“La democrazia è fragile ma ha prevalso”, ha sottolineato il presidente eletto Jo Biden parlando sulla gradinata di Capitol Hill, a due settimane dall’assalto al Campidoglio da parte dei supporter di Donald Trump. “Pensavano di poterci cacciare da questo suolo sacro, non è successo, non succederà né oggi né domani né mai”, ha aggiunto. “Sconfiggeremo l’estremismo politico, il suprematismo bianco, il terrorismo domestico”. Negli Stati Uniti, la storia si ripete: con la scusa di proteggere la nazione dal “terrorismo” – un tempo era islamista, ora è “domestico” ed è incarnato dai suprematisti bianchi, Proud Boys e dai seguaci di Qanon – Washington è pronta a rimettere in discussione le libertà civili e individuali.

I dem vogliono punire gli estremisti pro-Trump con un giro di vite

Dopo i fatti del 6 gennaio scorso, i democratici, come la deputata Elissa Slotkin e lo stesso Joe Biden, hanno espresso la volontà di introdurre nuove leggi sul terrorismo domestico. “L’era post 11 settembre è finita. La più grande minaccia alla sicurezza nazionale in questo momento è la nostra divisione interna. La minaccia del terrorismo interno. La polarizzazione che minaccia la nostra democrazia. Se non ricolleghiamo le nostre due Americhe, le minacce non dovranno venire dall’esterno” ha twittato Elissa Slotkin. Ma non bisogna farsi ingannare dalle parole concilianti e dagli appelli all’unità: il giro di vite è pronto e i dem vogliono metterlo in atto.

Come riporta Politico, esperti di sicurezza nazionale sostengono che Biden potrebbe affrontare la minaccia del “terrorismo domestico” in tre modi: ordinare al Dipartimento di Giustizia, all’FBI e al Consiglio di Sicurezza Nazionale di dare priorità al “terrorismo domestico”; approvare una nuova legislazione; o fare entrambe le cose mentre i democratici insistono nel chiedere alle piattaforme social di punire i “discorsi di odio e violenza”. Alcuni democratici hanno detto a Politico che Joe Biden dovrebbe parlare apertamente di una minaccia suprematista bianca, cioè che ha fatto durante la cerimonia inaugurale. Alcuni ex funzionari della sicurezza nazionale sostengono che il Biden debba enfatizzare ulteriormente la questione, con un ufficio distinto dedicato alla minaccia del terrorismo domestico. Naturalmente, i democratici ignorano totalmente le violenze commesse nei mesi scorsi da Antifa, Black Lives Matter e dalle altre organizzazioni della sinistra radicale nelle “zone occupate” in molte città americane a seguito della morte di George Floyd. Altro che “unità”: i democratici vogliono punire tutti gli estremisti pro-Trump, dai seguaci di Qanon ai Proud Boys con un durissimo giro di vite. Che rischia però di minare le libertà civili e individuali fondamentali.

Joe Biden e il Patriot Act

Come nota Foreign Policy, all’indomani dell’11 settembre, definito il peggior fallimento dell’intelligence nella storia americana moderna, venne introdotto il controverso Usa Patriot Act (Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Interccept and Obstruct Terrorism), legge firmata dal presidente George W. Bush il 26 ottobre 2001. Il disegno di legge fu presentato alla Camera dei rappresentanti il ​​26 ottobre 2001.

Tra i tanti democratici (e quasi tutti i repubblicani) che hanno votato a favore c’era l’allora senatore Joe Biden, che all’epoca era il presidente della Commissione per le relazioni estere del Senato. Biden non solo votò a favore, ma lo sostenne con ardore al punto che si è preso più volte il merito di molte delle idee alla base del disegno di legge. Secondo l’American Civil Liberties Union, si trattava di un disegno di legge che “trasforma i normali cittadini in sospetti”. “Quasi 20 anni dopo – nota Foreign Policy – gli Stati Uniti stanno per commettere di nuovo lo stesso errore: sacrificare la libertà in cerca di protezione”.

Il giornalista Gleen Greenwald sottolinea come il Patriot Act – che “ha ampliato radicalmente i poteri di sorveglianza del governo” – è stato emanato in sole sei settimane l’attentato dell’11 settembre, sulla base della promessa che sarebbe stato temporaneo e “tramontato” in quattro anni. Come le guerre generate dall’11 settembre, “è ancora in pieno vigore, praticamente mai più dibattuto e prevedibilmente si è espanso ben oltre di come era originariamente raffigurato”. La prima Guerra al Terrore finì per essere esercitata principalmente su suolo straniero: questa nuova Guerra al Terrore rischia di scagliarsi contro gli stessi americani.

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