Metti insieme le pere con le mele, usa il tasso di letalità la cui attendibilità è prossima allo zero, lascia da parte il fatto che ogni Paese conta i morti in modo diverso ed avrai un bellissimo grafico con cui titolare sul Brasile brutto e cattivo nella gestione della pandemia. Abbiamo semplificato (nemmeno troppo), ma l’articolo pubblicato ieri dal Corriere era più o meno questa macedonia impazzita. Uno “studio” sul presunto rapporto tra autoritarismo e bugie sul Covid-19 dalla dubbia credibilità, schiaffato in prima pagina per attaccare maldestramente Jair Bolsonaro.

Prima di tutto i fatti. Sul quotidiano di via Solferino è apparso un pezzo a firma di Federico Fubini sulle differenze tra le democrazie e i Paesi autoritari nella comunicazione dei decessi provocati da Sars-Cov-2. Titolo: “I trucchi dei regimi che nascondono i veri dati sul Covid”. Nel mirino ci sono la Turchia, la Russia, l’Iran e – chissà perché – il Brasile di Bolsonaro. Tutti colpevoli di sotterrare defunti senza comunicarlo al mondo così da preservare il potere assoluto. Il giornalista ha preso il tasso di letalità in alcuni Stati nel mondo e l’ha messo in relazione con il “Punteggio globale di libertà politica e civile” realizzato da Freedom House, un think tank basato a Washington. Ciò che emerge è che i Paesi “poco democratici” sarebbero pure quelli che comunicano una letalità causa virus inferiore alla media mondiale (5,7%). Hanno una sanità migliore? Hanno subito un contagio inferiore? No. Tesi conclusiva: dicono bugie e “tendono a presentare un quadro sostanzialmente falso degli effetti dell’epidemia”. Viceversa, “tutti i Paesi nei quali la letalità ufficiale è più alta (Belgio, Gran Bretagna, Svezia, oltre all’Italia) hanno punteggi elevati anche per il grado di libertà”.

Il fatto è che, stando ai numeri, la demarcazione dipinta dal Corriere non è così netta. Anzi. E la lettura dei dati appare più che discutibile. Per carità: ubi maior minor cessat. Ma Fubini ci permetta alcune brevi considerazioni. Stando al grafico, infatti, ci sono decine di Paesi con un tasso di letalità pari o inferiore alla media mondiale anche se sono democrazie sviluppate: Germania (4,7%), Usa (5,8%), Israele (1,7%), Giappone (5,3%), Australia (1,4%), Lussemburgo (2,7%) e Austria (4%), solo per fare qualche esempio. La domanda sorge spontanea: se sono democrazie e non nascondono la verità, allora perché il dato è così basso? “È presto per capire perché i morti in Italia, Francia o Belgio siano il triplo di quelli stimati in Germania, a parità di contagi – scrive il Corsera – Possibile però che i primi tre Paesi uniscano due fattori determinanti: sono democrazie, dove si è permesso al virus di entrare nelle case di riposo per anziani”. In sostanza, se sei un “Paese autoritario” e hai pochi morti, allora dici bugie sulla letalità. Se invece brilli per libertà civili ma hai comunque pochi decessi, allora sei stato bravo perché non hai aperto le porte delle Rsa al virus. La logica è quantomeno claudicante.

Il più marchiano degli “errori” riguarda però il Brasile. Il Paese di Neymar ha una letalità più alta di quella della Germania e un punteggio sulla libertà politica e civile tutto sommato elevato (75, poco sotto Israele). La sua posizione nel grafico è in alto a sinistra, ben lontano da Arabia Saudita, Venezuela, Emirati Arabi Uniti e Turchia. Eppure, non si sa per quale motivo, il Corriere in prima pagina scrive: “I casi sono due: o durante una pandemia la libertà fa male alla salute; oppure il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, nel cercare di nascondere la realtà dei morti da Covid, non fa che accodarsi a un trend diffuso fra decine di governi autoritari, dittatoriali, populisti e illiberali nel mondo”. Perché infilarlo nel calderone dei bugiardi, se i dati non supportano affatto questa tesi?

Il vero problema è che mescolare libertà e letalità ha poco senso statistico. Il tasso di decessi rispetto ai contagi, infatti, è influenzato da troppi fattori che lo rendono un dato instabile: ogni Paese calcola i morti in modo differente (“con” o “per” coronavirus), dunque compararli è impossibile. Oppure volutamente strumentale. Ne è la prova il fatto che l’Ungheria di quel buzzurro di Orban, quello dei “pieni poteri” che – Corriere dixit – “mette in quarantena la democrazia”, ha un tasso di letalità del 13,6%. Quasi lo stesso dell’Italia (14,4%). Stando al ragionamento di Fubini, entrerebbe di diritto nel club delle “democrazie liberali del pianeta” che comunicano i dati correttamente. Ma ovviamente non è stato citato.

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