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“Scusi dove pensa di andare a piedi?”. Questa è la domanda che il solerte e gentilissimo portiere del Gloria, storico hotel nella “barra do Flamengo”, Rio de Janeiro, era solito fare a tutti i turisti che, ignari, desideravano sgranchirsi le gambe sul lungomare carioca. Sulle orme di Albert Einstein che al Gloria dormiva ogni volta che veniva a Rio, in quell’hotel 5 stelle – ormai chiuso dal 2010 per il blocco dei lavori di ristrutturazione dovuti al fallimento dell’ex miliardario/proprietario Eike Batista – anche chi scrive vi ha soggiornato nel 2007 e, naturalmente, si è sentito rivolgere la stessa domanda alle dieci del mattino. Subito un attimo di rabbia e il pensiero “ma che vuole questo”, poi la spiegazione civilissima del portiere: “Per la sua sicurezza è meglio che ovunque voglia andare le chiami uno dei nostri taxi, vuole una limousine?” L’episodio, in sé poco rilevante, è in realtà la punta di un iceberg dietro il quale si cela il dramma della violenza, urbana ma non solo, in Brasile sia per chi ci vive ma ancora di più per chi ci viene a passare le vacanze o semplicemente un breve periodo.

Partiamo da qui per far capire ai nostri lettori che tre omicidi di altrettanti nostri connazionali nel paese del samba in meno di un mese non sono una triste coincidenza. Ma che in Brasile la violenza è diventata un problema serio, non una leggenda metropolitana né, tantomeno, un insieme di episodi saltuari come invece, spesso, le autorità del governo sudamericano vogliono far credere. Prima dei Mondiali, solo per fare un esempio, l’allora ministro del Turismo verde-oro, Marta Suplicy, dichiarò che Rio era pericolosa come una qualsiasi metropoli europea, solo che “essendo un paradiso quando si verifica un fatto di cronaca nera tutti ne scrivono”. Purtroppo da almeno vent’anni è vero il contrario. Nell’inferno carioca ogni giorno vengono uccise una media di 15 persone e, dal 1996 ad oggi sono stati almeno 20mila i desaparecidos, persone sparite nel nulla per ragioni spesso legate alla criminalità, al narcotraffico ed alle mattanze di squadroni della morte sovente composti da ex militari/poliziotti che hanno creato milizie ad hoc. Del resto, con quasi 1000 favelas censite solo nello stato di Rio, è chiaro che al di là della buona volontà messa per “pacificarne” alcune, dove a far girare l’economia è il narcotraffico, le cose non potrebbero andare diversamente (oggi il Brasile è il paese che esporta più cocaina al mondo e l’80% di ciò che sniffano gli europei arriva dal porto di Santos).Entrare in favela può essere fatale e, purtroppo, lo è stato per Roberto Bardella, veneto di 52 anni che con il cugino Rino Polato stava facendo un tour in motocicletta del Sudamerica. Il GPS li ha fatti entrare nel Morro dos Prazeres, sulla carta una favela “pacificata” e dal nome esotico, “la collina dei piaceri”, in realtà uno dei tanti territori fuori controllo dello Stato verde-oro. Scambiati per poliziotti dalle sentinelle del narcotraffico sono stati accolti da una raffica di pallottole. Bardella è morto sul colpo, il cugino dopo essere stato sequestrato per ore dai delinquenti è stato liberato.Ma non è solo Rio ad essere pericolosa e per capirlo basta consultare l’Atlante della Violenza 2016, un tomo scritto dall’Ipea, l’istituto statale di ricerca economica applicata, da cui si evince, ad esempio, che Maceió, Fortaleza e Sao Luis – le capitali di Alagoas, Ceará e Maranhao, tutti stati con spiagge bellissime – hanno avuto lo scorso anno rispettivamente 80, 81 ed 85 omicidi ogni 100mila abitanti. Un’enormità se si pensa che nella “Roma criminale” nel 2015 per l’Istat c’è stato un omicidio (sempre ogni 100mila abitanti).E proprio ad 80 Km da Fortaleza, nella notte