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Politica

Artico: un nuovo fronte “caldo” tra Cina, Russia e Nato

La partnership tra Russia e Cina è da tempo sbarcata anche nell'Artico. Le ultime mosse di Mosca e Pechino preoccupano l'Occidente.
Russia polo

La “partnership senza limiti” tra Russia e Cina è da tempo sbarcata anche nell’Artico. “Consideriamo promettente la cooperazione con i partner cinesi nello sviluppo del potenziale di transito della rotta artica. “Siamo pronti a creare un organismo di lavoro congiunto per lo sviluppo della rotta settentrionale”, aveva dichiarato il presidente russo Vladimir Putin lo scorso marzo, dopo aver ricevuto a Mosca il suo omologo cinese Xi Jinping.

A distanza di quasi un anno il tema è tornato ad essere caldissimo, al punto che i funzionari del Pentagono stanno reimpostando la politica e l’addestramento degli Stati Uniti nell’Artico in risposta ai piani sino-russi.

Del resto, ha sottolineato la Cnn, questa regione non è immune dalle tensioni che affliggono il resto del globo. In un recente discorso al Consiglio Artico – l’organismo intergovernativo che funge da amministratore dell’area – l’ammiraglio Rob Bauer, capo del comitato militare della Nato, ha lanciato un chiaro avvertimento: “Non possiamo essere ingenui e ignorare le intenzioni potenzialmente nefaste di alcuni attori nella regione. Il conflitto può presentarsi in qualsiasi momento e in qualsiasi ambito. Anche nell’Artico”. Pur senza nominarli, gli attori citati da Bauer erano proprio loro due: Russia e Cina.

Cosa succede nell’Artico

Ci sono principalmente due tendenze da non sottovalutare. La militarizzazione in rapida crescita della regione, alimentata dalle crescenti tensioni internazionali, sta spingendo vari player globali a trarre vantaggio dal potenziale strategico ed economico dell’Artico. Lo scioglimento dei ghiacci, inoltre, sta al contempo creando nuove rotte marittime e inedite possibilità per sfruttare le risorse naturali presenti in loco, rendendo il controllo strategico di questa fetta di mondo sempre più allettante.

In tutto questo non dimentichiamoci che a poche centinaia di miglia dal porto di Tromso, in Norvegia, si estende la penisola di Kola, dove la Russia ospita la sua flotta settentrionale. E dove numerosi sottomarini con missili balistici, incrociatori, cacciatorpediniere, fregate, e tante altre risorse militari sono ammassate nei pressi del confine con la Nato.

Durante il richiamato vertice tra Putin e Xi, Russia e Cina hanno concordato di concentrarsi sull’Artico, aprendo così un nuovo fronte contro l’Occidente. Secondo alcune stime, Pechino ha investito 90 miliardi di dollari nella regione. Ed è proprio questo l’ossigeno di cui ha bisogno il Cremlino per operare in loco.

Cina e Russia in prima linea

Sia chiaro: ben prima dello scoppio della guerra in Ucraina, la Cina aveva iniziato ad incrementare la propria presenza nell’Artico attraverso un’ampia partnership con la Russia, in aree che includevano porti e aeroporti multiuso, l’estrazione di energia, a ricerca scientifica e la condivisione di dati di intelligence, nonché di sorveglianza e ricognizione.

Pechino ha inoltre da sempre auspicato di estendere la Nuova Via della Seta tra i ghiacci artici, in modo tale da creare la cosiddetta Via della Seta Polare, immaginato dal Dragone per garantirsi una fornitura stabile di gas naturale liquefatto, oltre che una rotta marittima alternativa rispetto a quelle fin qui tradizionalmente utilizzate.

In un simile scenario, la Nato ritiene che tutto ciò sia preoccupante. L’ammiraglio Bauer sostiene che “mentre le intenzioni della Russia nell’Artico sono diventate chiare negli ultimi anni”, quelle della Cina “rimangono opache”. Dal canto suo la Cina nel 2018 si era dichiarata una nazione “vicina all’Artico” (nonostante il Paese si trovi a più di 900 miglia dal Circolo Polare Artico). La nuova accoglienza russa ha semplicemente offerto al Dragone l’opportunità, a lungo cercata, di potersi incuneare meglio in questa zona strategica.

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