Le rivalità interne fanno piombare Black Lives Matter in una crisi profonda. Il movimento antirazzista nato nel 2013, protagonista assoluto delle proteste scoppiate in tutti gli Stati Uniti dopo la tragica morte di George Floyd avvenuta il 25 maggio 2020 nella città di Minneapolis, in Minnesota, sta attraversando forse la fase più complessa e difficile della sua storia. A un anno di distanza dalla morte di Floyd, il movimento è infatti cresciuto a dismisura, sia in termini di influenza politica, che di capacità economica, tanto da portare il movimento a costituire un’associazione no-profit, la Black Lives Matter Global Network Foundation. Si stima, infatti, che dopo la morte di George Floyd, BLM abbia raccolto poco più di 90 milioni di dollari in un solo anno. Se pensiamo invece a quanto sia influente il movimento sulle decisioni politiche, basti pensare che nell’ultimo anno Black Lives Matter è riuscita a far leggere una donna afroamericana come sindaco di St.Louis, mentre a Chicago gli attivisti hanno fatto pressioni sull’amministrazione cittadina per ottenere il taglio dei fondi alla polizia, destinandoli altresì a finanziare un programma che invii paramedici, invece degli agenti di polizia, nell’aiutare le persone che soffrono di salute mentale.

Mancanza di trasparenza e tensioni interne

Tuttavia, come spesso accade quanto un movimento cresce di popolarità – e si ritrova improvvisamente a gestire un po’ bel po’ di soldi – aumentano anche le tensioni interne. Come conferma il New York Times, infatti, quest’ondata di attenzioni verso il movimento “lo ha anche esposto a tensioni”. Di recente, alcuni attivisti hanno accusato i leader del movimento e i vertici della Black Lives Matter Global Network Foundation di non essere abbastanza trasparenti e di non coinvolgere la base nei processi decisionali. Tra le preoccupazioni principali degli attivisti c’è il fatto che l’organizzazione nazionale non ha dettagliato quanto ha raccolto in donazioni o come è stato speso il denaro. Inoltre, sostengono gli attivisti, il gruppo dirigente nazionale non ha fornito il dovuto sostegno finanziario ad alcune attività care alla base.

Se Black Lives Matter non può essere trasparente con i propri membri, sostengono i critici, allora non può essere un sostenitore credibile per le comunità che intende servire. Senza contare che, come sottolinea il Times, “i familiari di alcune vittime di omicidi da parte della polizia hanno apertamente criticato le organizzazioni per giustizia razziale”, accusandole “di raccogliere fondi in nome dei loro figli, ma di non sostenere le famiglie stesse”. “So che alcune [famiglie] si sentono sfruttate, il loro dolore sfruttato, e non è qualcosa a cui vorrei mai essere affiliato”, ha spiegato il reverendo T Sheri Dickerson, presidente di BLM a Oklahoma City e rappresentante del #BLM10, gruppo che si è staccato dal movimento in aperto dissenso con i vertici.

La “leader” di Black Lives Matter si dimette fra le polemiche

Caso emblematico del clima che si respira all’interno del movimento antirazzista sono le recenti dimissioni di una delle fondatrici, Patrisse Khan-Cullors, dalla carica di direttore esecutivo della fondazione del movimento. L’attivista 37enne ha affermato che le sue dimissioni erano nell’aria “da più di un anno” e “non hanno nulla a che fare con gli attacchi personali che ha dovuto affrontare da parte di gruppi di estrema destra o con qualsiasi dissenso all’interno del movimento”. Khan-Cullors ha motivato le sue dimissioni dalla fondazione per concentrarsi su altri progetti, tra cui l’imminente uscita del suo secondo libro e un accordo pluriennale la Warner Bros per un prodotto televisivo. Aveva destato scalpore, nelle scorse settimane, l’inchiesta del New York Post circa l’acquisto da parte della stessa Khan-Cullors e della compagna di una lussuosa villa con tre bagni e una dependance per gli ospiti nel quartiere di Topanga Canyon, nella parte occidentale della Contea di Los Angeles. La fattoria che comprende due case su un quarto di acro, è solo una delle tre case che la “marxista convinta” Khan-Cullors possiede nell’area di Los Angeles, secondo i registri pubblici. Costo: 1,4 milioni di dollari. 

Uno scandalo che ha scosso il movimento e fomentato i dissapori fra gli attivisti. Hawk Newsome, il capo di Black Lives Matter Greater New York City, aveva invocato “un’indagine indipendente” chiedendo come la rete internazionale di Blm spenda i propri soldi. “Se vai in giro a definirti socialista, devi far sapere quanti dei tuoi soldi personali andranno a cause caritatevoli”, ha detto. “È davvero triste perché fa dubitare della validità del movimento e trascura il fatto che sono le persone che portano in alto questo movimento”.

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