La Brexit mette in ghiaccio i cuori degli europeisti. La vittoria di Boris Johnson non surgela però i mercati, che anzi premiano la scelta degli elettori britannici: il boom della sterlina può bastare a tranquillizzare i catastrofisti?
Sarebbe una novità di rilievo. Perché i pronostici sul disastro – in questi mesi – si sono sprecati. Gli uccelli del malaugurio continueranno a distribuire le loro certezze. Pure gli States di The Donald sarebbero dovuti inciampare in un disastro. Ve la ricordate la “fine della storia” di Francis Fukuyama? Le confutazioni provenienti dal reale non si contano più.
Certo, adesso andrà verificata la tenuta dell’intero sistema sul lungo periodo. Ma intanto i sovranisti, con l’odierna lievitazione della valuta, hanno incassato un primo placet. La fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione europea non sarà “soft”. “Hard” è l’aggettivo con cui dobbiamo abituarci ad avere a che fare. Vuol dire, in parole povere, che Boris Johnson saluterà le istituzioni sovranazionali europee, senza concedere pause di riflessione. La relazione tra Regno Unito e Unione europea si sta per interrompere in modo brusco. Con tutto quello che ne consegue in termini geopolitici.
Donald Trump ha esultato poche ore dopo l’emersione dei risultati. Gli accordi bilaterali – per gli Stati Uniti d’America – sono la soluzione ideale. Uno dei mantra del “Make America Great Again” è proprio questo: trascinare nell’isolazionismo alcuni storici alleati, costruendo rapporti commerciali in grado di compromettere la logica della globalizzazione gestita male o non gestita. I “benpensanti” avevano previsto la capitolazione delle velleità anti-Ue. Ora ventileranno un imminente collasso.
Trump e Johnson dovrebbero procedere a braccetto, tralasciando i ricettari di chi – almeno sino a questo momento – ha dimostrato di non comprendere molto. Si vedano, a titolo di esempio (risulta difficile smettere di prendere in considerazione questo aspetto), i fondamentali dell’economia interna degli States. Vedremo tra qualche anno chi avrà avuto ragione. Sì ma come funziona questa Brexit? La domanda necessita di attesa. Bisogna aspettare che Boris Johnson si sieda di nuovo a tavolino con i “tecnocrati” dell’Ue.
Per ora sappiamo quanto basta: il Nord Irlanda manterrà la sua unione doganale, che continuerà a triangolare con Bruxelles come se non fosse successo granché. Si tratta di un punto discusso, ma ha fatto da spartiacque per la stipulazione dell’accordo. Conosciamo poi la data dell’addio: il 31 gennaio 2020. Sui media mainstream, e non solo, circolano disamine sul meccanismo dei visti e dei passaporti. Sembra quasi che la principale preoccupazione dei progressisti sia legata alle possibilità che i giovani europei avranno di coltivare una certa esterofilia. I fautori della “società liquida”, citando Zygmunt Bauman, temono solide mura costruite dall’ostruzionismo populista.
Di base esiste l’eventualità che per recarsi in Uk serva qualche documento in più: un visto per le occasioni di lavoro – che nei confronti dei cittadini non britannici verranno centellinate – e un passaporto. Anche nel caso in cui la permanenza non fosse prolungata. Se ne parla. “BoJo”, ora come ora, ha le mani libere per fare quello che ritiene più opportuno. E queste sono misure che possono non passare dall’avvallo dell’Unione europea. Altre modifiche, invece, necessitano di collegialità.
Attenzione ai dazi: Trump è un fautore delle restrizioni; Boris Johnson potrebbe cercare d’imitarlo. Ad accorgersene è stata Ursula Von der Leyen, che ha già messo le mani avanti: “Puntiamo a zero dazi, zero quote e dumping zero. Questo è quello per cui lavoriamo”. L’Europa, quasi per paradosso, in specie considerando il clima del periodo precedente all’esito elettorale, sembra partire da una situazione di svantaggio. “Relazioni tra buoni vicini”, ha aggiunto il commissario europeo. È un passaggio fondamentale. Se non altro perché può costituire un precedente.
E noi? Noi italiani, come tutti gli europei, ci affideremo ai buoni uffici delle parti in campo. Boris Johnson è un latinista. Ubi opes, ibi amici, ossia lì dove esistono le ricchezze dimorano gli amici. E noi di ricchezze, nel senso culturale e strategico del termine, ne abbiamo a bizzeffe.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.



