600 milioni di sterline (spalmati in cinque anni) e, soprattutto, gettando le basi di un nuovo corso nei rapporti tra l’Uk e il Dragone. Adesso toccherà a Starmer completare l’opera.
Starmer vola in Cina
Reuters sostiene che Starmer sfrutterà la sua visita in Cina per rilanciare il dialogo commerciale con Pechino risalente alla citata Golden Era. Lo farà, nello specifico, attraverso un rinnovato Uk-China Ceo Council, l’organismo bilaterale creato nel 2018 da Theresa May e dall’allora premier cinese Li Keqiang per promuovere il dialogo economico e gli investimenti reciproci.
La lista delle aziende britanniche che entreranno nel rinnovato consiglio è già abbastanza corposa. Le indiscrezioni parlano dei dirigenti di AstraZeneca, Bp, Hsbc, Intercontinental Hotels Group, Jaguar Land Rover, Rolls Royce, Schroders e Standard Chartered. La parte cinese, invece, dovrebbe essere rappresentata da Bank of China, China Construction Bank, China Mobile, Industrial and Commercial Bank of China, China Railway Rolling Stock Corporation, China National Pharmaceutical Group e Byd.
Pare, inoltre, che la visita di Starmer in Cina fosse subordinata all’approvazione britannica della costruzione della più grande ambasciata di Pechino in Europa: quella di Londra (ne abbiamo parlato qui). Con il via libera concesso alla struttura, il leader dell’Uk è pronto a volare in Asia.
Londra chiama Pechino
La visita di Starmer sarebbe la prima di un leader britannico dal 2018. Il suo governo, in ogni caso, mira a riallacciare i legami con la seconda economia più grande del mondo.
In un discorso pronunciato alla fine dello scorso anno, il primo ministro laburista aveva accusato i precedenti governi conservatori di aver “trascurato i propri doveri”, permettendo così il deterioramento dei rapporti con Pechino, e sottolineando come il presidente francese Emmanuel Macron avesse visitato la Cina due volte dal 2018 e i leader tedeschi quattro volte.
I legami commerciali tra le parti si sono ulteriormente inaspriti tra il 2020 e il 2022, ossia dopo che il Regno Unito aveva escluso la cinese Huawei dalle sue reti 5G e che i legislatori britannici avevano guidato un’acquisizione finanziata dai contribuenti della partecipazione della China General Nuclear Power Corporation (Cgn) in una centrale nucleare sviluppata dalla francese Edf.
Qualche mese fa il quotidiano cinese China Daily scriveva che “il Regno Unito ha per troppo tempo seguito la linea statunitense sulle politiche economiche, commerciali e industriali nei confronti della Cina, influenzando la cooperazione bilaterale tra i due Paesi”. Starmer ha ora l’occasione per cambiare le carte in tavola.