Budanov, la volpe ucraina che fa infuriare l’orso russo

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Per rispondere alla crescenti difficoltà della guerra, e anche per placare le proprie personali ossessioni, il presidente ucraino Zelensky ha man mano eliminato tutti coloro che erano con lui dalla prima ora. Al suo fianco, dei vecchi amici e colleghi dell’epoca della televisione grazie a lui diventati alti funzionari e ministri, resta solo Andrej Jermak, l’ex avvocato specializzato in diritto d’autore e produttore di B movies che dal 2020 è il capo dell’amministrazione presidenziale, vera eminenza grigia del potere zelenskiano. Le voci da Kiev dicono che è stato proprio Jermak uno dei principali fautori del siluramento del generale Valerij Zaluzhny, già comandante in capo delle truppe ucraine, l’eroe nazionale colpevole di eccesso di popolarità, mandato a fare la muffa come ambasciatore a Londra.

ll continuo movimento ai vertici (solo alla difesa sono cambiati due ministri e una decina di vice-ministri) ha portato alla ribalta uomini nuovi. E il primo tra loro è indubbiamente Kyrylo Budanov, 38 anni, dal 5 agosto del 2020 capo dell’intelligence militare ucraina. Nato a Kiev e laureato presso l’Accademia militare di Odessa, Budanov, che oggi ha il grado di tenente generale, è da sempre nei ranghi delle forze speciali dei servizi segreti militari e, secondo il New York Times, faceva parte dell’Unità 2245, un reparto segreto particolarmente addestrato della Cia. Dopo la rivoluzione di Maidan nel 2014 e la secessione delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, Budanov ha combattuto a lungo nel Donbass ove sarebbe stato ripetutamente ferito. Nel 2016, avrebbe guidato un commando incaricato di far saltare un aeroporto nella Crimea occupata dai russi. La pattuglia sarebbe stata intercettata e, dopo uno scontro a fuoco, costretta a ritirarsi in territorio ucraino. Budanov, ferito, sarebbe poi stato trasferito per le cure negli Usa al Walter Reed Military Medical Centre, più noto come Ospedale militare navale di Bethesda, nel Maryland, quello dove spesso vengono curati anche gli stessi presidenti Usa.

Come si vede, la vita dell’agente segreto Budanov è già avvolta nel mistero e nel mito, tanto che gli aedi gli attribuiscono il merito di aver schivato almeno dieci tentativi di ucciderlo. E a renderla ancor più misteriosa sono due episodi più recenti. Nel 2019 la sua auto fu oggetto di un attentato da parte di un kirghizo con passaporto russo che cercò di piazzarvi un ordigno esplosivo. La mina però scoppiò in anticipo e Budanov riuscì a scamparla. E nel novembre scorso sua moglie Marianna subì un tentativo di avvelenamento, ovviamente attribuito ai russi, da cui si riprese solo dopo lunghe cure in ospedale.

A portare ancora più in alto Budanov, però, oltre al coraggio personale, è stato lo svolgimento della guerra. Mentre le operazioni militari ucraine al fronte prendevano una china negativa, l’intelligence guidata da Budanov si distingueva per una lunga serie di operazioni che mettevano in imbarazzo i russi e galvanizzavano gli ucraini. Gli omicidi mirati di Daria Dugina e del blogger militare Vladen Tatarskij. Le bombe contro il Ponte di Crimea. I droni marini contro le navi russe nel Mar Nero. I droni aerei lanciati contro le raffinerie in territorio russo, anche a molte centinaia di chilometri dal confine. Le incursioni dei “partigiani” russi contro i piccoli centri vicini al confine con l’Ucraina. In tutte queste operazioni c’è, o si vuol vedere, la mano di Budanov.

La stessa mano cui i russi ora attribuiscono il massacro del Crocus City Hall di Mosca, con i suoi 143 morti. Non a caso Aleksandr Bortnikov, capo del controspionaggio russo (FSB), ha fatto proprio il nome di Budanov dopo l’attentato, allargando così il bersaglio che Budanov da tempo porta sulla schiena. Per parte sua, il giovane tenente generale ucraino risponde vivendo in una specie di perenne fuga, per non agevolare il compito dei servizi segreti russi che lo eliminerebbero più che volentieri.

L’ascesa della sua influenza presso Zelensky è piuttosto evidente e ha trovato conferma nell’ultimo giro di nomine. Uno dei suoi vice, Oleh Ivashenko, è stato scelto per diventare il nuovo capo dei servizi segreti esteri dell’Ucraina (SZRU), il che fa di Budanov il gran maestro dell’intera rete dello spionaggio ucraino, essendo l’SBU diretta dal generale Vasyl’ Maljuk (anche lui sulla lista russa dei ricercati) soprattutto impegnata sul fronte interno, tra casi di corruzione e ipotesi di tradimento. Nell’eterno e micidiale gioco a rimpiattino delle spie, vedremo chi durerà più a lungo: se la volpe ucraina o l’orso russo.

Fulvio Scaglione