Gli Stati Uniti sono pronti a bombardare di nuovo la Siria se l’esercito di Bashar al Assad userà armi chimiche nella battaglia per Idlib. Secondo quanto riferito da Bloomberg, l’avvertimento è stato dato dal consigliere per la Sicurezza nazionale Usa John Bolton all’omologo russo Nikolai Patrushev durante il loro incontro a Ginevra, giovedì scorso. 

L’avvertimento di Bolton

Secondo i funzionari dell’intelligence statunitense sentiti dall’agenzia di stampa, Washington avrebbe prove del fatto che l’esercito siriano potrebbe usare armi chimiche nell’offensiva sull’ultima roccaforte jihadista. Una costante di questa guerra siriana, dove l’Occidente ha più volte utilizzato lo strumento delle accuse sull’utilizzo di gas e altre armi proibite per colpire le forze governative nella loro campagna di riconquista.

Accuse cui sono conseguiti attacchi molto spesso più simbolici che utili, ma che comunque dimostrano la concretezza delle minacce. E anche questa volta è evidente che non saranno attesi i risultati delle inchieste delle agenzie internazionali.

Proprio per questo motivo, non deve sorprendere che il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov abbia detto che la Russia è “molto preoccupata” dalla minaccia. E non è un caso che Mosca abbia parlato di possibili “provocazioni” riguardo ad attacchi chimici inscenati dalle forze ribelli per usarli come pretesto per una nuova azione militare degli Stati Uniti e degli alleati occidentali, Gran Bretagna in primis. Ryabkov ha voluto mettere in guardia gli Stati Uniti in caso di una nuova operazione in Siria.

Ma evidentemente il problema è molto più serio. L’offensiva su Idlib potrebbe segnare la vittoria definitiva di Assad e dei suoi alleati. Ma la fine della guerra coincide anche con un problema di natura strategica che non è ancora stato risolto: l’Iran. Israele e Stati Uniti stanno facendo di tutto per spingere Vladimir Putin a fare in modo che l’Iran si ritiri dalla Siria.

E la minaccia di raid contro l’esercito siriano potrebbe essere l’ultima carta in mano al Pentagono e alle Israel defense forces per costringere i russi a cedere. La minaccia di attacco questa volta è stata molto specifica: si parla di Idlib e proprio alla vigilia della battaglia. Ed è per questo che il Cremlino sta muovendo le sue pedine. Non può permettersi, in questo momento, una battuta d’arresto.

La marina russa si muove

Secondo il canale Twitter Yoruk Isik, che si occupa da sempre del monitoraggio delle navi davanti alle coste turche, la flotta russa ha inviato per la prima volta da due anni altre tre navi in direzione del porto di Tartous, non lontano dal governatorato di Idlib. Le tre navi sono state fotografate mentre passavano il Bosforo e sono state identificate nella fregata Pytlivy della classe Kruvak, e in due navi da sbarco anfibio della classe Alligator: la Orsk e la Nikolay Filchenkov. 

L’idea è che la Russia abbia intenzione di mostrare alle forze di Idlib e a quelle occidentali che non è disposta a cedere e che il sostegno all’avanza dell’esercito siriano rimane costante se non intensificato. Mentre le forze siriane si apprestano a stringere d’assedio le ultime roccaforti di Idlib e bei dintorni di Hama e Latakia, la marina russa conferma il pieno supporto all’esercito.

I movimenti delle forze Usa

Ma la marina russa non è la sola a essere presente nell’area mediorientale. E proprio in concomitanza con gli avvertimenti di Bolton a Patrushev, arrivano anche le accuse da parte del rappresentante del ministero della Difesa russo Igor Konashenkov, su alcuni movimenti da parte delle forze armate Usa. Secondo Konashenkov, il cacciatorpediniere Uss The Sullivans nel Golfo Persico e il bombardiere strategico B-1B presente in Qatar sono pronti a colpire in Siria. Come scrive Sputnik, la nave è equipaggiata con 56 missili da crociera, mentre l’aereo è caricato con 24 missili da crociera aria-terra Agm-158 Jassm.

Per la Russia, questi movimenti sarebbero la conferma che le forze della coalizione a guida Usa starebbero preparando il terreno per un attacco in Siria sfruttando le presunte prove di un attacco chimico su Idlib. Ma è anche vero che la nave Uss The Sullivans è presente nel Golfo Persico dal primo agosto per sorvegliare i movimenti iraniani nello Stretto di Hormuz, così come la base aerea del Qatar è da sempre area di transito da parte dei bombardieri strategici.

Un attacco simbolico come i precedenti?

Ma è chiaro che l’allerta deve rimanere altissima. In questa fase della guerra, la minaccia di un attacco sulla Siria potrebbe essere letale per i rapporti fra Trump e Putin, ma potrebbe anche essere uno strumento per convincere la controparte. I due precedenti attacchi americani alla Siria erano stati in gran parte simbolici: ma questo non vuol dire che non ci siano stati.

Ad aprile 2017, gli Stati Uniti spararono circa 60 missili da crociera senza fare danni rilevanti per il supposto attacco di Khan Shaykhun. Un anno dopo, Francia e Gran Bretagna si sono unite agli Stati Uniti per un nuovo attacco su Damasco e altre basi dopo quanto avvenuto a Douma. Se l’esercito siriano sarà accusato di attacchi chimici, è probabile che le forze occidentali colpiranno di nuovo.