Gli abitanti delle Isole Bougainville hanno votato, nel corso di un referendum svoltosi tra il 23 novembre ed il 7 dicembre, a favore dell’indipendenza della regione dalla nazione di Papua Nuova Guinea. Il 9% degli elettori si è espresso in favore dell’autodeterminazione mentre appena il 2% ha sostenuto l’idea di continuare a far parte di Papua Nuova Guinea ma con una maggiore autonomia. Una scelta, quella della secessione, che dovrebbe permettere all’arcipelago di divenire indipendente al termine di un lungo processo politico che vedrà coinvolta anche Port Moresby. Il referendum aveva, infatti, natura consultiva e l’autodeterminazione delle isole dovrà essere negoziata tra le autorità regionali e quelle centrali e sarà infine il Parlamento statale ad approvare o meno la secessione. Alcuni osservatori locali ritengono, dunque, che l’indipendenza non si realizzerà prima di un decennio ed anche le dichiarazioni rilasciate da Sir Puka Temu, ministro di Papua Nuova Guinea per Bougainville, sembrano gettare acqua sul fuoco. Il politico, infatti, ha definito i risultati come “credibili” ma ha anche ricordato la natura consultiva del voto. Il timore è che, qualora i risultati del referendum non vengano onorati, l’isola possa tornare ad essere preda di tensioni e violenze.

Una storia difficile

Una lunga e devastante guerra civile ha colpito, tra il 1988 ed il 1998, l’arcipelago di Bougainville provocando la morte di circa ventimila persone su una popolazione stimata di duecentomila abitanti. Le radici del conflitto vanno ricercate nei contrasti, sorti tra il governo centrale e quello locale, in merito alla spartizione dei profitti derivanti dalla miniera di rame di Panguna, che contribuiva al 45 per cento delle entrate nazionali derivanti dall’export e che era il sito del suo genere più grande del mondo. Un altro fattore di tensione fu l’inquinamento ambientale causato dalla miniera e a questi andarono ad aggiungersi anche le differenze culturali tra gli abitanti del luogo, più simili a quelli delle Isole Salomone e la popolazione di Papua Nuova Guinea. Gli scontri, scoppiati tra la Bougainville Revolutionary Army (BRA), le forze di Port Moresby ed alcune milizie locali ad esse alleate provocarono, oltre a gravi perdite tra i civili, anche la chiusura della miniera di Panguna che è ormai in stato di abbandono dal 1989. Il conflitto terminò nel 1998 anche grazie alla mediazione, tra gli altri, di Australia e Nuova Zelanda mentre l’Accordo di Pace, siglato nel 2001, portò alla creazione della Regione Autonoma di Bougainville.

Le prospettive

Una delle clausole chiave degli Accordi di Pace, però, consisteva nello svolgimento, entro vent’anni dalla firma dell’intesa, di un referendum sull’indipendenza della regione. La consultazione ha avuto luogo ed il risultato è molto chiaro ed ora toccherà alle delegazioni politiche delle due parti trovare un accordo definitivo che possa scongiurare un ritorno della violenza a Bougainville. La probabile autodeterminazione della regione, tra l’altro, giunge poco più di un anno dopo il fallito referendum indipendentista che ha avuto luogo nella collettività francese della Nuova Caledonia. Questo territorio, però, tornerà al voto nel 2020 e chissà se i nuovi equilibri di Bougainville, qualora riesca ad ottenere l’indipendenza, non influenzeranno anche gli sviluppi e mettano i bastoni tra le ruote di Parigi.

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