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Il capo del servizio segreto britannico rimarrà al suo posto finché la delicata transizione della “Brexit” non sarà volta al termine e il Regno Unito non sarà davvero uscito dall’Unione europea (o in virtù degli ultimi apparenti ripensamenti inteso a rimanervici). Alex Younger, direttore dell’MI6, la sezione esteri dell’intelligence di Londra, dovrà abbandonare l’idea di andare in pensione, almeno fino a quando la premier Theresa May non avrà pattuito le condizioni e le negoziazioni necessarie ad accontentare Bruxelles e Westminster, che conta sempre più detrattori anti-Brexit.

A rivelare l’informazione è stato il quotidiano britannico The Times, che ha riportato le preoccupazioni diffuse nell’intelligence di Londra riguardanti una serie di cambiamenti delicati che ‘l’uscita dall’Ue – ormai votata quasi due anni fa – dovrebbe provocare. Younger dovrebbe lasciare la direzione del servizio di spionaggio per raggiunti limiti di età entro il prossimo novembre, data che coinciderebbe con il termine del suo mandato quinquennale. Tuttavia a Westminster e al numero 10 di Downing Street il desiderio sarebbe quello di lasciarlo al suo posto per altri 12 o 24 mesi: “Al fine di sovrintendere alle probabili turbolenze che il Regno Unito dovrà affrontare dopo la Brexit”. A ogni modo l’ultima parola spetterà al primo ministro May e al ministro degli Esteri Hunt. 

Secondo i servizi segreti britannici, uscire dall’Europa potrebbe tradursi, tra le altre cose, in un pericolo interno per sicurezza del Regno Unito e covare in sé una serie di rischi. Già nel 2016 gli ex capi di MI5, la sezione per il controspionaggio e la sicurezza interna, e l’MI6, avvertirono la premier Theresa May riguardo la possibilità che lasciare l’Unione europea avrebbe potuto minare nel futuro “la capacità di proteggersi” dai terroristi. Il barone Evans di Weardale, ex direttore generale dell’MI5, e Sir John Sawers, predecessore di Younger, sostennero apertamente che la Brexit avrebbe potuto provocare “instabilità nel continente”, aggravando le già evidenti “difficoltà economiche”, accentuando la crisi migratoria e fomentando “un ritorno a imporsi della Russia” come Stato forte che intende proiettare la propria potenza nel Vecchio Continente. Né il barone di Weardale né Sawers dovettero confrontarsi direttamente con la guerra di spie nel caso Skripale con le tensioni internazionali provocati dai vecchi metodi russi, ma evidentemente conoscevano bene gli scenari.

Adesso come allora, la preoccupazione è quella di una carenza di condivisione d’intelligence a livello continentale che limiterebbe le capacità del Regno Unito, che dovrebbe di conseguenza implementare i propri sforzi per colmare i gap che la separazione provocherebbe. 

L’attuale capo della Sezione 6, cinquantacinquenne ex-ufficiale del servizio d’intelligence dell’Esercito con una lunga carriera operativa in Medio Oriente, non ha posizioni troppo distanti da quelle del suo predecessore e della sua controparte al controspionaggio, ma sembra fiducioso nel riuscire a gestire la transizione e confida nella capacità di appianare le criticità d’intelligente in futuro: “La nostra capacità di rendere operativa la nostra rete di partnership … è ciò che ci distingue dai nostri avversari ed è un vantaggio strategico chiave che siamo determinati a mantenere. C’è tuttavia un po’ di nervosismo sulle conseguenze di una Brexit caotica”. Secondo Younger l’uscita rocambolesca: “Potrebbe, in extremis, negare protocolli di vecchia data che governano la rapida ed estesa condivisione di dati di intelligence tra la Gran Bretagna e le sue controparti europee”, ha confessato al Telegraph.

Secondo l’odierno “C” – firma in verde apposta sui documenti ufficiali che rappresenta il capo dei servizi segreti britannici dalla loro nascita – i problemi che il Regno Unito dovrà affrontare, con o senza Brexit, sono i medesimi che preoccupano le altre potenze alleate del Vecchio Continente: il cosiddetto “sorgere” della potenza cinese e le sue mire espansionistiche, territoriali e commerciali, l’ingerenza russa e un indesiderabile confronto con l’Occidente, la guerra ibrida fatta di cyber-attacchi e nuove strategie, e il terrorismo islamista. Se la Gran Bretagna dovrà affrontare queste sfide più isolata di quanto non lo fosse prima, è una questione di tempo e di scelte di governo – ma sopratutto del popolo inglese e del suo volere. Quello che sembra molto probabile, è che per accompagnare questo processo sarà ancora Alex Younger dal suo ufficio nel quartier generale postmoderno di Vauxhall Cross, a sorvegliare il destino del Regno Unito, e firmare i documenti segreti con la C.

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