La crisi dovuta alla pandemia non ha modificato le priorità di Boris Johnson, che punta dritto in direzione della Brexit. Il “cigno nero” della storia ha rallentato la tabella di marcia delle trattative, ma Regno Unito ed Unione europea ora sembrano disposti ad un’accelerata che consenta di recuperare il tempo perso per strada. La quadra tra le parti non è ancora stata trovata. “Bo-Jo” ha annunciato due novità, una già prevista ed una in fase di studio.

Sulla questione del “sistema a punti” per i migranti che varcheranno le soglie del Regno Unito, il primo ministro non ha intenzione di cambiare di una virgola quanto annunciato poco dopo l’esito delle elezioni che lo hanno confermato. Boris Johnson ne ha parlato al Telegraph, assicurando sul fatto di non voler blindare la Gran Bretagna. Però il Regno Unito avrà delle necessità economiche: i punti saranno assegnati sulla base della domanda proveniente dal mercato. Questo significa, in sintesi, che se alla nazione di Boris Johnson, in un determinato periodo di tempo, dovessero servire molti operai, il punteggio di quella classe di lavoratori aumenterà? Possibile che sia così.

Si ventila che il modello studiato dall’amministrazione di “Bo-Jo” sarà simile a quello vigente in Australia, dove la “linea dura” prevale. E infatti Boris Johnson ha apertamente spiegato che la finalità è quella di controllare al meglio il sistema. I tassi d’occupazione e di disoccupazione, insomma, non possono più prescindere dalle esigenze dei cittadini britannici. Questa è la ratio delle politiche che i conservatori intendono adottare. 

L’altro grande tema riguarda quello che accadrà con il ripristino delle frontiere commerciali. Siccome si prevede che le procedure e le difficoltà aumenteranno in termini di scambi, si sta valutando di investire circa 800 milioni di euro in nuove infrastrutture. Soldi che la Gran Bretagna avrebbe già stabilito di utilizzare, così come ripercorso dall’agenzia Nova. Questa fase, oltre che per controllare la diffusione dei contagi da Sars-Cov2, viene sfruttata da Johnson per predisporre il terreno in vista della Brexit. Nonostante i media progressisti insistano sulla narrativa secondo cui i britannici, se rivotassero, deciderebbero di rimanere all’interno del consesso della Unione europea, Boris Johnson prosegue con decisione, seguendo punto per punto il suo piano.

La stessa Unione europea, nel corso di queste ore, ha fatto sapere di non voler più rivedere l’accordo di fondo. Sempre la fonte sopracitata ha evidenziato l’opinione del ministro degli Esteri spagnolo, Arancha Gonzalez Lay, che vorrebbe che la quadra fosse rintracciata entro la fine dell’anno corrente. Alcuni attori politici europei hanno fretta. La Brexit permetterebbe di ragionare d’Europa e del suo peso nei termini effettivi. La trattativa in corso lascia qualche margine di dubbio. L’Unione europea conterà allo stesso modo anche senza Gran Bretagna? Sarà la geopolitica a rispondere ma, accorciando i tempi, si ha la possibilità di avere a che fare con la situazione reale e non con questo stato delle cose, che è atipico e che blocca parzialmente le cancellerie europee su altri fronti.

Il “No Deal”, quindi una versione “hard” della Brexit, rappresentano ancora due spettri. La pandemia potrebbe anche spingere in quella direzione, ma è un’eventualità che sia Boris Johnson sia Bruxelles vogliono scongiurare. Poi, nel mese di novembre, si terranno le elezioni americane. Boris Johnson sa che se dovesse vincere Trump il futuro sarà costellato da patti bilaterali. Il punto di domanda riguarda l’affermazione di Joe Biden: come reagiranno i Democratici alla Brexit in caso fossero loro a dover gestire i rapporti tra Stati Uniti e Uk? Joe Biden potrebbe anche decidere di assecondare il piano di Trump: una rinnovata intesa tra questi due colossi geopolitici potrebbe convenire comunque agli Stati Uniti.

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