tra lo scorso 3 e 4 dicembre, è stato assassinato il manager milanese Alberto Baroli. Era in vacanza con la moglie Luigina in una villetta affittata sulla spiaggia di Beberibe, splendida località ma ad alto tasso criminale, come da statistiche è quasi tutto il nord-est brasiliano. I delinquenti per rubare 5mila euro in contanti, un computer portatile ed un cellulare sono entrati in villa nel cuore della notte, il manager secondo la ricostruzione della polizia locale ha reagito ed è morto accoltellato mentre sua moglie riusciva a salvarsi barricandosi in bagno.Negli ultimi 3 anni con 172mila omicidi il Brasile da solo ha superato tutti i morti ammazzati di 12 paesi come Iraq, Sudan, Afghanistan, Colombia, Congo, Sri Lanka, India, Somalia, Nepal, Kashmir, Pakistan ed Israele, dove i conflitti sono “di casa”, senza contare che tra le 50 città più violente al mondo 21 sono verde-oro. Solo lo scorso anno per Amnesty, la polizia ha ucciso in media 6 persone al giorno mentre gli omicidi registrati ufficialmente nel paese sudamericano sono stati 60mila. Molti ammazzati per futili motivi, per caso, per pochi spiccioli o, semplicemente, perché si trovavano al momento sbagliato nel posto sbagliato. Come Pamela Canzonieri una 39enne ragusana uccisa lo scorso 17 novembre da un vicino di casa nell’Ibiza Brasiliana, ovvero il Morro de Sao Paulo, nello stato di Bahia, ad un paio d’ore di ferryboat da Salvador. Storicamente un posto tranquillo, trattandosi di un’isola da cui difficilmente i criminali riescono a fuggire senza essere catturati. In realtà, pochi giorni prima della nostra connazionale, un argentino che da tre anni lavorava come barista proprio al Morro era stato ucciso durante una colluttazione e, purtroppo da qualche anno, sono sempre di più i turisti che scelgono la prima e la seconda spiaggia dell’isola – le più centrali, ce ne sono altre, tra cui la quarta, ancora tranquille – per sballarsi con ogni tipo di droga.Difficile dare consigli per evitare che altri lutti tra nostri connazionali, ma vale la pena comunque provarci. Innanzitutto, oggi è meglio evitare di affittare case isolate, soprattutto in zone con statistiche di omicidi così elevati, perché è possibile che i delinquenti del posto vengono a saperlo e, dunque, decidano di rapinarvi. Meglio le pousadas – si chiamano così in Brasile le pensioni vista mare – che hanno quasi sempre una qualche security durante la notte. Se si dovesse venire rapinati non reagire mai né fare movimenti bruschi che potrebbero essere fraintesi dai criminali. Evitare di entrare in favela a meno che non si sia accompagnati da un rappresentante della comunità. Fate attenzione a GPS, Waze ed applicativi similari: vi possono portare in posti pericolosi, è sempre meglio usare taxi o guide esperte, soprattutto a Rio. Date ciò che vi viene chiesto e non portate oggetti di valore addosso a cominciare da orologi e catenine/anelli d’oro. Verificate di avere in tasca un minimo di danaro perché se rapinati e non si ha nulla da dare si può anche venire uccisi, sovente i delinquenti sono infatti sotto gli effetti di droghe pesanti come il crack e le armi sono diffusissime anche tra gli adolescenti (la criminalità qui gestisce 3,8 milioni di armi da fuoco).Evitate di portare la carta di credito e, se proprio l’avete in tasca, abbiate a mente il codice: a volte si può venire sequestrati per poche ore (si chiama sequestri express) e si è costretti a ritirare soldi al bancomat. Se guidate fare attenzione ai semafori: è al rosso, mentre siete bloccati nel traffico, che avvengono molte rapine. Sia chiaro, il Brasile rimane un paese bellissimo e vale davvero la pena visitarlo, però è molto violento ed ignorarlo può essere fatale.

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