Ciò che è stato fatto di recente in Romania con l’annullamento delle elezioni a causa delle presunte ingerenze russe, potrebbe essere fatto anche in Germania. L’ex commissario europeo francese Thierry Breton, promotore del Digital Service Act (DSA), ha espresso preoccupazione per l’attivismo di Elon Musk nella politica europea, in particolare in Germania, che si prepara alle elezioni federali anticipate. Intervistato dalla radio francese RMC, Breton ha invitato alla “calma”, sottolineando che il quadro legislativo europeo è sufficientemente solido per affrontare eventuali violazioni.
Le dichiarazioni di Breton arrivano nel contesto delle critiche rivolte da molti leader europei e funzionari all’indirizzo dell’uomo più ricco del pianeta, che ha apertamente dichiarato il suo sostegno ad Alternative für Deutschland (AfD). In particolare, l’intervista di Musk con Alice Weidel, leader dell’AfD, trasmessa sulla sua piattaforma X (ex Twitter), ha irritato l’élite politica europea, che vuole prendere contromisure contro l’intromissione del patron di Tesla negli affari europei. Curiosamente, ad altri milionari e finanzieri, vedasi George Soros, fondatore dell’Open Society Foundations, ma anche Bill Gates, la stessa élite ha steso tappeti rossi. Ma evidentemente, in Europa, ci sono ingerenze buone o cattive a seconda dei casi.
Le parole di Breton su Musk
Breton ha affermato che, sebbene Musk abbia il diritto alla libertà di espressione come qualsiasi cittadino, le sue azioni su una piattaforma che opera anche in Europa devono rispettare le leggi locali. “La libertà di espressione è un elemento fondamentale in Europa”, ha detto Breton, sottolineando però che “la legge esiste” e deve essere rispettata.
Secondo Breton, se Musk dovesse violare la normativa europea, in particolare il Digital Services Act (DSA), sarebbero previste sanzioni severe, tra cui multe salate e persino un divieto di operare. “Siamo pronti a far rispettare queste leggi per proteggere le nostre democrazie in Europa”, ha dichiarato.
Lo scontro con Elon Musk
Evocando il precedente delle elezioni in Romania, Breton ha suggerito che le autorità tedesche potrebbero annullare i risultati delle elezioni se queste fossero influenzate da ingerenze esterne o da violazioni legali. In Romania, infatti, le elezioni sono state annullate dalla Corte Suprema del Paese a seguito del primo turno, ufficialmente a causa di una campagna su TikTok legata al candidato anti-NATO Călin Georgescu.
“Restiamo calmi e facciamo rispettare le leggi in Europa quando rischiano di essere aggirate”, ha concluso l’ex commissario. Successivamente, ne è nato l’ennesimo botta e risposta sui social tra Musk e lo stesso Breton, con il primo che ha definito l’ex commissario un “tiranno” e il secondo che accusa il proprietario di X di diffondere disinformazione. “L’Ue non ha alcun meccanismo per annullare qualsiasi elezione in qualsiasi parte dell’Ue”, ha ribadito Breton. “Niente ciò che viene detto nel video qui sotto è correlato solo all’applicazione del DSA e ai suoi obblighi di moderazione. Perso nella traduzione 🎥 …o un’altra fake news?”.
Quello che l’ex commissario non dice
L’ex commissario francese ha dunque negato che esista una correlazione tra l’applicazione del DSA e lo svolgimento delle elezioni. Soprattutto, ha negato di aver detto l’Ue abbia annullato le elezioni in Romania. Al netto di qualche dichiarazione travisata sui social, è davvero così? Forse su un piano strettamente formale sì, perché le elezioni sono state annullate dalla Corte Suprema su segnalazione dell’intelligence. Ma non c’è dubbio che il Digital Service Act faccia parte di un più ampio Scudo Democratico Europeo (European Democratic Shield) e agisca di concerto con le istituzioni dei vari Paesi e con l’European Digital Media Observatory (EDMO).
Non a caso, nelle scorse settimane, la Commissione Europea ha aperto un procedimento formale contro TikTok per un presunto mancato rispetto del Digital Services Act (DSA), in relazione alla sua obbligazione di valutare e mitigare i rischi sistemici connessi all’integrità delle elezioni del 24 novembre. “Se le violazioni saranno confermate, TikTok potrebbe aver infranto gli articoli 34(1), 34(2) e 35(1) del DSA. La decisione di avviare il procedimento si basa su rapporti di intelligence declassificati dalle autorità rumene, analisi di terze parti e documenti forniti dalla piattaforma stessa nel 2023 e 2024”.
Peccato che il caso della Romania sia decisamente controverso, e questo Breton non lo dice fornendo un assist formidabile ad Elon Musk. Motivo? La Romania, come già spiegato da InsideOver, ha un ruolo strategico cruciale per la NATO, poiché ospita il programma di addestramento per i piloti ucraini e sta ampliando la base militare “Mihail Kogălniceanu” vicino a Costanza, destinata a diventare la più grande base NATO in Europa. Le posizioni critiche di Georgescu verso la NATO sono quindi apparse problematiche per gli interessi geopolitici degli Stati Uniti nella regione. John Herbst, ex ambasciatore statunitense in Ucraina, ora membro del think tank Atlantic Council, ha affermato che “la Romania è stata il pilastro della NATO sul Mar Nero e pertanto l’impatto di una politica anche leggermente filo-russa a Bucarest indebolirebbe notevolmente la posizione della NATO” nella regione.
Secondo il giornalista investigativo Lee Fang, il Dipartimento di Stato americano, insieme a think tank e ONG finanziate da programmi come USAID, il National Endowment for Democracy (NED) e l’ambasciata statunitense a Bucarest, ha giocato un ruolo importante nel sostenere narrative contro Georgescu. Organizzazioni come GlobalFocus e Funky Citizens, sostenute da questi fondi, hanno alimentato l’idea di una presunta ingerenza russa nella campagna elettorale, nonostante manchino prove concrete che gli account social pro-Georgescu abbiano realmente influenzato l’esito delle elezioni. Nei giorni precedenti alla decisione della Corte Suprema rumena, queste organizzazioni hanno sostenuto una campagna per delegittimare il risultato elettorale, con accuse mirate a piattaforme come TikTok per la diffusione di contenuti favorevoli a Georgescu. Tutto questo Breton non lo ha detto. E allora, forse, tra mezze verità e cose non dette, Musk non è certo l’unico a diffondere “fake news”.

