Le vicissitudini politiche della “Terra degli Uomini Integri”, traduzione dalla lingua Bambara di Burkina Faso, non sembrano conoscere fine. Per alcune ore del 12 giugno sembrava essere stato messo in atto il terzo colpo di stato in Burkina Faso in meno di 3 anni. La giunta militare al cui vertice siede il capitano Ibrahim Traorè ha tuttavia resistito al tentativo di insurrezione, dimostrando una debolezza intrinseca del proprio governo provvisorio così come anche una sempre più scarsa base di consenso tra i militari suoi sottoposti.
Andiamo con ordine. Il tutto sembra essere iniziato l’11 giugno, quando i combattenti islamisti di Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), sigla islamista guidata da Iyad Ag-Ghali, noto indipendentista tuareg, hanno attaccato la cittadina settentrionale di Mansila, uccidendo nello scontro 107 militari burkinabè e sequestrandone almeno 7. Questo è solo l’ultimo scontro di una guerra che va avanti da mesi dove le truppe governative combattono con gruppi armati affiliati ad Al-Qaeda ed allo Stato Islamico, questi ultimi molto più organizzati e strutturati dei primi, i quali controllano circa la metà del territorio burkinabé. L’efferato attacco ha causato fortissime proteste all’interno delle alte sfere dell’esercito, le quali hanno accusato la giunta militare di non proteggere i propri uomini e di non mettere in atto strategie efficaci per contrastare il dilagare delle milizie islamiste. Questo anche in virtù delle promesse fatte da Traorè stesso appena insediatosi, il quale si era impegnato a combattere strenuamente i qaedisti nel suo paese.
La notizia delle dolorose perdite non aveva ancora fatto in tempo a raggiungere tutti gli angoli del paese che mercoledì 12 giugno sono stati avvertiti diversi colpi di arma da fuoco nella capitale Ouagadougou, così come anche un colpo di artiglieria sembrerebbe essere atterrato nel palazzo della televisione nazionale, Radio Television du Burkina (RTB). A seguito di questi eventi Traorè non sarebbe apparso in pubblico per almeno un paio di giorni, fino al 14 giugno, alimentando ulteriormente le voci di un possibile colpo di mano dell’esercito. Nelle ore di maggior concitazione è molto verosimile che il capitano Traorè abbia abbandonato palazzo Koulouba, ovvero il palazzo presidenziale, essendo questa una posizione scarsamente difendibile in caso di attacco.
Inoltre è importante riportare che in concomitanza con gli avvenimenti appena narrati, sarebbe atterrato in Burkina Faso un volo proveniente dal Mali con a bordo circa un centinaio di mercenari russi dell’Africa Corps (ovvera la ribrandizzata Wagner), ufficialmente presenti in vece di istruttori militari, insieme anche a forze speciali mandate dal Mali come ulteriore supporto da parte del colonnello Assimi Goita, presidente della giunta militare maliana. Quest’ultimo dimostra come il supporto reciproco tra gli Stati appartenenti all’AES (Alleanza degli Stati del Sahel, formata da Mali, Niger e Burkina Faso) stia diventando sempre più profondo, a discapito di altre organizzazioni internazionali presenti nell’area, come ad esempio l’ECOWAS.
Una volta riapparso in pubblico il capitano ha smentito alla televisione nazionale tutte le voci di un nuovo cambio di regime. Nonostante ciò la situazione interna rimane tesissima. Infatti Traorè aveva già annunciato nei mesi scorsi un tentativo di colpo di stato contro la sua giunta, sventato prontamente dalle sue forze speciali prima che fosse portato a termine. Ciò dimostra come il regime in sé, indipendentemente da Traorè, rimanga estremamente fragile ed appeso alla volontà ed al consenso dei militari nel paese, vera colonna portante della macchina statale burkinabé. Secondo una fonte citata da “Le Monde”, all’interno delle forze armate sarebbe in corso l’organizzazione di un nuovo colpo di mano nel paese. A sostegno di questa voce di corridoio vi sarebbero i numerosi arresti perpetrati dalla giunta negli ultimi mesi nei confronti di vari esponenti delle forze armate, aumentando ancora di più la frustrazione ed il risentimento verso la giunta al comando. Tra i più importanti esponenti di questa lista vi è sicuramente l’arresto lo scorso maggio del colonnello Mohamed Arsalane Emmanuel Zoungrana, tra le menti che avevano messo in atto il primo colpo di stato nel gennaio 2022 ai danni del presidente Roch Marc Kaborè. Infine, un avvenimento che di certo non ha destato grande consenso verso la giunta al comando è stato l’annuncio di Traorè lo scorso giugno di estendere di altri 5 anni la transizione verso la democrazia, usando la scusa del conflitto con le frange islamiste del nord che renderebbero il paese estremamente insicuro per effettuare libere elezioni.
Ciò che attende il capitano Traorè è per usare un eufemismo un arduo compito, considerando i malumori interni all’esercito, la lotta con i gruppi jihadisti e governare su quello che il Consiglio Norvegese per i rifugiati ha definito il paese con la crisi umanitaria più trascurata al mondo per il secondo anno consecutivo. I prossimi mesi saranno fondamentali per capire se la stretta sul paese della giunta, con il supporto dei preziosi alleati saheliani e non solo, sarà efficace o se assisteremo all’ennesimo colpo di mano che mischierà le carte nel mazzo per poi non cambiare il risultato della partita.