Nel mondo ci sono 4120 testate nucleari sempre pronte al lancio. L’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma ha pubblicato questa mattina l’annuale report sulle forze nucleari globali, rilevando le attuali tendenze e lo stato degli arsenali. I dati del SIPRI confermano che il numero complessivo delle armi nucleari nel mondo continua a diminuire, ma nessuno degli Stati che li possiedono è disposto a rinunciare alle capacità strategiche.Sono nove i paesi che possiedono in inventario delle armi nucleari: Stati Uniti (7000 testate), Russia (7290), Regno Unito (215), Francia (300), Cina (260), India (100/120), Pakistan (110/130), Israele (80) e Corea del Nord (10). Complessivamente, nel mondo sono stoccate 15.395 testate nucleari: 4120 sono sempre pronte al lancio.6d200be5-f624-4250-a868-d452a84849daSecondo i dati del SIPRI, gli Stati Uniti hanno sempre pronti al lancio 1930 testate (tra componente strategica terrestre e sottomarina). La Russia 1790, mentre la Gran Bretagna ha sempre pronte al lancio 120 testate nucleari. La Francia, infine, 280. Rispetto al 2015, il numero complessivo delle testate nucleari è sceso da 15850 a 15395.Per approfondire: “Nel 2017 guerra nucleare con la Russia”Lo smantellamento appare comunque lento, mentre i livelli di investimento aumentano costantemente. La diminuzione del numero complessivo delle armi nucleari nel mondo è dovuta principalmente a Russia e Stati Uniti. I due paesi rappresentano oltre il 93% di tutte le armi nucleari strategiche. Tuttavia, nonostante l’attuazione del trattato bilaterale Treaty on Measures for the Further Reduction and Limitation of Strategic Offensive Arms, il ritmo delle riduzioni rimane lento. Russia e Stati Uniti hanno in corso dei programmi di modernizzazione della componente strategica. Gli Stati Uniti, ad esempio, prevedono un investimento di 350 miliardi di dollari entro i prossimi 30 anni, per mantenere ed aggiornare la forza nucleare strategica.Rilevano dallo Stockholm International Peace Research Institute: “L’ambizioso piano di modernizzazione che ha presentato l’amministrazione statunitense è in netto contrasto con l’impegno del presidente Barack Obama di ridurre il numero delle armi nucleari”.Per approfondire: Nato-Russia: scontro inevitabile?Cina, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord, secondo il SIPRI non dovrebbero avere testate nucleari pronte al lancio. Questo potrebbe anche essere vero per Pakistan e Corea del Nord. Incertezza sull’India. Per Israele e Cina, sono molte le perplessità.Israele ha in servizio attivo cinque sottomarini classe Dolphin I/II. Il sesto sarà operativo entro il 2019. È risaputo che tutti i Dolphin hanno la capacità di imbarcare testate nucleari. Israele, quindi, dovrebbe possedere sia capacità di First strike (attacco nucleare preventivo) che Second strike (capacità di risposta nucleare ad un attacco preventivo del nemico). I Dolphin disporrebbero di tubi lanciasiluri da 533 e 650 millimetri. Quei tubi da 650 millimetri sono stati progettati per lanciare missili da crociera: probabilmente il “Popeye Turbo” in grado di colpire un bersaglio a 1600 km di distanza con una testata nucleare da 200/250 Kilotoni. Il concetto di ridondanza israeliano si basa due sottomarini in servizio deterrente a copertura di possibili bersagli: uno nel Mar Rosso ed uno nel Golfo Persico. Un terzo è sempre in stand-by.La Cina, infine. I pattugliamenti oceanici a copertura di possibili bersagli dovrebbero essere stati autorizzati anche se in esclusivo ruolo Second Strike. Appare, però, altamente improbabile che Pechino non disponga di svariati missili a medio e lungo raggio riposti nei silos del paese.Aggiungono da Stoccolma: “Nonostante la continua riduzione del numero delle armi, le prospettive di un vero progresso verso il disarmo nucleare rimangono cupe. Tutti gli stati dotati di armi strategiche, continuano a dare la massima priorità alla deterrenza nucleare come pietra angolare delle loro strategie di sicurezza nazionale”.I dati del SIPRI, appare evidente, non tengono in considerazione le differenti strategie né sulla ridondanza né sulla componente fissa applicata da Russia e Stati Uniti. Le testate pronte al lancio nei due paesi, potrebbero essere superiori al 30/40% rispetto alle stime attuali.