Da sempre Mohammed bin Salman è considerato l’anello di congiunzione fra l’amministrazione americana di Donald Trump e il mondo arabo. Un asse, quello fra Washington e Riad, che ha come interlocutore e beneficiario anche (e soprattutto) Israele. E in cui due sono gli obiettivi: isolare l’Iran e arrivare a una soluzione per Gerusalemme.
Sul secondo fronte, quello di Gerusalemme arrivano importanti novità. Durante un incontro con le organizzazione ebraiche e pro Israele a New York, il principe ereditario dell’Arabia Saudita ha criticato duramente la leadership palestinese e ha attaccato direttamente il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas. Il leader della Palestina è colpevole, a detta del principe saudita, di aver rifiutato le offerte di pace proposte in questi anni.
“Negli ultimi decenni la leadership palestinese ha perso un’opportunità dopo l’altra e ha respinto tutte le proposte di pace che le sono state date”, ha detto il principe ereditario Mohammed Bin Salman alle organizzazioni ebraiche. A rivelare le frasi dell’erede al trono, il giornalista Barak Ravid della tv israeliana Channel 10 per il sito americano Axios. “È ora che i palestinesi prendano le proposte e accettino di venire al tavolo dei negoziati. Oppure stiano zitti e smettano di lamentarsi“.
Il principe avrebbe anche riferito che la questione palestinese non è una priorità per il governo saudita, che “ha problemi molto più urgenti e importanti da affrontare”. Una frase che ha evidentemente un unico destinatario: l’Iran. È la repubblica islamica il vero obiettivo della politica saudita. La questione palestinese è un problema del tutto secondario rispetto al confronto con la potenza iraniana.
Secondario ma non irrilevante, poiché dalla normalizzazione dei rapporti fra palestinesi e israeliani passa l’ufficializzazione dei rapporti diplomatici fra Arabia Saudita e Israele. E la formalizzazione dei rapporti con Israele significa garantirsi, ancora di più, un alleato estremamente rilevante nel confronto con Teheran. L’erede al trono di Riad lo ha chiarito proprio durante l’incontro con le lobby ebraiche americane. Ed è per questo che i sauditi hanno deciso di entrare nella questione facendo pressioni sulla leadership palestinese e provando a partorire un progetto che preveda il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele.
La via per l’accordo voluto da Trump
Il progetto di Donald Trump, definito da lui stesso “l’accordo del secolo” per la pace fra israeliani e palestinesi, prevede il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico. Ma su come questo accordo possa soddisfare le aspirazioni del popolo palestinese, sussistono ancora forti perplessità. Proprio per questo motivo, la strada di un accordo appare più che in salita.
Da parte palestinese c’è il blocco a ogni tipo di concessione su Gerusalemme. Inoltre, la decisione di Trump di appoggiare nettamente il governo di Benjamin Netanyahu, di fatto ha reso impossibile considerarlo imparziale. A questo si aggiunge la delicatissima situazione sulla Striscia di Gaza. Le recenti tensioni al confine, con numerosi morti tra le fila palestinesi durante le marce organizzate da Hamas, non fanno che ostacolare ogni genere di trattativa.
Da parte israeliana, sembra evidente che non vi sia interesse a fare concessioni. Per il governo Netanyahu, l’obiettivo è ottenere il più possibile dall’accordo e parte da una posizione di netto vantaggio politico, economico e militare.
Sul fronte statunitense, Donald Trump ha abbracciato la politica regionale di Israele. Prova ne sono le frasi dopo l’annuncio di Netanyahu delle scoperte del presunto arsenale nucleare iraniano sviluppato, dice, nonostante le verifiche dei siti nucleari previste dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Inoltre, il fatto che Jared Kushner sia stato allontanato dalla Casa Bianca ha fatto comunque perdere una pedina fondamentale nell’asse. Il rapporto fra Kushner e bin Salman, unito all’amicizia personale con Netanyahu, era fondamentale per consolidare questa curiosa alleanza tripartita.