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Michael Bloomberg spara a zero contro il Brexit, ma i dati economici danno ancora ragione alla scelta fatta dal popolo britannico. Continua imperterrita la battaglia politica e mediatica sui procedimenti del Brexit avviati all’indomani del voto referendario del giugno 2016.

A distanza di un anno e mezzo la partita non è infatti ancora chiusa. Complice una debolezza interna al partito conservatore britannico, che dovrebbe guidare le trattative con Bruxelles, l’iniziale spinta motivazionale dietro i Brexiters pare aver perso di slancio. Così politici e media cercano ancora di far leva su sentimenti e paure della gente comune per un ultimo tentativo di delegittimazione del processo di uscita della Gran Bretagna dall’Unione eruopea.

Il Brexit è la cosa più “stupida” mai fatta da un Paese

L’ultimo attacco è arrivato qualche settimana fa direttamente da Michael Bloomberg. Costui è il fondatore dell’omonimo network d’informazione, con il quale ha sempre condotto campagna ostile contro il Brexit. Ebbene Michael Bloomberg, come riportato dal The Guardian e dalla CNBC, ha definito l’uscita del Regno Unito dall’Ue come “la cosa più stupida che un Paese abbia mai fatto”. Una dichiarazione che racchiude in sé tutto lo snobismo di un simile personaggio. Michael Bloomberg, l’ottavo uomo più ricco al mondo, affibbia l’etichetta di “stupidi” a tutti coloro che nel Brexit hanno creduto e continuano a crederci.

Dopo un anno e mezzo la strategia di delegittimazione del voto non è dunque cambiata. L’ex sindaco di New York usa gli stessi strumenti comunicativi utilizzati da coloro che, poco dopo il  Refrendum britannico, volevano dimostrare come i Brexiters fossero meno istruiti di chi invece volevo restare nell’Ue. Da una parte c’è dunque Bloomberg, ricco, colto e istruito, dall’altra una popolazione incolta e “stupida”. Come sempre c’è qualcosa di molto più profondo che va aldilà di questa narrazione ufficiale.

Bloomberg attacca indirettamente Trump

Michael Bloomberg parla infatti per meri interessi personali. Il suo attacco va oltre il Brexit. “La sola cosa che batte questa (il Brexit) per stupidità è stata l’elezione di Trump”, aggiunge il ricchissimo imprenditore newyorkese. Bloomberg è infatti sì appartenente al Partito Repubblicano, ma a quell’ala “liberal”, talvolta molto più vicina agli ideali del Partito Democratico piuttosto che ai republicans. Così Bloomberg cavalca l’onda del conflitto all’interno dei repubblicani per delegittimare Donald Trump.

Il Brexit fa solo da contorno al messaggio lanciato dall’imprenditore americano. Fa parte infatti ormai della narrazione mainstream accomunare il Brexit e l’elezione di Trump come due forme compiute di populismo ed espressione della volontà delle classi meno istruite. Vi è poi un’altra ragione prettamente materiale, dietro le dichiarazioni di Bloomberg. Il network d’informazione finanziario ha infatti aperto i suoi uffici a Londra proprio questa settimana, con un esborso di 1,3 miliardi di dollari. L’apertura della sede londinese era in realtà già programmata ben prima di quel giugno 2016 e oggi Bloomberg sostiene che probabilmente non avrebbe preso questa scelta se avesse previsto la vittoria del Brexit.

Il Regno Unito continua a crescere oltre tutte le previsioni

Se il giudizio a metà tra lo snob e il classismo dato da Bloomberg al Brexit è così frutto di precisi calcoli economici, i dati, quelli reali, del Regno Unito, dimostrano che la scelta è stata tutto fuorché stupida. Riportava infatti la CNBC come la crescita dell’economia britannica continui ad andare oltre le previsioni dei mercati. Strano che un personaggio come Bloomberg, che vive 24 ore al giorno nei mercati, non si sia accorto di questo, tanto da non parlarne nemmeno.

Nel terzo quadrimestre del 2017 la Gran Bretagna continua a crescere dello 0.4%, “battendo le stime dei mercati”. Secondo poi l’Ufficio Nazionale delle Statistiche UK sarebbe in atto una crescita annua dell’1.5%, in particolare dovuta al settore manifatturiero e automobilistico. Economia reale dunque. Un settore molto distante dalla City londinese, ove Bloomberg ha apposto il suo ufficio, ma molto vicino al popolo che ha votato per il Brexit.