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È uno sciopero generale di grandissime dimensioni quello cui sta assistendo il Brasile di Michel Temer. L’impopolarità del presidente è in aumento, e questo è dovuto a una serie di riforme controverse che il governo sta mandando avanti con la forza della maggioranza, ma che trovano una forte opposizione da parte di molte parti sociali e politiche. In particolare, le riforme di Temer vogliono colpire il sistema delle pensioni e i contratti di lavoro, con una liberalizzazione del mercato del lavoro messa a punto a tappe forzate. Le misure promosse dal controverso Temer contemplano la possibilità del subappalto di lavoratori, e altre disposizioni che ufficialmente vengono definite come misure di “flessibilità”, ma che i sindacati considerano in realtà dei tagli intollerabili al sistema brasiliano.Le strade di San Paolo, la città più popolosa del Brasile, si sono svegliate deserte e con barricate di pneumatici che bloccavano tutte le strade principali della città e le arterie per entrarne ed uscirne, come ad esempio quella che collega la capitale a Rio de Janeiro. Il viale Paulista, il cuore finanziario del Brasile, è rimasto vuoto di automobili, un’immagine lontana da quella della solita realtà. I trasporti pubblici completamente paralizzati, tassisti che hanno innalzato le tariffe per avere subito la possibilità di lucrare sullo sciopero, e stessa cosa hanno fatto i conducenti di Uber.La chiamata alle armi di tutti i lavoratori brasiliani è stata più estesa del previsto ed ha sorpreso gli stessi organizzatori. La maggior parte dei sindacati di sinistra, il sindacato centrale dei lavoratori, ma anche i gruppi cosiddetti “filo-governativi” hanno partecipato tutti alle proteste. Proteste che a detta di molti osservatori, hanno ricordato o addirittura superato quelle che furono messe in atto nel 1996. Il successo dello sciopero è una grave battuta d’arresto per il Temer, che i sondaggi mostrano ormai sempre più in declino. I brasiliani accusano il governo di non fare nulla contro la disoccupazione dilagante e non gli viene perdonato il fatto di essere stato alleato di Lula e Rousseff per molti anni. Gli stessi contro cui tramò per ottenere il potere. Le manifestazioni di ieri dimostrano che la cittadinanza è stanca di scelte politiche ma soprattutto di una classe dirigente d’idee vecchie e soprattutto che fa solo gli interessi della loro parte, senza mettere al centro il rinnovamento del Brasile.Infatti, se tutto è partito con la scelta delle riforme sociale e delle liberalizzazioni, a contribuire enormemente alla buona riuscita dello sciopero è stato senza dubbio il fatto che il Brasile sia in preda a un malcontento che nasce soprattutto a causa della corruzione. Il partito socialdemocratico brasiliano, quello del presidente Temer, è sotto stretta osservazione da parte di molte associazioni e di parti della magistratura. Ma è soprattutto il popolo brasiliano il primo ad essere stanco e a giudicare come intollerabile questa corruzione dilagante, soprattutto in un momento in cui il Paese soffre una crisi profonda di disoccupazione di recessione.I dati rivelano come il governo non sia stato in grado di frenare né la crisi né la recessione del Paese, e il fatto che i primi ad essere colpiti siano stati i lavoratori e i pensionati mentre la corruzione aumenta a dismisura, ha soltanto provocato ulteriormente una violenza e una rabbia già presente. Le ultime inchieste stanno portando alla luce un sistema di malaffare esteso ad ogni livello di potere, in particolare con riferimento alla compagnia petrolifera statale Petrobras, e a tutta una serie di imprese parastatali che avevano formato un cartello per aggiudicarsi tutti gli appalti del Paese. Un sistema che il Brasile non tollera più. Poteva accettarlo quando vi era crescita e la disoccupazione diminuiva. Ora, con gli indici economici che affermano tutto il contrario, le colpe del governo non sono più accettate dai cittadini. Si pretendono risposte rapide a tutto, dalla crisi alla corruzione, senza dover passare per il taglio al sistema sociale.

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