Il principe saudita bin Salman ha sempre voluto nascondersi dietro la mistica del principe illuminato e à la page: non è mai stato un mistero per nessuno. Saudi Vision 2030 è stato a lungo il vigoroso piano di cambiamento strombazzato sui media che prevede riforme strutturali, privatizzazioni e lo sviluppo delle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di diversificare l’economia, creare nuove opportunità di lavoro e innalzare la qualità della vita dei sudditi sauditi. Ma se una società vivace, un’economia fiorente e una nazione ambiziosa sono i pilastri di questo ardito programma di cambiamento, il Regno continua ad essere indietro in merito ad indici democratici e libertà civili.

Perché proprio ora?

La cronaca recente e i mutamenti geopolitici dell’ultimo anno hanno acuito le difficoltà internazionali di bin Salman, soprattutto dopo l’avvicendamento alla Casa Bianca. Non appare, dunque, casuale, la scelta di tirare fuori dal cilindro una serie di importanti riformi giudiziarie che dovrebbero edulcorare la legge islamica.

Le riforme dovrebbero mettere il Regno sulla buona strada di un sistema di diritti ben codificato: si tratterebbe, nello specifico, della legge sullo stato personale, la legge sulle transazioni civili, il Codice penale per le sanzioni discrezionali e la legge sulle prove. Le riforme, che saranno annunciate nel corso del 2021, “rappresentano una nuova ondata di riforme che aumenteranno l’affidabilità delle procedure e dei meccanismi di controllo come pietre angolari per il raggiungimento dei principi di giustizia, chiarendo le linee di responsabilità” ha dichiarato bin Salman alla stampa. L’agenzia di stampa saudita Spa, lunedì scorso, ha citato proprio le parole del principe, affermando che le quattro nuove leggi sono attualmente in fase di definizione e saranno quindi presentate al gabinetto e agli organi competenti, nonché al consiglio consultivo della Shura, prima che siano finalmente approvate.

Le novelle giuridiche, oltre a soddisfare certi principi democratici, sembrano anche essere un ottimo specchietto per le allodole in un momento in cui l’Arabia Saudita si propone come destinazione per le sedi aziendali internazionali e alle aziende serve la fiducia necessaria per investire.

Una svolta per i diritti delle donne?

L’Arabia saudita manca di un sistema giuridico codificato e questo, sovente, ha portato a sentenze piuttosto controverse e a contenziosi senza fine. Bin Salman, inoltre, nell’annuncio, avrebbe menzionato specificamente i diritti delle donne, che qui permangono in una situazione di sudditanza giuridica ed esistenziale: il principe avrebbe descritto le donne come particolarmente lese dalla mancanza di leggi scritte sui loro diritti. Affermazioni forti che tradiscono anche l’urgenza di ripulire la propria immagine verso l’interno e a livello internazionale.

Sebbene qualcosa nel Regno si stia muovendo, diverse attiviste saudite rimangono in prigione e affermano di essere state torturate, accuse che lo Stato saudita nega. Tra queste, recentemente, ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale la vicenda dell’attivista femminista Loujain al-Hathloul, paladina del diritto alla guida delle donne che, dopo mille giorni di carcere, è stata rilasciata agli arresti domiciliari. Sul tema, il principe ereditario si è spinto oltre, accusando addirittura l’attuale sistema legislativo di essere “doloroso per molti individui e famiglie, in particolare donne, permettendo ad alcuni di eludere le proprie responsabilità. Ciò non accadrà più una volta che queste leggi saranno promulgate”. Fra queste novità potrebbe esserci anche la riforma del vecchio sistema di “custodia”, che assegna a ciascuna donna un parente maschio – un padre, un fratello, un marito o un figlio – la cui approvazione era necessaria per varie decisioni nel corso della vita. La legge è stata riformata nell’agosto 2019.

Le novelle legislative

Le nuove leggi dovrebbero adottare pratiche e standard giudiziari internazionali in un modo che non contraddice i principi della Sharia. Il ministro della Giustizia saudita, il dottor Walid bin Mohammed Al-Samaani, presidente del Consiglio giudiziario supremo, ha affermato che il nuovo Codice penale migliorerà l’applicazione della giustizia nei casi penali: questo dovrebbe basarsi su solidi principi legali e sulla moderna pratica legale, classificando i crimini in diverse categorie in base alla loro natura, entità e conseguenze, e alle sanzioni applicabili in ciascun caso. Si dovrebbe dunque giungere ad una standardizzazione senza precedenti del sistema di sentenze, in particolare in relazione al diritto di famiglia, restringendo fortemente l’ambito di discrezionalità di cui gode un giudice.

Al netto del marketing personale che bin Salman sta compiendo per riabilitare la propria figura, le riforme sembrano essere intimamente funzionali alla rapida trasformazione socioeconomica che il Regno sta subendo. La Sharia, da sola, non può reggere a lungo un sistema economico che si avvia a nuove sfide come quelle dell’era post-oro nero: affinché questi ambiziosi progetti siano un successo, sono necessari mutamenti radicali nel sistema legale del Paese. Le nuove leggi dovrebbero assicurare meccanismi chiari per diversi tipi di casi e offrire linee guida e procedure adeguate che rimuoveranno l’ambiguità e garantiranno la trasparenza. La legge sullo status personale, ad esempio, si occuperà delle disposizioni relative a questioni familiari e regolerà testamenti e successioni; la legge sulle transazioni civili regolerà i rapporti tra privati e ridurrà il periodo di contenzioso tra le parti; la legge sulle prove, invece, si occuperà delle regole probatorie riguardanti le transazioni civili e commerciali tra individui, come testimonianze, prove scritte, prove digitali e altri vari mezzi di prova.

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