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La procedura del Brexit ha subito una pesante battuta d’arresto da parte della Corte Suprema della Gran Bretagna. È stata pronunciata  la sentenza da parte di Lord Neuberger, il rappresentante dei giudici che si sono espressi sulla vicenda. La Corte Suprema, con 8 voti favorevoli e 3 contrari, ha deciso.  Il Governo britannico non potrà appellarsi all’articolo 50 del Trattato di Lisbona senza la consultazione del Parlamento.L’articolo prevede infatti il meccanismo di recesso volontario e unilaterale dall’Unione europea. Ovvero l’atto che il popolo britannico ha espresso attraverso il voto referendario dello scorso giugno. Un percorso che non avrebbe dovuto avere intoppi. Finché la top manager Gina Miller, lo scorso novembre, invocò il ricorso dell’Alta Corte di Londra. I giudici britannici accettarono la richiesta della Miller perché l’uscita dall’Ue rappresentava un cambiamento della legislazione interna dello Stato britannico.  Perciò l’iter ufficiale avrebbe dovuto richiedere l’approvazione parlamentare.Il Governo di Theresa May si oppose alla sentenza facendo ricorso alla Corte Suprema, invocando la royal prerogative. Ovvero la facoltà che era del re e oggi del Governo di esprimersi unilateralmente sui trattati internazionali. La Corte Suprema ha così rigettato le argomentazioni del Governo May. Un ulteriore bastone tra le ruote al processo del Brexit.Cosa succederà alla Camera dei ComuniCome cambiano ora gli scenari? Difficile pensare che possa esserci una retromarcia circa la volontà di uscire dall’Unione europea, come già molti commentatori sperano. Anzi. Lo stesso Partito Laburista britannico, pur contrario alla Brexit, come riportato da Bloomberg, ha già fatto sapere attraverso il suo rappresentante, Jeremy Corbyn, che “non bloccheremo l’Articolo 50 ma cercheremo di apporvi degli emendamenti”.Potrebbe dunque svanire il disegno paventato da Theresa May circa un hard-Brexit con uscita dal mercato unico europeo e dalla giurisdizione della Corte di Giustizia Ue. Il Partito Laburista, insieme al partito dei Democratici Liberali, potrebbero infatti porre come clausola al Brexit proprio al permanenza nel mercato comune. L’unica nota positiva per il Governo di Londra è che la Corte Suprema ha deciso all’unanimità che i parlamenti di Scozia e Irlanda del Nord non avranno facoltà di voto sull’articolo 50. Una bella notizia per il fronte “Leaves”. Questo perché in entrambi i Paesi sia la maggioranza politica che dell’elettorato ha sempre fortemente osteggiato l’uscita dall’Unione europea.La corsa contro il tempo per il BrexitLa sentenza della Corte ridimensiona dunque quelle che erano le ambizioni del fronte hardline euro-skeptics, ma non mette in discussione la volontà popolare espressa con Referendum. Ora la difficoltà più grande per Theresa May sarà quella di affrettare i tempi. Il negoziatore Ue Michel Barnier non è persona pronta a concedere sconti ai britannici e ha già annunciato di voler iniziare le trattative tassativamente entro marzo. Ciò significa che il Governo May non ha nemmeno due mesi di tempo per farsi approvare dal Parlamento la proposta di legge sul Brexit. Considerata la volontà dell’opposizione di aggiungere numerosi emendamenti, non sarà così facile per il Governo rispettare i tempi. La decisione della Corte Suprema rappresenta dunque solo il primo degli ostacoli che si vorranno mettere al Brexit. Tra emendamenti futuri e trattative con Bruxelles il piano d’uscita della Gran Bretagna potrebbe diventare molto più ridimensionato.

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