L’ascesa di Jair Bolsonaro alla presidenza del Brasile potrebbe causare un terremoto geopolitico in America Latina, dato che porterà il più grande e influente Paese della regione su posizioni fortemente ostili ai percorsi sviluppati da inizio secolo dalle forze di sinistra continentali su impulso di leader come Hugo Chavez, Lula e Rafael Correa. L’avvicinamento agli Stati Uniti, il sostegno dell’oligarchia economica sostanziato dal programma economico targato Paulo Guedes e la storica ostilità di Bolsonaro verso le sinistre hanno portato il presidente eletto ad annunciare, tra le altre cose, la revisione dei rapporti con Cuba a partire dal suo insediamento, previsto per l’1 gennaio 2019.

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E nel contesto della revisione dei rapporti con L’Avana potrebbe saltare anche uno dei capisaldi della relazione tra Cuba e Brasile: la presenza di migliaia di medici e operatori sanitari cubani nel gigante latinoamericano, che fornisce assistenza sanitaria a 29 milioni di brasiliani. La proposta di revisione di alcuni accordi bilaterali non è affatto gradita a Cuba, che è giunta a minacciare il rimpatrio dei medici.

Il programma di Cuba in Brasile e l’internazionalismo dell’Avana

Nel contesto del programma “Mais Médicos” , più medici, 11.420 dottori cubani prestano il loro servizio in Brasile, offrendo il loro sostegno in 3.243 Comuni che da essi dipendono totalmente, alla stregua dei popoli indigeni entrati nel mirino di Bolsonaro, che dagli operatori sanitari inviati da L’Avana dipendono per il 90% delle cure mediche. I quasi 30 milioni di civili assistiti, pari a metà della popolazione italiana, danno un’idea della vastità dell’impegno di Cuba.

Nel corso delle lunghe interviste concesse a Ignacio Ramonet che furono poi pubblicate col titolo di Autobiografia a due voci, Fidel Castro dedicò notevole attenzione a spiegare i principi morali, umani, politici e strategici che muovevano la vocazione internazionalista di Cuba e, soprattutto, il binario geopolitico del Paese che portò all’avvio della cooperazione sanitaria che ha trasformato Cuba in una vera e propria “superpotenza medica”.

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In questo campo, esistono veri e propri corpi speciali. Il 28 maggio 2017 la Henry Reeve International Medical Brigade ha ricevuto dalla World Health Organization (Who) il prestigioso Lee Jong-wook Memorial Prize for Public Health in virtù dell’opera prestata dal personale medico cubano alla lotta contro il virus Ebola in Liberia, Sierra Leone e Guinea, eguagliata dalla Hrimb nel suo impegno in Siria.

Dal ruolo esercitato nell’assistenza medica Cuba beneficia nel campo del soft power e garantendosi rifornimenti di materie prime e servizi a prezzi di favore dai Paesi destinatari. Questo è anche il caso del Brasile a partire dall’ascesa di Lula. Ora, il trionfo di Bolsonaro potrebbe scompigliare le carte in tavola.

Braccio di ferro tra Cuba e Bolsonaro

Come riporta il GuardianBolsonaro ha attaccato il programma medico di Cuba in Brasile dichiarando che i sanitari ricevono nelle loro mani solo il 25% della paga, costretti come sarebbero a devolvere il 75% a favore del regime dell’Avana, e sono impossibilitati a rivedere per lungo tempo le famiglie.

Jair Bolsonaro, ha annunciato di voler modificare le regole dell’accordo di cooperazione sanitaria con Cuba, che ha minacciato di conseguenza il ritiro di 8.000 sanitari e la rottura delle relazioni diplomatiche. 

“Il presidente Bolsonaro”, scrive Il Sole 24 Ore, “non sembra disposto a recedere, spiegando che ha richiesto tre modifiche all’accordo sanitario – convalida dei titoli, possibilità per i medici cubani di portare con sé la famiglia e la garanzia che le retribuzioni che ricevono vadano al 100% a loro e non al governo dell’Avana – aggiungendo che «sfortunatamente Cuba non le ha accettate». Immediata la replica del governo cubano che ha annunciato il ritiro dal Brasile dei medici, definendo “offensive e minacciose” le dichiarazioni di Bolsonaro”. Cuba, infatti, utilizza la parte di stipendio trattenuta ai medici inviati all’estero per finanziare un sistema sanitario interno tra i più efficienti al mondo.

Le principali associazioni municipali brasiliane, gli enti locali e le istituzioni mediche hanno protestato contro la mossa di Bolsonaro, che si dimostra ancor prima dell’insediamento uomo poco adatto a situazioni di governo che richiedono l’arte della mediazione. Per una questione di puntiglio, prima di assumere la carica di Presidente, Bolsonaro rischia di mettere a repentaglio la salute di 30 milioni di brasiliani appartenenti alle fasce più deboli e bisognose. E del resto, gli stessi medici cubani vogliono rimanere in Brasile: sia L’Avana che Bolsonaro hanno tutto da perdere da una rottura che, del resto, vedrebbe sconfitti tra gli sconfitti proprio chi non ha alternative per ricevere una degna assistenza sanitaria.

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