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Giorgia Meloni Matteo Salvini sono ai ferri corti nella contesa politica che vede su fronti opposti i due alleati di centro-destra, divisi sul futuro del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Il “lodo D’Alema” tra Lega e Fdi

Il Copasir, organo di vigilanza sui servizi segreti e vero e proprio scudo dell’economia e dei settori strategici italiani nell’anno della pandemia, è oggigiorno guidato dal leghista Raffaele Volpi, succeduto all’attuale ministro della Difesa Lorenzo Guerini nel 2019 dopo il passaggio dal governo Conte I al governo Conte II, ma per legge dovrebbe essere guidato da un esponente dell’opposizione parlamentare.

Trovandosi su un fronte opposto al Carroccio, in prima fila nel sostegno al governo Draghi, Fdi ha rivendicato per sé la guida del comitato di Palazzo San Macuto, nelle cui attività uno dei “registi” è il senatore e vicepresidente Adolfo Urso, che in molti indicano come papabile candidato della Meloni alla sostituzione di Volpi. Dal canto suo, Volpi ha chiesto un parere ai presidenti di Senato e Camera di fornire un’interpretazione sul “lodo D’Alema”: l’ex premier, scelto come presidente del Copasir nel 2010 dopo le dimissioni di Francesco Rutelli, in una fase in cui il Pd era all’opposizione del governo Berlusconi IV,f u confermato dopo la nascita del governo Monti nonostante il formale passaggio dei dem alla maggioranza che appoggiava il governo tecnico dell’ex rettore della Bocconi.

L’intervento dei presidenti delle Camere

Roberto Fico Elisabetta Casellati, in questo contesto, hanno di fatto già risposto in una nota congiunta di replica alle richieste di Fdi, sottolineando di non aver le prerogative per forzare il presidente di un comitato alle dimissioni: “La richiesta formulata dai Gruppi di Fratelli d’Italia della camera e del senato, finalizzata a veder attribuita la presidenza del Copasir a un parlamentare di opposizione, potrà essere soddisfatta esclusivamente attraverso accordi tra le forze politiche, che i Presidenti si riservano di verificare in sede di Conferenza dei Capigruppo”.

La nota congiunta Fico-Casellati segnala inoltre alcune questioni critiche della normativa legata alla Legge 124 del 2007: teoricamente stando alla lettera della norma Fratelli d’Italia, in quanto unico gruppo parlamentare all’opposizione, potrebbe rivendicare per sé metà del comitato, sebbene questo potesse comportare una chiara sovra-rappresentazione del partito della Meloni, ma al contempo i presidenti di Camera e Senato non hanno i poteri formali per far decadere un presidente; nella legge sui servizi non è prevista alcuna forma di rinnovo dei componenti del Copasir nel corso della legislatura e non è disciplinata peraltro alcuna ipotesi di decadenza dalla carica del presidente; in sostanza, Fdi si trova nella situazione in cui l’allora Lega Nord, unico gruppo parlamentare di opposizione assieme all’Italia dei Valori, si imbatté ai tempi del governo Monti quando fu applicato il “lodo D’Alema”, avendo “una consistenza numerica corrispondente a poco meno del 6 per cento dei seggi complessivi delle due Camere, inferiore a quella che avevano i Gruppi Lega Nord Padania nella XVI legislatura”.

La mossa del cavallo di Letta

Di fatto Fico e Casellati hanno deciso di non decidere e rimandato la palla nel campo della contrattazione politica. Critica la risposta del partito della Meloni: “L’onorevole Fico e la senatrice Casellati decidono pilatescamente di non esercitare la loro autorità e consentono così che si violi una norma di garanzia a tutela della tenuta delle istituzioni”, si legge in una nota dei capigruppo Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani. Ugualmente critico un esponente della maggioranza, il costituzionalista e deputato del Pd Stefano Ceccanti, secondo cui “se un diritto è garantito alle opposizioni, non può dipendere dai patti politici”.

