Brexit, adesso è arrivata la vendetta dell’Europa

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Li hanno messi in trappola. Almeno per ora. L’Unione europea sembra aver costretto la Gran Bretagna in uno dei pantani più pericolosi e inquietanti degli ultimi decenni, con un quasi capolavoro strategico che ha mostrato al mondo tutte le enormi difficoltà che sta vivendo Londra. Theresa May ridotta ormai a una mera esecutrice delle volontà del parlamento britannico, la Camera dei Comuni spaccata su tutto, il Partito conservatore in preda a divisioni interne fra brexiters e anti Brexit, sostenitori della hard Brexit e supporter della soluzione più accomodante. Nel frattempo, gli indipendentisti sono pronti a dare il colpo di grazie alla fragile stabilità di May e compagni, mentre l’Irlanda (quella di Dublino) sembra ormai essere diventata fondamentale per il futuro dei rapporti fra Regno e Unione europea, tanto che il primo ministro Leo Varadkar è ricevuto ormai costantemente da Bruxelles a Parigi.

Molti si ricorderanno le parole con cui Jean-Claude Juncker aveva descritto il negoziato fra Londra e Bruxelles. Una minaccia che doveva servire a tutto il fronte sovranista ed euroscettico che vedeva nella scelta britannica il coronamento di un sogno, la possibilità di dire “basta” all’Unione europea. Il presidente della Commissione europea si rivolse ai britannici dicendo che Londra avrebbe pagato “un conto salato”. E quella minaccia sembra essere diventata molto concreta, a tal punto che oggi l’Europa non fa altro che prolungare la lenta agonia di Londra aspettando che May e il parlamento britannico decidano il da farsi.

Le mosse dell’Unione europea sono state complesse, articolate, ma profondamente coerenti. Volevano che Londra pagasse il conto di una scelta che ha rappresentato uno schiaffo morale e politico per tutta l’Ue. E hanno costretto il Regno Unito a un vero e proprio Vietnam politico fatto di accordi con le opposizioni, imposizioni di clausole che facessero esplodere il caos (vedi il regime di backstop fra Irlanda e Irlanda del Nord), richieste esose e, infine, pressing sulle altre potenze internazionali e sui governi degli Stati membri per evitare di coinvolgere Londra in affari finanziari e commerciali che di fatto regalassero dei vantaggi al Regno.

Una vendetta? Più o meno. E certamente Londra non poteva aspettarsi niente di diverso considerando il significato profondo che avrebbe potuto avere una Brexit ordinata e limpida, a conclusione di una scelta democratica del popolo britannico. L’Unione europea non avrebbe mai potuto accettare un’uscita netta e democratica di una delle principali potenze europee. Soprattutto perché si tratta di una decisione che poteva costituire l’inizio di un pericoloso effetto-domino, come dimostrato da altri Paesi in cui i movimenti euroscettici erano pronti a seguire Londra nella possibilità di indire referendum per la permanenza o meno nell’Ue. In una fase come quella di oggi in cui i partiti sovranisti tendono a espandere il loro consenso popolare e in cui i movimenti europeisti arrancano (così come i leader), Bruxelles ha pensato che fosse necessaria una lezione. Per colpire il Regno Unito, colpevole di aver provato a cambiare la narrativa europeista, ma soprattutto verso tutti coloro che pensavano di poter far cambiare rotta all’Europa ai Paesi membri dell’Ue.

L’idea è che Bruxelles, specialmente con l’avvicinarsi delle elezioni europee, voglia infliggere il colpo del ko alla Gran Bretagna di Theresa May per mandare un segnale a tutti. Uscire dall’Ue deve essere visto come un rituale pericoloso, violento, gravido di conseguenze nefaste e soprattutto incapace di dare vantaggi. Il negoziato fra Londra e Bruxelles doveva rappresentare un vero passaggio delle forche caudine. Lo è stato. Ed è il monito che l’Ue ha voluto consegnare a tutti i popoli europei. E non è un caso che, in questi giorni, sia arrivata anche l’indiscrezione del Financial Times secondo cui l’Unione è pronta a offrire al governo londinese un rinvio della Brexit per far votare i britannici alle elezioni europee. Un nuovo schiaffo per i pro leave pronto a spaccare ancora di più il Regno.