Theresa May supera indenne il voto di sfiducia del Parlamento britannico, ma i nodi da sciogliere sulla Brexit sono ancora molti. La premier, questa notte, si è rivolta al popolo britannico dicendo che è suo interesse portare avanti il percorso dell’uscita dall’Unione europea per rispettare la volontà popolare.

Ma il voto di ieri della Camera dei Comuni è stato implacabile. E la mozione di sfiducia presentata da Jeremy Corbyn si sapeva che non avrebbe ottenuto la maggioranza, dal momento che i ribelli conservatori e del Dup (gli unionisti nord-irlandesi) avevano già detto di non votare insieme ai laburisti. Il loro voto di ieri non era contro il governo in generale, ma contro quell’accordo fra Londra e Bruxelles. Ed è quello lo scoglio che attende inesorabile la nave dell’esecutivo britannico.

Uno scoglio che ha una forma che fa tremare Londra ma anche l’Unione europea: l’uscita senza accordo, il cosiddetto no-deal. È questa la partita decisiva del governo di Theresa May, e cioè evitare che la Brexit si trasformi in un’uscita disordinata in cui il Regno Unito diventerebbe un Paese totalmente estraneo all’Unione europea, senza alcun accordo commerciale, economico o strategico che continui a legare Londra e Bruxelles, ma soprattutto Gran Bretagna e i singoli Paesi dell’Ue, preoccupati dalla fine di molti accordi di fondamentale importanza.

Uno scenario che preoccupa tutti, anche Angela Merkel, che oggi ha chiuso alla possibilità di un nuovo accordo, ma ha aperto al tavolo dell discussione: “c’è ancora tempo per negoziare”. Ed è proprio il tempo a essere ora il vero nemico di chi vuole scongiurare un Brexit senza accordo. Il tempo scorre rapido. E la data del 29 marzo si avvicina inesorabilmente. Fino a questo momento, tutti speravano che lì’accordo formalizzato da Gran Bretagna e Unione europea potesse garantire un passaggio “indolore” della fine di marzo. Ma il voto con cui la House of Commons ha bocciato il patto ha reso ancora più prossima l’eventualità di un no-deal. E se l’idea è che quella che la Brexit non sia più negoziabile, allora inizia a farsi vive l’ipotesi di un’alternativa: farla slittare. Idea che piace sia a un blocco bipartisan di deputati britannici, sia all’Unione europea.

Secondo fonti citate dal quotidiano britannico Times, funzionari dell’Unione europea stanno esaminando la possibilità di rinviare la Brexit fino al 2020.  Un’ipotesi addirittura superiore a quella prevista nei primi momenti dopo il voto di Westminster, quando si credeva sarebbe slittata a giugno. Ma di mezzo ci sono le elezioni europee. E l’Unione europea non avrebbe interesse a far arrivare in concomitanza sia le elezioni che la Brexit.

La mossa sarebbe arrivata con le aperture di Francia e Germania. Emmanuel Macron e Angela Merkel sono contrari alla Brexit e prima ancora a un’uscita con lo spauracchio del no-deal. Quindi stanno riflettendo sulla possibilità di dare a Theresa May questa via d’uscita per evitare di naufragare sulle rive del Tamigi. Ma il punto è che l’Unione europea vuole ulteriori garanzie. Deve essere la Gran Bretagna a chiedere una proroga, ma da Bruxelles hanno fatto capre di essere disposti a concedere uno slittamento solo se questo possa servire a cambiare le proposte o se serve a una trattativa che faccia giungere a una soluzione definitiva. Una proroga al solo scopo di dilazionare il tutto, ritrovandosi a giugno o nel 2020 con la stessa situazione, non interessa a nessuno.

La richiesta deve essere quindi valida a livello sostanziale. Solo allora sarà esaminata dai 27 Stati membri. L’impressione è che da parte dell’Unione europea ci sia l’intenzione di mostrarsi quasi compassionevoli nei confronti di una May ormai chiaramente debole. 

Il capo negoziatore dell’Unione europea, Michel Barnier, ha confermato che l’accordo giuridico tra Europa e Regno Unito non si tocca, in particolare per quanto riguarda il backstop per evitare il ritorno del confine fisico fra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. Ma Barnier ha detto che è possibile modificare esclusivamente la dichiarazione politica sulle relazioni futuro fra Londra e Bruxelles. “Se il Regno Unito sceglie di far evolvere le sue linee rosse in futuro e fa una scelta di maggiore ambizione, per esempio andare aldilà di un semplice accordo di libero scambio, allora l’Ue sarà immediatamente pronta a accompagnare questa evoluzione e a rispondervi favorevolmente”. Ipotesi confermata dal portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, che la definisce “non lontana dalla realtà”.