Con la caduta di Evo Morales non è stato assestato un duro colpo soltanto all’asse Mosca-Pechino e al triangolo della sinistra anti-imperialista latinoamericana Cuba-Nicaragua-Venezuela; gli eventi recenti confermano che l’obiettivo del cambio di regime era anche colpire la Germania, con la quale gli Stati Uniti stanno conducendo una guerra fredda sotterranea sin dallo scoppio dello scandalo Dieselgate e delle maxi-multe alla Monsanto.

Germania nel mirino

A inizio novembre il nuovo governo ha annullato un accordo di associazione temporanea raggiunto nel dicembre dell’anno scorso fra la compagnia statale Yacimientos de Litio Bolivianos (YLB) e la tedesca ACI Systems. L’accordo dal valore di un miliardo e 300 milioni di dollari avrebbe consentito ad ACI Systems di accedere ai giacimenti di litio contenuti del deserto di Uyuni, soddisfando la crescente domanda dell’industria automobilistica per l’elemento legata alla produzione di veicoli elettrici. Più nel dettaglio, l’ACI si sarebbe occupata di produrre idrossido di litio, che è essenziale per le batterie delle auto elettriche.

Il progetto era stato oggetto di forti critiche sin dal momento del suo annuncio, critiche che negli ultimi mesi si erano intensificate sulla spinta dell’appoggio dei partiti d’opposizione. I detrattori credevano che l’accordo non avrebbe portato abbastanza investimenti nella regione e che fosse stato stipulato con clausole svantaggiose per il paese, sebbene la YLB avesse ottenuto il controllo del 51% dell’associazione temporanea.

La data d’inizio dei lavori era stata fissata al 2021 e, ritorno economico a parte, la scelta di collaborare con i tedeschi avrebbe servito un importante obiettivo dell’agenda politica di Morales: aiutare la YLB ad acquisire le competenze e le conoscenze necessarie per diventare completamente autonoma nel settore dell’estrazione, della lavorazione e della trasformazione del litio, in modo tale da sviluppare i giacimenti esistenti senza alcun supporto esterno.

Il nuovo governo ha mantenuto il più stretto riserbo sulle ragioni della decisione, spingendo la ACI Systems a rilasciare una dichiarazione pubblica circa lo sconcerto suscitato da tale comportamento.

Gli altri fronti dello scontro

L’amministrazione Trump ha criticato sin dagli albori il modo in cui la Germania eserciterebbe egemonia politica ed economica sull’Unione Europea e periodicamente rinnova le minacce di guerre commerciali all’indirizzo di Bruxelles, sottolineando la posizione vantaggiosa di cui goderebbero le grandi compagnie tedesche, soprattutto automobilistiche, nel mercato nordamericano, e denunciando la dannosità della strategia neo-mercantilista tedesca per gli interessi economici di Washington.

Sebbene sia vero che la Germania modifichi spesso e volentieri la propria agenda estera per andare incontro alle esigenze statunitensi, negli ultimi tempi Angela Merkel ha mostrato un certo grado di resistenza alle pressioni dell’alleato per quanto riguarda due campi: Cina e Russia.

Nel primo caso, la Germania ha scelto di non partecipare alla campagna di boicottaggio internazionale contro Huawei ed il 5G cinese e, inoltre, sta aiutando la Cina a potenziare la propria esposizione sul mercato comunitario pur non aderendo ufficialmente alla Belt and Road Initiative.

Nel secondo caso, invece, pur avendo una posizione differente da quella di Emmanuel Macron circa il ripensamento della Nato e le relazioni con Mosca, la Merkel sta preferendo – fino ad oggi – il progetto Nord Stream 2 alle offerte di gas naturale liquefatto statunitense, che stanno invece conquistando gran parte dell’Ue.