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Sadiq Khan si sta avvicinando con tranquillità alla tornata di elezioni amministrative che segneranno il primo banco di prova per la politica britannica dopo la pandemia di Covid-19. Il sindaco laburista di Londra ha un vantaggio in doppia cifra sull’avversario conservatore Shaun Bailey e gli analisti politici della City sono più interessati al derby tra gli stravaganti candidati minori, l’attivista anti-lockdown Laurence Fox e l’eccentrico Count Binface, che ha basato l’intera campagna elettorale sull’imposizione di un calmiere politico al prezzo dei croissant a una sterlina, entrambi dati all’1% nei sondaggi. La probabile riconferma del sindaco di Londra appare destinata ad essere l’unica buona notizia in arrivo per i laburisti nell’imminente tornata elettorale che porterà il Regno Unito alle urne. Il predecessore di Khan a Londra, il premier Boris Johnson, mira ad andare all’incasso. Ampliando la coalizione sociale e le prospettive politiche che hanno reso possibile il trionfo alle elezioni del 2019.

I sondaggi spingono BoJo alle amministrative

Le più importanti elezioni amministrative dal 1973 in termini numerici chiameranno alle urne 48 milioni di cittadini britannici per rinnovare circa 5mila posizioni nei consigli comunali e oltre 140 amministratori e si sommeranno ai voti per i parlamenti locali di Scozia e Galles. I sondaggi nazionali danno i Conservatori di Johnson in volo dopo il successo della campagna vaccinale che sta portando il Paese fuori dalla pandemia di Covid-19 e l’avvio di consistenti misure di stimolo economico che hanno ridato fiato alle sempre più robuste prospettive di ripresa. Inoltre, il parallelismo con la fatica dell’Unione Europea su vaccini e risposta al Covid ha dato nuova linfa alle tesi dei fautori della Brexit, radicati soprattutto nell’Inghilterra settentrionale e periferica.

Proprio tra le ex roccaforti operaie deluse dai Laburisti si è coltivato il trionfo elettorale che ora Johnson vuole replicare. Dalle aree del Northumberland alle Midlands e allo Yorkshire sono gli abitanti della Gran Bretagna profonda narrata nella sua disperazione dai film del regista di sinistra Ken Loach, gli eroi dimenticati vittima della deindustrializzazione massiccia e delle disuguaglianze a spingere i Tory verso la maggioranza assoluta. Sostituendo al “muro rosso” un “muro blu” che ora BoJo vuole rinsaldare. Nelle West Midlands i conservatori mirano a difendere la poltrona di mayor di Andy Street dall’assalto dell’ex ministro laburista Liam Byrne e nel West Yorkshire a scalzare la sinistra dopo aver sfondato nel 2019 nei collegi di Wakefield, Keighley e Dewsbury.

Rischio flop per i Labor

Ma il Labor trema particolarmente per un voto legato a un’elezione suppletiva nazionale ad Hartlepool, cittadina di 90mila abitanti situata sulle coste del Mare del Nord, nel Nord-Est del Paese, in quello che è stato uno storico feudo elettorale della sinistra, sopravvissuto anche ai marosi degli Anni Ottanta e alle disfatte elettorali contro Margaret Thatcher. Hartlepool, centro portuale un tempo sede di un’importante industria di cantieristica navale, eleggerà il suo nuovo deputato dopo le dimissioni del laburista Mike Hill. Laburista dal 1964, Hartlepool è dunque uno dei perni dell’ex muro rosso che Johnson mira a scardinare nel voto suppletivo. E il premier stesso ha fatto più volte campagna elettorale nel distretto, in competizione con il leader laburista Keir Starmer. I sondaggi danno per papabile una storica vittoria conservatrice e l’elezione a deputata della candidata Jill Mortimer a scapito del laburista Paul Williams. Anche il Guardian, storicamente attento alla causa della sinistra britannica, ha lanciato l’allarme per il possibile disastro che attenderebbe il partito in caso di sconfitta ad Hartlepool.

La possibile grana gallese

La principale pietra d’inciampo per Boris Johnson potrebbe essere invece il Galles. Unica nazione costitutiva del Regno a sostenere la Brexit assieme all’Inghilterra, di cui è considerata di fatto un’appendice, il Galles vedrà il rinnovo del suo parlamento interno, storicamente dominato proprio dai laburisti. La cui sconfitta, in questo caso, creerebbe possibili grattacapi a Londra. “Dal 1999, l’anno in cui per la prima volta si è votato per l’Assemblea nazionale gallese (il Senedd), il Labour ha dominato anche il Parlamento di Cardiff, ed è stato il perno di ogni governo locale”, nota Il Foglio, ma l’avanzata Tory potrebbe costringerlo a coalizzarsi con gli indipendentisti del Plaid Cymru, che possono aprire una nuova faglia tra le nazioni celtiche e l’epicentro del Regno.

I gallesi hanno aperto le porte alla Brexit e ottenuto nuove rivendicazioni identitarie dal suo completamento, specie tra le giovani generazioni: “Il sostegno per l’indipendenza gallese si aggira attorno al sessanta per cento nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni mentre l’ottanta per cento vorrebbe trasferire ancora più poteri da Londra a Cardiff”. Johnson spera che un guadagno di seggi da parte dei Tory depotenzi questa mina, che ci ricorda come nella politica britannica nulla sia mai da dare per scontato.