Joe Biden si ritira dalla corsa alla Casa Bianca. Alla fine è successo, ma per il Partito Democratico il difficile in vista delle presidenziali comincia ora. A poco più di cento giorni dal voto di novembre in cui i dem dovranno difendere la guida degli Usa contro Donald Trump e il vice J.D. Vance e dopo grandi pressioni Biden ha scelto di ritirarsi e di non correre per un secondo mandato.
Biden ha spiegato che è “nel miglior interesse del mio partito e del paese che mi ritirassi” dopo una serie di sondaggi negativi che lo vedevano in calo contro Trump negli Stati chiave. Nelle ultime settimane al disastroso dibattito contro Trump si sono aggiunti gli agguati di molti maggiorenti dem, la pressione per il rinvio della convention di designazione, l’apertura di un caso politico dopo che il fallito attentato di Butler, Pennsylvania, ha dato politicamente un assist a Trump in termini di consensi.
Da qui a fine mandato, spiega Biden, “sarò concentrato esclusivamente sull’adempimento dei miei doveri di presidente”, ha scritto il comandante in capo su X non dando immediatamente un endorsement preciso a chiunque potesse potenzialmente essere incoronato come suo candidato alternativo. Nemmeno alla naturale alternativa, la vicepresidente Kamala Harris. Alla quale è stato concesso l’endorsement in una seconda comunicazione.
Sarà Kamala, dunque, la candidata? “Alcuni democratici hanno sostenuto che la vicepresidente Kamala Harris dovrebbe farsi avanti. Altri hanno suggerito una competizione aperta prima o durante la Democratic National Convention, che inizia il 19 agosto”, ha scritto Nicola Nehamas sul New York Times. Segnalando la grande problematica interna ai dem. Sarebbe credibile restare un mese intero in piena campagna elettorale senza candidati alternativi? A dir poco inconcepibile con un Trump così sugli scudi.
Se i big del Partito Democratico hanno altri nomi, dovranno uscire a breve. Chi ha chiesto e ottenuto che Biden deve farsi da parte dovrà dimostrare di aver la capacità di trovare una figura di mediazione capace di unire su un programma politico coerente l’anima moderata, quella centrista e la non ininfluente corrente progressista del campo democratico con una postura orientata a un disegno politico comune. Che non sia il “tutto purché non Trump”. Su una base del genere, fondata su re-industrializzazione e progetti d’investimento, Biden ha vinto nel 2020 conquistando gli Stati in bilico nella Rust Belt. Chi ha spinto Biden al ritiro ha onore e onere di scegliere un progetto per l’alternativa, dato che il presidente si è ben guardato dal togliere loro le castagne dal fuoco. Harris sarà capace di esser la figura in questione? Basterà l’essersi presentata alle primarie, vinte da Biden, come sua vice legittimata per incassare l’endorsement? E, soprattutto, saprà il Partito Democratico invertire una negativa campagna presidenziale? Nelle prossime settimane avremo le risposte.