Sospesi come siamo tra l’esito delle elezioni europee e i risultati dal campionato europeo di calcio, non possiamo non rivolgere un pensiero deferente a un personaggio che ha eroicamente tentato di unire i due mondi, quello delle palle e quello del pallone, e che è caduto nel tentativo. Stiamo parlando di Mike “Mick” Wallace, classe 1955, uno dei due eurodeputati (l’altra era Clare Daly) che il partito irlandese Independents for Change era riuscito a far eleggere nel 2019. Partito di sinistra-sinistra, senza sconti. E Wallace di questa linea era stato l’interprete perfetto: lunghi capelli bianchi, orecchino, mai visto con una giacca e men che meno con una cravatta, sempre in maglietta a bombardare il Parlamento europeo (o, meglio, gli scranni del Parlamento, perché quasi sempre parlava a un’aula semi-deserta, i partiti “seri” lo snobbavano) di osservazioni critiche sulle politiche implementate in questi anni. Lui e la Daly, per esempio, erano stati tra i 13 eurodeputati a votare contro la mozione di condanna dell’invasione russa dell’Ucraina. Dichiarando per parte loro tutta la violenza e l’illegalità dell’azione russa, ma chiedendo che nella mozione fosse inserito anche un riferimento alle iniziative provocatorie della Nato, cosa ovviamente non avvenuta.
Wallace e la Daly avevano protestato contro la militarizzazione della politica europea, sostenendo che avrebbe finito col peggiorare le cose. In diverse interviste e in aula Wallace aveva detto cose che, allo stato attuale, sembrano abbastanza ragionevoli, quasi banali: “Iniziare una guerra è facilissimo, concluderla è difficilissimo… Ciò che ha fatto Putin è una follia, per l’Ucraina e per il suo stesso popolo. Ma un’istituzione come il Parlamento europeo non può semplicemente dire “Putin è un pazzo, con lui non parliamo”… Quello che fa Putin oggi è un crimine ma non si può non tenere conto di ciò che pensa la Russia e di quali siano, nell’ottica del Cremlino, le sue esigenze di sicurezza, e la politica Nato dal 1991 a giorni nostri di certo non ha aiutato”. Ma sappiamo bene qual è stato il clima di questi anni. Wallace e la Daly forse non avevano la soluzione in tasca. Ma tra Putin e gli eurodeputati in giacca e cravatta siamo qui a parlare di F16, missili per colpire in profondità la Russia, prospettive di guerra atomica o di pura e semplice estinzione del popolo ucraino. Non sembra un gran risultato.
Wallace, però, aveva e ha un’altra caratteristica: è un gran tifoso del calcio. Di più, meglio: avendo una sorella che vive in Piemonte, è un gran tifoso del Torino. La motivazione è classica, roba da far battere il cuore ai tifosi del Toro: “Noi irlandesi amiamo quelli che partono sfavoriti”. Così Mick si presenta in maglia granata al Parlamento irlandese, nel 2013, durante la discussione di una legge sul Welfare. Lo rifà nel 2019, all’assemblea plenaria del Parlamento europeo, quando interviene per dire che “la gente vuole essere sicura di avere un casa e uno stipendio che permetta di vivere, è questa la sicurezza di cui c’è bisogno” e chiedere che nel bilancio dell’Unione europea vengano destinati meno fondi per la difesa e più per la lotta alla povertà. Replica nel 2021 per celebrare la festa di San Patrizio, patrono degli irlandesi, e una vittoria che toglie il Toro dai patemi della retrocessione. E chiude con il botto, forse presagendo la non rielezione, qualche settimana fa, concludendo un intervento in aula, alla vigilia di un derby torinese, con una fantastica dichiarazione politica: “Forza Toro, Juve m…”. Cosa che ha avuto il suo effetto perché, dopo tante confitte, il Torino finalmente ottiene un pareggio.
Come si diceva, Wallace non è stato rieletto, e nemmeno la sua compagna Daly. Vedrete, ci mancheranno. O, almeno, ci mancherà qualcuno come loro. I visionari, gli strambi, quelli che camminano contro vento sono come l’aria e la libertà: ti accorgi che sono necessari solo quando non li hai più.
Mirko Marchi