La ricetta che Bruxelles propone agli Stati membri dell’Ue è sempre la stessa: serve più Europa. Di fronte a ogni problema, di qualunque natura esso sia, i tecnocrati suggeriscono ai governi di aumentare il loro livello di fede nei confronti dei vari organi sovranazionali: dalla Commissione europea al Parlamento, dalla Bce alla Corte dei conti. Anche di fronte all’emergenza sanitaria rappresentata dal nuovo coroanvirus il succo del discorso non cambia.

Lo ha imparato a proprie spese l’Italia, il Paese del continente dove fino a questo momento la piaga del Covid-19 ha picchiato con maggiore insistenza. Il governo italiano, per far fronte al disastro economico provocato dalla malattia, aveva chiesto all’Europa di poter sfondare il deficit e attuare misure ad hoc per aiutare cittadini e aziende.

Paolo Gentiloni, commissario europeo all’economia, è stato chiaro: “La flessibilità per le politiche di bilancio degli Stati membri di fronte a circostanze eccezionali è già stata utilizzata dal nostro Paese per affrontare i terremoti che hanno squassato l’Italia Centrale ed è prevista dal patto di stabilità”. Tradotto: Bruxelles garantirà una certa flessibilità all’Italia. Tutto questo è vero anche se, nei fatti, la tanto amata Europa ha letteralmente sbattuto il nostro Paese in quarantena.

Il vero volto dell’Ue

Da un punto di vista concreto, altro che unità, collaborazione e amore tra i Paesi dell’Ue: ognuno pensa al proprio tornaconto. Gli unici che fin qui hanno anteposto il bene dell’Europa a tutto il resto siamo stati noi. E come ci ripaga l’Europa? A pesci in faccia.

L’ennesima conferma è arrivata nei giorni in cui il tema coronavirus tiene banco su ogni media. Francia, Germania e Austria hanno iniziato a guardare con sospetto ogni italiano presente sul loro territorio, imponendo misure di sicurezza per limitare al minimo la diffusione del Covid-19.

Aspetto ancora più grave: nessuna capitale europea si è fatta avanti per fornire cure e assistenza all’Italia. Mentre, per quanto riguarda l’economia, Bruxelles si è limitata a liquidare la richiesta di aiuto di Roma con un banale “le regole ci sono già”. Ovvero: arrangiatevi con quello che c’è.

Anzi: proprio nei giorni in cui a Milano e dintorni montava la psicosi per l’epidemia, il vicepresidente esecutivo per l’Economia al servizio delle persone, Valdis Dombrovskis, ha ammesso che quanto fin qui messo in campo dal governo italiano per aggiustare i conti pubblici appare insufficiente agli occhi dell’Unione europea. Ricapitolando, non solo Bruxelles non ha proposto fondi per far fronte alle emergenze, aiuti per le aziende o ulteriori deroghe di bilancio: si è pure lamentata per le riforme italiane.

Italia isolata

In situazioni del genere sta emergendo, per chi ancora non se ne fosse accorto, il vero volto dell’Unione europea: un’entità politica mossa solo e soltanto dagli interessi bancari e non dal benessere dei suoi cittadini. Scendendo più nello specifico, ogni membro dell’Ue applica la propria politica estera (altro che fronte comune) e, il più delle volte, emerge con tutta chiarezza come alcuni Stati contino più di altri. Neanche a dirlo per scherzo, l’Italia è sempre contata come il due di picche: un soggetto irrisorio se paragonato ai jolly Francia e Germania.

L’ultimo sgarbo dei burocrati europei al nostro Paese ai tempi del coronavirus è stato quello di equiparare la situazione sanitaria dell’Italia allo scenario presente in Cina (epicentro del contagio), Hong Kong, Corea del Sud e Macao. Come se non bastasse il Comitato europeo delle regioni (Cdr) e il Comitato economico e sociale (Cese) hanno cancellato fino a nuove disposizioni “tutte le missioni non essenziali” – indovinate verso dove? – in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Il personale di quelle istituzioni deve inoltre evitare il Nord Italia tanto come destinazione finale quanto come scalo. Chi dovesse esserci già passato – hanno fatto sapere – è pregato di avvisare il medico.

Mentre l’Italia sta cercando di uscire da sola dal pantano coronavirus, Bruxelles è pronta a offrirci una serie di regali non richiesti: su tutti la riforma del Mes. Non proprio quello che serviva in questo momento al nostro Paese.

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