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Nuova rivelazione del Procuratore speciale John Durham nell’ambito della sua inchiesta sulle origini del Russiagate e sul presunto “complotto” ai danni dell’ex Presidente Usa, Donald Trump. Secondo quanto rivelato da Durham, citando alcuni atti giudiziari, l’Fbi avrebbe pagato un uomo d’affari russo come “fonte” mentre indagava sulla campagna di Donald Trump, nel 2016, e i presunti rapporti di quest’ultimo con Mosca, nonostante l’imprenditore in fosse legato, in passato, ai servizi d’intelligence di Mosca. Si tratta di Igor Danchenko, un’analista russo che vive negli Stati Uniti.

Secondo Durham, Danchenko avrebbe consapevolmente mentito all’Fbi circa le informazioni che ha passato all’ex spia britannica Christopher Steele, autore del famoso dossier (screditato) sui presunti rapporti tra Trump e il Cremlino: dossier che poi si è rivelato essere completamente infondato. Sempre secondo l’accusa, l’analista russo incriminato da Durham – uscito su cauzione, e ora sotto processo – avrebbe inventato le informazioni che ha fornito o ottenuto parti di esse da una persona molto vicina ai Clinton, Charles Dolan Jr; quest’ultimo avrebbe a sua volta mentito all’analista russo sui rapporti fra Trump e la Federazione Russa, menzionando incontri tra The Donald e i russi che nella realtà non sono mai avvenuti. Danchenko è stato a libro paga dell’Fbi per più di tre anni fino alla fine del 2020, quando è stato licenziato per aver mentito agli agenti.

Russiagate, le ultime rivelazioni

Danchenko è accusato di cinque capi di imputazione per aver mentito al Bureau e dovrà essere processato il mese prossimo presso un tribunale federale di Washington DC. “Nel marzo 2017, l’Fbi ha ingaggiato l’imputato come fonte umana riservata”, ha rivelato per la prima volta il deposito del tribunale citato da John Solomon su Just the News. “L’Fbi ha interrotto la sua relazione con l’imputato nell’ottobre 2020. Come affermato più dettagliatamente di seguito, l’imputato ha mentito agli agenti dell’Fbi durante molte di queste interviste”. Piuttosto sorprendente il fatto che l’Fbi abbia assoldato Danchenko come fonte, visto che lo stesso business man russo era stato oggetto di un’indagine federale, come nota lo stesso Durham.

“Come è stato pubblicamente riportato, l’imputato è stato oggetto di un’indagine di controspionaggio dell’Fbi dal 2009 al 2011”, ha scritto Durham. “Alla fine del 2008, mentre l’imputato era impiegato presso importante e influente centro studi a Washington, DC, ha chiesto a due colleghi se uno dei dipendenti potesse essere disposto o in grado in futuro di fornire informazioni riservate in cambio di denaro”. Sulla base di queste informazioni, prosegue il Procuratore speciale, i federali hanno avviato “un’indagine preliminare’ sull’imputato”.

Una vicenda sempre più torbida

Successivamente il Bureau ha appreso che l’imputato “aveva avuto contatti precedenti con l’ambasciata russa e con noti ufficiali dell’intelligence russa”. L’Fbi ha chiuso quell’indagine di controspionaggio nel 2010, ma solo dopo aver “erroneamente creduto che l’imputato avesse lasciato il paese”, ha detto Durham alla corte. “Durante il suo colloquio del gennaio 2017 con l’Fbi, l’imputato ha inizialmente negato di avere contatti con i servizi segreti russi, ma in seguito, come notato dagli agenti, si è contraddetto e ha dichiarato di aver avuto contatti con due persone che credeva fossero collegate quei servizi”, ha scritto Durham.

Come accennato poc’anzi, Danchenko aveva contatti con il “clintoniano” Charles Dolan Jr. Quest’ultimo, infatti, è un uomo di fiducia dei Clinton: ha condotto le campagne di Bill Clinton del 1992 e del 1996, è stato consigliere della campagna presidenziale di Hillary Clinton del 2008 e ha attivamente partecipato a serate ed eventi come volontario per conto di Hillary Clinton nel 2016. Prosegue dunque il lavoro di John Durham, nominato nel 2020 dal Dipartimento di Giustizia come consulente speciale per indagare sull’inchiesta del governo federale sulla presunta collusione tra la Russia e la campagna presidenziale di Trump del 2016.

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