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La Corte suprema britannica ha stabilito che il consiglio di Boris Johnson alla regina di sospendere il Parlamento fino al 14 ottobre era “illegale, nullo e senza effetti“. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha allora chiesto le dimissioni del primo ministro. Tuttavia, all’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, ha continuato dichiarando che potrebbe sospendere il Parlamento una seconda volta, in totale disaccordo con la decisione della Corte. Con le istituzioni contro di lui, le possibilità di portare a termine la Brexit per il 31 ottobre cominciano a diventare sempre più esigue.

Mercoledì pomeriggio il procuratore generale Geoffrey Cox ha annunciato che il governo richiederà l’approvazione del Parlamento per andare alle elezioni anticipate. Se i Conservatori vinceranno a maggioranza, avranno mandato per garantire che il no-deal sia tenuto sul tavolo durante le trattative in corso con l’Ue. Ma il corrispondente politico di Sky News Lewis Goodall ha twittato che l’opposizione resisterà fino a quando il Benn Act, che richiede che il primo ministro si batta per ottenere una proroga della data di ritiro dell’Inghilterra dalla Ue e prevenire il no-deal, non sarà modificato.

Se si andrà alle elezioni, i Tories dovranno provare ad ottenere il mandato per ribaltare il Benn Act. Così potranno presentare all’elettorato una scelta chiara tra lasciare l’Ue del tutto con il governo del Partito conservatore di Boris, con la politica confusa dei laburisti di sostenere il Single Market del Regno Unito e l’appartenenza all’Unione doganale, e i Liberal democratici che intendono fermare del tutto la Brexit. A prescindere da tutto ciò, c’è un partito che può costare la maggioranza ai Tories; il Partito della Brexit. Il solo modo in cui il leader Tory possa avere la maggioranza è facendo un patto con entrambi gli altri partiti.

Nigel Farage ha impressionato molti presunti esperti di politica riuscendo a mobilitare un partito politico nello spazio di sei settimane e poi vincendo le elezioni Europee di quest’anno. I video che il suo partito ha condiviso sui social media provano che si stanno dando da fare per andare alle elezioni. Se i Conservatori dovessero tornare in Parlamento senza una maggioranza e dovessero così dipendere dal Dup per sopravvivere, allora l’opposizione potrà obbiettare come fece dopo le elezioni del 2017 che il governo non ha la maggioranza per legiferare su una no-deal Brexit. Westminster continuerà ad assistere al ripetersi degli eventi che hanno continuamente rinviato l’uscita dell’Inghilterra dalla Ue. Pertanto, Boris potrebbe non avere scelta se non quella di garantire che il Regno Unito lasci l’Ue con una versione molto modificata del Withdrawal Agreement (Wa), l’Accordo sul Ritiro di Theresa May.

Alcuni elementi dell’accordo effettivamente aiutano a portare a termine la Brexit: pone termine alla politica agricola comune e alla politica della pesca comune, così come alla libera circolazione delle persone. Eppure consente alla Ue il veto su quando l’Inghilterra lascerà la coalizione. Il Wa garantisce che il Paese rimanga membro di una “unione doganale”, fornisce alla Corte di giustizia europea elementi di giurisdizione sulla nazione, mantiene il sostegno alla posizione Irlandese separando l’Irlanda del Nord dal resto dell’Europa. Se Boris vuole rendere l’accordo una realtà, dovrà eliminare tutti questi elementi del documento della May. Ma non è chiaro come possa Bruxelles essere d’accordo su questo.

Il Daily Express riporta che nel prossimo incontro del Consiglio europeo il 17 ottobre, il presidente francese Emmanuel Macron probabilmente respingerà un’altra richiesta di dilazione della Brexit. Con poco tempo a disposizione e nessuna maggioranza per modificare il Wa, oltre a possibili elezioni, le migliori possibilità del Regno Unito per lasciare l’Unione europea potrebbero risiedere nei francesi. Ma per ora è solo una speculazione.

Boris ha ragione ad essere ottimista. Malgrado tutti i tentativi di contrastare l’abbandono dell’Ue, ha ancora un paio di realistiche opzioni che rimangono per garantire che il suo Paese esca il 31 ottobre. Il mese prossimo sarà deciso il destino delle politiche britanniche per le prossime generazioni.

 

Traduzione a cura di Marina Modafferi

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