In un video rilasciato lo scorso venerdì dal ministero della Difesa Nazionale Cinese e ripreso dai media di Stato si vedono alcuni bombardieri strategici della Plaaf tipo H-6K effettuare dei sorvoli e dei “touch and go” sull’aeroporto di un’isola nel Mar cinese meridionale.

È la prima volta che la Cina dispiega i bombardieri in quel mare conteso, ed in particolare l’aeroporto sembra essere quello dell’isola di Woody, nell’arcipelago delle Paracelso. Secondo quanto riferito dal ministero in un comunicato, il dispiegamento fa parte di un’esercitazione per “far fare esperienza agli equipaggi dei bombardieri nell’utilizzo delle basi aeree costruite negli atolli” ed in particolare per “effettuare attacchi simulati contro obiettivi navali”. 

Lo stormo da bombardamento, che è il 36esimo attualmente basato nella provincia di Shaanxi sugli aeroporti di Wugong e Lintong, era precedentemente impegnato in attività di pattugliamento nel Pacifico Occidentale e Mar Cinese Meridionale e l’attività condotta sull’isola di Woody rappresenta, come riporta Wang Mingliang – ricercatore presso il People’s Liberation Army Air Force Command College – il tentativo di implementare le capacità della Plaaf di rispondere efficacemente alle minacce alla sicurezza navale. 

Perché i bombardieri nelle isole?

La strategia cinese è ormai chiara: ampliare la propria sfera di influenza tramite l’installazione di insediamenti militari che permettano di controllare ampie porzioni di Pacifico Occidentale e mari contigui.

Le basi nelle Paracelso e soprattutto quelle nelle isole Spratly, altro arcipelago al centro di una contesa internazionale che vede coprotagonisti le Filippine, Malesia, Brunei e Vietnam, sono in grado di fornire questa capacità alla Cina. Non è quindi un caso che si siano visti per la prima volta i bombardieri H-6K in azione: il loro raggio d’azione di circa 1900 miglia nautiche (pari a 3500 chilometri) permette di effettuare pattugliamenti non solo in tutto il Mar Cinese Meridionale ma di arrivare quasi in prossimità dell’isola di Guam, sede di un importante presidio militare americano.

Entro lo stesso raggio d’azione si viene a trovare anche la maggior parte del sud est asiatico e, decollando dalle Spratly, i bombardieri possono raggiungere l’Indonesia ed arrivare a lambire la parte settentrionale dell’Australia.

Si capisce bene quindi la preoccupazione occidentale in merito alla futura entrata in servizio del nuovo bombardiere strategico stealth recentemente svelato da Pechino: con un raggio d’azione stimato di 5mila chilometri la capacità di proiezione di forza aerea cinese nell’area del Pacifico verrebbe quasi raddoppiata.  

L’aggressività più volte espressa dalla Cina in merito alla questione delle isole preoccupa non poco i Paesi che si affacciano in quelle acque ed in particolar modo l’Australia, che per la prima volta è a “portata di tiro” dei bombardieri cinesi. Fondamentale per Pechino diventa quindi fortificare la propria presenza nelle isole – alcune delle quali costruite artificialmente a tempo di record – in modo da mettere la comunità internazionale davanti al fatto compiuto: la Cina infatti non ha negato la presenza di missili da crociera antinave e sistemi di difesa aerea in tre avamposti fortificati delle Spratly (Fiery Cross, Subi e Mischief Reefs), sebbene in precedenza, durante la costruzione delle installazioni, avesse sempre affermato la natura pacifica e non militare delle stesse. 

Cosa fa Washington?

La politica di Washington in merito alla questione, sebbene nel primo periodo dell’era Trump sembrasse aver preso una linea più dura, sembra per il momento essersi attestata ad una serie di saltuarie dimostrazioni di forza per riaffermare il diritto alla libertà di navigazioni dei mari, sulla falsariga di quanto fatto dalle precedenti amministrazioni Obama. Il portavoce del Pentagono, tenente colonnello Christopher Logan, ha affermato sabato che “gli Stati Uniti si attengono al principio di libertà dell’area indo-pacifica” e che “la continua militarizzazione delle isole del Mar Cinese Meridionale serve solamente ad aumentare la tensione e destabilizzare l’area”.

Con l’avvicendamento dei comandi militari del Pacifico la strategia americana potrebbe però cambiare. Il mese scorso, durante un’audizione della Commissione dei Servizi Armati del Senato, l’ammiraglio Phillip Davidson, neonominato comandate generale del Pacom, ha esplicitamente detto che la presenza cinese nell’area “pone una sostanziale sfida alla presenza militare americana” e che, “una volta dispiegate le forze in modo stabile, la Cina sarà in grado di espandere la propria influenza di migliaia di miglia verso sud e di proiettare il proprio potere in profondità nell’Oceania”. 

Il bombardiere H-6 

Lo Xi’an H-6 è la copia costruita localmente del bombardiere sovietico risalente agli anni ’50 Tupolev Tu-16 “Badger”. La versione K (stante per “air striking platform”) di questa costruzione cinese è stata rimotorizzata con una variante autoctona dei motori D-30KP, anch’essi di costruzione sovietica, ed è equipaggiata di una nuova avionica made in China che prevede un radar da ricerca terrestre, un sensore Tv/termico in torretta e altre dotazioni Ecm oltre all’aumento del numero dei punti di attacco che passano da quattro a sei portando così il carico bellico totale a 12 tonnellate a fronte delle 9 precedenti.

Questa versione del bombardiere può portare il nuovo missile da crociera per attacco terrestre a lungo raggio CJ-10/DH-10 che è comparabile nelle linee all’americano “Tomahawk”. La dotazione “full” di sei missili equivale ad un peso complessivo di 10.200 Kg e si ritiene pertanto che la Plaaf intenda portare tutta la flotta dei suoi H-6 allo standard K. 

L’H-6K ha anche la capacità di trasportare il missile antinave YJ-12 con caratteristiche “stand off” per attaccare i gruppi di portaerei americane che normalmente stazionano nel Pacifico Occidentale in seno alla Settima Flotta. Il bombardiere può anche portare sei missili aria-aria a lunghissima gittata per colpire i sistemi EW (Early Warning) americani, giapponesi o sudcoreani come i velivoli E-2 ed E-3. L’H-6K può utilizzare il proprio vano bombe per trasportare siluri e mine facendone anche un sistema efficace di “sea denial” soprattutto in quei passaggi obbligati come lo Stretto della Malacca, ed in questo senso può operare congiuntamente con altri asset cinesi come elicotteri Ka-28 e Z-9 in funzione antisommergibile e antinave.

Secondo quanto riportano fonti di intelligence la Cina sta sviluppando la capacità del bombardiere di trasportare un missile balistico con testata atomica che potrebbe essere il CH-AS-X-13. Il missile è a due stadi con combustibile solido capace di una gittata massima di 1900 miglia che, se associato con la nuova versione del H-6, la N attualmente in via di sviluppo in grado di essere rifornita in volo, riuscirebbe a portare un attacco atomico molto in profondità rispetto sino a quanto fin’ora possibile.