La crisi dei migranti al confine tra Bielorussia e Polonia e le problematiche legate allo stop del gasdotto Nord Stream 2 hanno posto in essere la questione dei nervi scoperti nei rapporti tra l’Unione Europea e i Paesi membri e la Russia e i suoi più diretti alleati. A loro modo, infatti, entrambe le questioni mostrano l’esistenza di un problema di fondo nel rapporto tra il Vecchio Continente e il Paese guidato da Vladimir Putin che impedisce all’Unione di poter dare slancio a una linea di fondo in grado di coniugare la vicinanza dei Paesi membri agli Stati Uniti con la necessità di buon vicinato, de-escalation e pragmatismo.

In particolare, in Europa riprende fiato la narrazione anti-russa propria della Polonia, fautrice del contenimento a tutto campo di Mosca e dell’allineamento alle posizioni più rigide dei falchi statunitensi, che lo stesso Joe Biden cerca di contenere in questa fase con la distensione guidata dai servizi segreti. Sulla Bielorussia l’Unione Europea pendola tra l’apertura alla linea dura polacca e un sostanziale tentativo di accomodamento con il presidente di Minsk Alexander Lukashenko che in entrambi i casi non aprono alla possibilità di offrire una sponda politica a Vladimir Putin nel tentativo di ridimensionare la preoccupante ambiguità del regime bielorusso e fanno apparire, velatamente, Mosca come il deus ex machina della crisi.

La burocrazia giudiziaria tedesca ha invece rallentato per motivi formali il gasdotto che collegherà Russia e Germania e, seppure ciò non sembra un problema tale da animare una crisi tra Berlino e Mosca, il momento di incertezza ha ridato spazio ai critici dell’opera infrastrutturale. Non a caso nelle stesse ore in cui si apriva la questione Hanna Maliar, vice ministro della Difesa di Kiev, ha dichiarato al Financial Times che l’intelligence occidentale ipotizza una “alta probabilità di destabilizzazione” dell’Ucraina, destinata ad essere la grande perdente dell’integrazione infrastrutturale tra i due Paese, accusando il fatto che Mosca ha ammassato più di 90.000 truppe al suo confine per giustificare un timore di invasione decisamente fuori dalla realtà. E negli stessi giorni Liz Truss, ministro degli Esteri britannico, ha pubblicato sul Sunday Telegraph un articolo che segnala il posizionamento del governo di Boris Johnson in materia sottolineando che Nord Stream 2 a sua detta “rischia di minare la sicurezza europea, permettendo alla Russia di stringere la presa su quelle nazioni che dipendono dal suo gas”.

Lo spazio è dunque aperto all’opera di depotenziamento e freno del rapporto tra Europa e Russia? Si può dire che la scelta che i Paesi del Vecchio Continente, Germania in primis, faranno nei prossimi tempi e nelle settimane a venire dimostreranno la capacità dei governi di tenere i nervi saldi. Uno studioso di peso come il professor Giulio Sapelli ha scritto su Il Sussidiario che l’attuale fase di incertezza “ha conseguenze gravissime sul destino stesso dell’Europa, che così non riesce a esercitare un ruolo significativo nella storia mondiale” senza capire quale sia la sua agenda verso Mosca.

Per Sapelli, infatti, “è rispetto alla Russia che l’Europa deve dar segni di relazionarsi in forme autonome rispetto agli Usa” mostrando la sua maturità come attore internazionale. E il modo con cui si può farlo, nota l’accademico torinese, “è stabilire relazioni con essa in forme diverse da quelle statunitensi, non conflittuali e che consentano di aiutarla a superare un’ostinata ostilità nei confronti di una Russia senza di cui l’Europa – non l’Ue – non può esistere come potenza mondiale”. Non può esistere come attore autonomo in campo economico, come Angela Merkel con l’operazione Nord Stream 2 ha colto; non può esistere come potenza diplomatica, rischiando la marginalizzazione più volte paventata dallo stesso Vladimir Putin; non può essere compiuta nemmeno sul fronte identitario, dato che la Russia, con tutte le sue peculiarità, è per struttura una componente integrante dell’Europa e della sua storia. La capacità di districarsi tra crisi bielorussa e futuro del Nord Stream 2 sarà una prova di maturità importante per il Vecchio Continente e, in particolare, per una Germania che nel quadro di una delicata transizione di governo deve mostrare di saper continuare le sue politiche distensive estendendole all’Europa senza sentire condizionamenti di sorta. 

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