La proposta di modifica delle condizioni di espansione dell’Unione europea è necessaria per permettere alla penisola balcanica di poter entrare gradualmente all’interno del sistema comunitario, in un obiettivo condiviso dalla quasi totalità dei Paesi. La recente mossa di Bruxelles, inoltre, ha riscontrato il gradimenti di alcuni leader balcanici, come nel caso del presidente serbo Aleksandar Vucic, che si è detto soddisfatto dei passi avanti fatti dall’Unione europea e che sono volti anche alla futura annessione di Belgrado.

Nell’attuale scenario, non tutti i Paesi balcanici si trovano nello stesso stato di avanzamento, con la Serbia ed il Montenegro molto più vicine al loro ingresso rispetto al Kosovo ed alla Bosnia-Erzegovina. Tuttavia, secondo quanto espresso dalle parti, la speranza è che entro la fine del decennio almeno uno dei Paesi dell’area balcanica riesca ad entrare nella Comunità, anche a titolo di incentivo e di segnale per gli altri Stati geograficamente collocati nei Balcani.

L’urgenza di accelerare le procedure e soprattutto modificare la normativa esistente è dovuta all’opposizione della Francia di Emmanuel Macron all’allargamento a causa delle paure francesi circa una nuova immigrazione di massa garantita dalla libera circolazione di merci e persone. Inoltre, l’attuale interesse estero della Russia, della Turchia e della Cina verso le ricchezze ed i commerci dell’area hanno giocato un ruolo fondamentale nell’opposizione alla visione macroniana dell’Unione; segnando un punto di svolta nelle trattative.

Tuttavia, il panorama balcanico è molto frammentato, con una storia complicata e tante questioni ancora in sospeso. Soprattutto, come nel caso della Serbia, segnato da lunghi conflitti non ancora completamente rientrati e datati lo scorso secolo, come la questione relativa al Kosovo. Prishtina allo stato attuale non è infatti completamente riconosciuta da Belgrado, fattore questo che ha scoraggiato le scorse tornate di trattative in quanto l’Europa gradirebbe una rapida risoluzione delle controversie ancora in atto.

In questo scenario, l’attuale elezione a premier del Kosovo di Albin Kurti potrebbe accelerare le procedure, essendo stata messa la questione al primo posto nel programma di governo kosovaro. Tuttavia, sebbene anche la Serbia abbia lasciato intendere una qualche possibilità di apertura, allo stato attuale non sono ancora stati raggiunti i miglioramenti che sono richiesti da Bruxelles nell’ottica di totale stabilizzazione dell’area balcanica.

Il presidente della Serbia Vucic, da parte sua, ha espresso le volontà di collaborare con l’Unione europea per dare un’accelerata alle procedure, considerato anche i passi in avanti compiuti dalla stessa Bruxelles. I prossimi mesi saranno segnati da una nuova serie di incontri tra il presidente serbo ed il commissario per l’allargamento, Oliver Varhelyi, per stabilire le modalità e valutare i passi in avanti compiuti da Belgrado. In questo quadro, il Paese deve compiere ancora molti passi in avanti per quanto riguarda le libertà personali e degli organi di stampa, oltre ad un intenso lavoro di stabilizzazione e miglioramento dell’apparato economico prima di poter aver accesso all’Unione europea. Tutti settori in cui la Serbia si è comunque detta disposta a collaborare e cercare una mediazione che possa essere ritenuta soddisfacente da entrambe le parti, comprese le migliorie allo Stato di diritto.

Vucic ha anche sottolineato però come prima di sciogliere la propria riserva intenda rapportarsi con gli altri leader dei Paesi dell’area balcanica, condividendo così anche con loro la propria posizione e poter giungere ad una visione d’insieme più vicina alla realtà. Tuttavia, il sentore che negli ultimi due mesi siano stati messi in campo dei grossi passi in avanti è molto marcato, evidenziando ancora una volta quanto i Balcani – e non soltanto per la propria centralità geografica – siano molto importanti per il futuro equilibrio dell’Unione europea.

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