E proprio il neo-segretario del Pd Enrico Letta ha compiuto nei giorni scorsi una vera e propria “mossa del cavallo”. Letta, incontrando Giorgia Meloni nei giorni scorsi, ha aperto alla prospettiva di un sostegno dem a Fdi in sede di negoziazione partitica per aprire le porte della presidenza dle Copasir alla formazione dell’onorevole romana.

L’ex presidente del Consiglio ha giocato con astuzia questa carta, aprendo di fatto un cuneo tra gli alleati in competizione per la leadership del centro-destra. Una mossa dettata, tra le altre cose, dai timori per la maggior serenità con cui la Lega sta affrontando il percorso del governo Draghi, in cui ha piazzato nello strategico ruolo di Ministro dello Sviluppo Economico, vicinissmo alla cabina di regia di Palazzo Chigi, il suo Giancarlo Giorgetti.

Il triangolo Letta-Salvini-Meloni

L’apertura della faglia tra Lega e Fdi segnala anche il timore leghista per una ramificazione del partito della Meloni nelle istituzioni, in quanto il controllo del Copasir, nota Marco Antonellis su Italia Oggi, sarebbe un vantaggio non da poco per Fratelli d’Italia”. Il comitato da tempo è garante della linea filo-atlantica in materia di sicurezza economica, strategica e tecnologica e aiuterebbe Fdi ad accreditarsi come formazione in grado di assumersi responsabilità di vertice proprio ora che l’Italia “anche per vicende extrapolitiche sta mettendo in discussione i suoi rapporti con la Russia di Vladimir Putin. Insomma, a via Bellerio non vogliono dare alcun vantaggio all’alleato soprattutto su vicende tanto delicate come quelle che riguardano il Copasir e i rapporti con la Russia”.

Letta, scrive il Corriere della Sera, “vuole indossare i panni dell’anti-Salvini. Un modo per tenere uniti sia il partito che la coalizione che verrà” e cui sta lavorando assieme a un altro ex inquilino di Palazzo Chigi divenuto leader partitico, Giuseppe Conte, ora alla testa del Movimento Cinque Stelle.

Un accordo è nell’interesse di Lega e Fdi

In tutto questo, le liti sul futuro del Copasir e sulla sua governance ne bloccano da oltre due mesi l’operatività. Il testo congiunto di Fico e della Casellati segnala che ora come ora il Comitato può operare, ma nella realtà dei fatti dal 26 gennaio, giorno delle dimissioni di Giuseppe Conte, lo scrutinio parlamentare sulla sicurezza repubblicana è di fatto azzerato. E in una fase politica tanto tesa quanto quella attuale sul fronte internazionale, in cui la sicurezza nazionale passa per opportune e tempestive garanzie su diversi fronti (dai vaccini alla tecnologia) e in cui l’operato dei servizi appare sempre più fondamentale per la sua tutela, la risoluzione del nodo della presidenza del Copasir è nell’interesse di tutte le forze politiche.

Lega e Fdi possono intendersi in nome della comune visione geopolitica e di interessi convergenti sul mantenimento della compattezza della coalizione in una prospettiva che guardi oltre il governo Draghi. Nella consapevolezza che una coalizione che si dichiara pronta a incarichi di governo non può non pensare che i problemi securitari di cui il Copasir si occupa saranno in futuro competenza di entrambe le formazioni. Indipendentemente dal colore politico del presidente: la Lega, per mezzo di Volpi, e Fdi, con l’operato di Urso, hanno contribuito a plasmare nell’ultimo anno e mezzo la natura strategica del Copasir come “scudo” dell’economia italiana. I primi partiti a dover cercare un accordo sul nome della leadership del comitato sono proprio i due maggiormente coinvolti: fattore fondamentale per evitare che la causa sia strumentalizzata da attori esterni.

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